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#18G il mondo di sotto in piazza: la nostra rabbia contro la vostra legalità!

La seconda ondata dell’inchiesta Mafia Capitale, infatti, coinvolge di nuovo politici da destra a sinistra impegnati in una gestione criminale delle questioni sociali come la casa e i migranti, basata sulla costruzione a tavolino di emergenze da gestire con l’aiuto di cooperative amiche e di quel mondo di mezzo che ha fatto da collegamento fra le strade e il mondo di sopra della politica collusa.

Dietro le maschere di V per Vendetta e con una mucca di carta pesta che è impazzita, dopo essere stata munta da Buzzi e Carminati, è sceso in piazza il mondo di sotto: occupanti di case, studenti, precari, realtà attive nelle lotte sociali, insieme hanno voluto ribadire come questo sistema ben oliato che ora viene sbattuto nelle prime pagine dei giornali, viene denunciato da anni dai movimenti che con le loro iniziative di lotta, come le occupazioni dei palazzi sfitti, lo hanno contrastato materialmente, rappresentando un freno reale alle possibilità di speculazione di questi farabutti.

Per questo nella piazza di ieri abbiamo urlato “Marino Vattene!”, perché pensiamo che un sindaco che ha girato la testa mentre personaggi come Ozzimo presenti nella sua giunta lucravano sull’emergenza abitativa deve essere spazzato via dalla forza delle mobilitazioni di chi i diritti può riprenderseli solo a spinta. Certamente non da forze politiche come Fratelli d’Italia e Casa Pound, che in questi giorni chiedono le dimissioni della giunta Marino, dopo essere stati complici dello stesso sistema, pronti a risedersi sulle poltrone per proseguire con lo schifo dei loro affari. O come i grillini, portatori di una retorica legalitaria e contro i migranti degna dei peggiori fascio-leghisti.

Nella piazza di ieri si è manifestata anche la rabbia per le condizioni indegne a cui sono costretti migliaia di migranti che in questi giorni si stanno scontrando, da stazione Tiburtina a Ventimiglia, con la violenza delle frontiere chiuse della Fortezza Europa e con un sistema di accoglienza al collasso, costruito sullo sfruttamento. Una situazione gravissima che ci spinge ad andare oltre la solidarietà, nel rifiuto concreto dei centri di accoglienza, più o meno “umani”, e della loro gestione. A intrecciare percorsi con questo valoroso e complicato corpo sociale in movimento e in lotta, non soltanto per essere “d’aiuto”, ma per poter insieme far pagare un prezzo politico e sociale all’amministrazione capitolina e al governo Renzi, per il profitto criminale estratto sulla pelle dei migranti e dei richiedenti asilo.

Il corteo ha attraversato il centro della città calando su via Cavour diversi striscioni: uno per lo sblocco della delibera legata al recupero dell’ex Ipab San Michele di via Casal De Merode, provvedimento strappato con la lotta e con l’occupazione ormai storica del complesso immobiliare, che rischia di essere oggetto di una nuova speculazione legata all’emergenza. Gli altri hanno reclamato una sanatoria contro gli sgomberi delle case popolari e lo stop alla vendita tramite asta del patrimonio regionale e comunale, come l’edificio di Salita del Grillo dal valore di 2 milioni e mezzo di euro.

La manifestazione ha invaso infine Piazza Venezia, scegliendo di non salire al Campidoglio per segnalare la distanza assoluta del sindaco-zombie Marino dalla città, dando vita ad un blocco temporaneo della piazza con un’assemblea che ha rilanciato la mobilitazione nei territori partendo dallo sfratto di questa mattina a Valle Aurelia, dove la forza pubblica è stata bloccata e si è ottenuto un rinvio di un mese, la manifestazione del 20 a Ventimiglia per la libertà di movimento, l’appuntamento del 28 giugno a fianco del popolo No Tav per una marcia al cantierie illegittimo di Chiomonte, contro la mafia delle grandi opere.

Nelle stesse ore in cui sfilava il corteo, la Rete per il diritto alla città ha dato vita ad una Zona Temporaneamente Liberata dove aveva sede l’ex-Circolo degli artisti sulla Casilina. Questa mattina lo spazio è stato sgomberato con l’intervento della celere impedendo per ora lo svolgimento delle iniziative previste. L’ennesima conferma di come nella città di Roma anche le istanze culturali, oltre a quelle sociali, vengano ormai trattate come una pura questione di ordine pubblico, con una politica assente perché magari troppo impegnata a sopravvivere nella prossima emergenza.

Di fronte a questa situazione il conflitto e la resistenza sono nodi fondamentali per contendere la città alla rendita, e l’assemblea conclusiva del corteo ha lanciato la sfida di riaffermare pratiche di riappropiazione sia di spazi abitativi che sociali, salutando con piacere la vittoria dei comitati contro la cementificazione di Roma Est, che hanno fermato la costruzione di un nuovo e inutile centro commerciale in Via dell’Acqua Bullicante.

Roma Si Barrica

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