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Brescia, rifugiati e migranti occupano uno stabile abbandonato

E’ la terza occupazione attiva a Brescia attraverso la lotta del movimento per il diritto all’abitare, dopo l’ex hotel occupato di via Corsica, 21 e le casette occupate di via Zammarchi/via Gatti, entrambe ancora attive, vissuti da oltre un centinaio di nativi e migranti, famiglie e singoli, tutti rimasti senza un tetto a causa di austerity, precarietà e morosità incolpevole.

L’occupazione di via Marsala permetterà di dare alloggio principalmente a rifugiati e profughi della cosiddetta “emergenza Nordafrica” che sono stati letteralmente abbandonati a se stessi e che si sono ritrovati a dormire sui treni fermi in stazione o in edifici fatiscenti.

L’occupazione di via Marsala,40 è stata organizzata dall’Associazione Diritti per tutti, Magazzino 47 (nel ventennale della sua occupazione, partita in via Industriale proprio nel novembre 1993), Kollettivo studenti in lotta e Collettivo universitario autonomo.

A mezzogiorno si è tenuta una conferenza stampa per presentare la nuova occupazione abitativa, dietro lo slogan “La casa è un diritto per tutti” e, nell’ambito della #sollevazionegenerale del #18ottobre e #19ottobre, “Una sola grande opera: casa e reddito per tutte e tutti”.

Dalla conferenza stampa sentiamo:

Pamela, Associazione Diritti per tutti

Alcune testimonianze di rifugiati bresciani

Altre testimonianze di rifugiati bresciani

***

Di seguito, il comunicato di “Diritti per tutti”:

Da questa mattina, 15 novembre 2013, uno dei tanti edifici vuoti e inutilizzati esistenti a Brescia – uno stabile sito in via Marsala e in carico all’istituto Aste Giudiziarie – è stato riaperto dalle persone senza casa e restituito ad un’importantissima funzione sociale, quella abitativa. In questa casa hanno finalmente un tetto numerosi profughi giunti in Italia negli anni scorsi, nel periodo della cosiddetta Emergenza Nord Africa.

I profughi di via Marsala sono solo una parte delle circa 300 persone che nel 2011, dopo essere arrivate da Lampedusa, erano state smistate dalla Prefettura nei Comuni della provincia bresciana, per lo più sui monti della Valle Camonica.

La loro accoglienza, organizzata negli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e basata sul coinvolgimento di enti locali, cooperative del terzo settore e strutture private (soprattutto alberghi), aveva da subito mostrato grossi limiti nell’efficacia dei servizi di inserimento avviati. Si era inoltre rivelata in molti casi poco trasparente riguardo all’utilizzo effettivo dei soldi pubblici stanziati, soldi che solo in minima parte sono andati direttamente ai profughi.

Di certo l’Emergenza Nord Africa è stata un grande business per i gestori privati coinvolti.

Nel frattempo – con il rilascio di permessi di soggiorno come rifugiati, per protezione sussidiaria o per motivi umanitari – anche lo Stato italiano ha riconosciuto che i profughi avevano dovuto lasciare i Paesi di provenienza a causa di situazioni di pericolo gravi e conclamate.

L’Emergenza Nord Africa è stata chiusa a fine febbraio 2013. Da allora, tranne una dozzina di soggetti definiti “vulnerabili” che sono rimasti in carico ad istituzioni e servizi, il resto dei profughi giunti a Brescia sono stati abbandonati a se stessi senza alcun supporto.

L’unica cosa proposta loro – anche per indurli a non chiedere la prosecuzione dei progetti di accoglienza e ospitalità – è stata una sorta di buona uscita economica di 500 euro.

Così, da marzo scorso, moltissime di queste persone dormono dove capita, ospiti da amici, sui treni, per strada. Con l’arrivo del freddo la situazione si è fatta insostenibile.

Non solo: la maggior parte dei profughi deve anche rinnovare il permesso di soggiorno, ma rischia di non poterlo fare perché non ha i soldi necessari (circa 75 € a testa) ne’ la residenza o la dichiarazione di ospitalità richieste dalla legge. In altre parole, rischiano di cadere in clandestinità persone che “a casa loro” – come piace dire ai leghisti – nemmeno potrebbero tornare, perché a casa loro la situazione è troppo rischiosa. E che, a causa della normativa UE, non possono nemmeno andarsene dall’Italia verso altri paesi europei.

Abbiamo occupato lo stabile di via Marsala per dare una risposta concreta all’esigenza primaria di avere un posto dove dormire e un tetto per ripararsi, ma anche per dare visibilità all’intollerabile situazione umana e sociale che ha colpito i profughi arrivati a Brescia.

Non bastano le lacrime e non servono i fiumi di parole retoriche che i governanti hanno fatto scorrere davanti alle telecamere subito dopo l’ennesima strage nel mare di Lampedusa. Serve invece attivarsi per sostenere e supportare i bisogni e i diritti di chi alle stragi è sopravissuto, dalle guerre è fuggito.

Serve abrogare norme razziste che negano dignità e libertà di movimento ai migranti, come la Bossi-Fini.

Serve la lotta comune per i diritti sociali e di cittadinanza di tutte e tutti.

La solidarietà si attiva dal basso.

Supporta e sostieni l’occupazione di profughi e rifugiati.

da Radio Onda d’Urto

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