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Epica Los Angeles: vince lo sciopero dei portuali

Dopo tanti anni qualcosa di epico, di grandioso in una lotta del lavoro. Los Angeles/Long Beach 27 novembre – 5 dicembre 2012.

Mercoledì 28 novembre 2012 al Pier 400 del porto di Los Angeles, il più grande terminal container degli Stati Uniti d’America, esteso su circa 200 ettari. Un picchetto di 67 lavoratori blocca le entrate per protestare contro il licenziamento di 14 colleghi e colleghe (qualifica: clerks), causato dalle operazioni di esternalizzazione (outsourcing) che la società continua a mettere in atto per ridurre il costo del lavoro ed aumentare il potere di ricatto sui lavoratori.

Gli scioperanti appartengono alla locale sezione dell’ILWU, International Longhsore and Warehouse Union ma, all’interno di questa, sono affiliati all’Office Clerical Union (OCU), cioè la rappresentanza dei no collar!* (Termine usato dal sociologo Andrew Ross per indicare mansioni proprie della società digitale non classificabili nella coppia white collar – blue collar).

Le donne sono la forza decisiva:

La senatrice democratica Hahn della California appoggia lo sciopero e spiega perché sono le donne a tenere la testa.

Presenti in tutti i gangli dell’organizzazione del lavoro e nel sindacato ILWU -International Longshore and Warehouse Union:

Lavorano negli uffici delle ditte di spedizione, dei magazzini doganali, dei terminal, delle autorità portuali ma sempre più spesso svolgono mansioni tradizionalmente maschili, gruiste, conduttrici di carrelli elevatori, di van carrier, addette ai piazzali. Si uniscono alla lotta anche i sindacati dei marittimi.

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Nessun portuale osa oltrepassare la linea del picchetto ed il terminal rimane bloccato tutta la giornata

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nessun camionista ha osato sfondare i picchetti

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Lo sciopero in un porto lo capisci quando le braccia delle gru sono alzate: general strike!

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Ecco come funziona il porto di Los Angeles:

Il terminal Pier 400 è gestito da APM, la società che fa capo al gruppo danese AP Moeller e che controlla la più grande compagnia di navigazione al mondo del traffico container, la Maersk Line.

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AP Moeller è il principale contractor della logistica delle forze militari USA: i principali interessi del gruppo non sono nel settore marittimo ma in quello petrolifero e del gas naturale.

Venerdì 30 novembre sei dei sette terminal del porto di Los Angeles si sono uniti allo sciopero e tre terminal del vicino porto di Long Bach sono bloccati “because the refusal of dockworkers to cross picket lines” come scrive la newsletter Lloyd’s List.

10.000 lavoratori in lotta. La parola d’ordine unificante è Basta outsourcing!

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Los Angeles e Long Beach sono per l’economia e la società americana le due porte d’ingresso per le merci provenienti dalla Cina, dal Giappone, dal Far East, chiuse quelle porte, l’America rischia di fermarsi. Le società che gestiscono i terminal dichiarano di perdere 1 miliardo di dollari al giorno. Dieci navi sono in porto che attendono di essere caricate e scaricate, altre attendono in rada da giorni, altre cambiano rotta e vanno nei porti vicini. I padroni trattano ma dichiarano alla stampa che le richieste dei lavoratori sono “irragionevoli”.

Un testimone racconta:
“Throughout the port many of the workers had set up tents, fully equipped with heat lamps, radios, fold-up chairs, and random swag used to lighten up the hours spent standing out in the cold. The message at these tents was clear: while many labor strikes are about increasing wages or benefits, the clerical workers’ grievances had little to do with either” -e ancora- “Arcelia Negrete-White, a single mother with four children, was one of those workers picketing on Tuesday night. Standing under a tent at the G West terminal while she worked the 4 p.m. to 8 p.m. picketing shift, Negrete-White spoke passionately about her clerical job, calling it “decent wages on decent hours.” Because of her job and benefits, she can take care of her four children and pay for the treatment her daughter needs for her kidney failures. “If I had to work three jobs to take care of my children,” Negrete-White said, “then who’s watching my kids?”.

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Il padronato era sconcertato e continuava a ripetere “sono tra i clerical workers meglio pagati d’America, com’è possibile?”

Continua il testimone:
“These clerical workers are unique because their jobs are considered some of the best-paying blue-collar jobs in the country. They make around $40 per hour and receive an excellent benefits package. “We know we have good jobs and good benefits,” Thompson said, “but it’s about keeping those jobs here in the United States. We’re facing corrupt greed that wants to outsource the jobs for cheaper labor.”

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Tengono duro anche nel week end. Il lunedì successivo, 3 dicembre, il fronte di lotta non mostra alcuna incrinatura. Il padronato entra in panico e chiede a Obama l’ingiunzione di ripresa del lavoro. Da Washington arrivano i mediatori, arrivano i vertici del sindacato ILWU, la trattativa viene condotta sotto la regìa del sindaco Antonio Villaraigosa e in due ore si chiude con soddisfazione del sindacato.

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E’ passata una settimana. Ora l’accordo è sottoposto al voto…

 

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Sui termini dell’accordo c’è molta incertezza. Il portavoce dell’ILWU lo spiega così:
“the company will not be able to make any reductions in the existing staffing by more than one person during the life of the contract. … Also, if workers are on leave, their jobs will be covered by other people”.

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Non sappiamo come finirà ma tre elementi rivelano in maniera inconfondibile una presenza e una volontà femminile.

– L’ostinazione di non mollare
– L’intransigenza sugli obbiettivi
– La solidarietà delle famiglie e della comunità locale

Sergio Bologna (continua…)

da lafuriadeicervelli

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