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Giustizia a Tottenham

“Andate via! queste strade sono nostre!”, e mentre alcune centinaia di dimostranti respingevano le cariche della polizia, altri entravano nei supermarket uscendone con carrelli pieni zeppi di alimenti e prodotti vari distribuendoli per le strade illuminate dalle fiamme di molotov e dai fari dell’elicottero della polizia.

 

Un’altra giustizia si è mossa per le strade di Tottenham, una giustizia antagonista ai tagli del governo e alla repressione impiegata per imporli. La rivendicazione della piazza mai è stata così esplicita a Tottenham che già in passato (nella metà degli anni 80) era stato teatro di insorgenze e poi di incidenti con la polizia per lo più legati alla scena ultras locale.     Anche questa volta il riot, in perfetta sintonia con le rivolte degli ultimi mesi, si è espresso in tutta la sua esplicita politicità grazie agli slogan e agli obiettivi scelti dai dimostranti.

I primi commenti di opinionisti, sociologi e politici mostrano la difficoltà del discorso del potere nel togliere e negare le ragioni sociali e politiche dei rivoltosi. Non possono più parlare di “rivolta muta” come nel caso delle banlieue francesi (in ogni modo mute solo per chi non voleva o sapeva ascoltare!), ma in un modo o nell’altro sono costretti a riconoscere il legame tra crisi, politiche sociali del governo, e rivendicazione di giustizia sociale della piazza.

 

L’ “Andate via!” rivolto alla polizia, e la “giustizia” gridata e reclamata per le strade di Tottenham riaccende nella Fortezza Europa, una scintilla di un focolaio che da mesi  non si è spento, ma che anzi, multiforme e a diverse intensità, come uno spettro riappare in faccia ai signori della crisi del vecchio continente.

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