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La Regione Toscana assume: cercasi nuovi preti

Ha destato molti malumori all’interno della giunta Rossi la decisione, quasi fatta passare in sordina, di rafforzare ulteriormente l’intesa tra Regione Toscana e Conferenza Episcopale prevedendo l’assunzione a tempo indeterminato e sotto indicazione del vescovo cattolico, di preti da inserire all’interno degli organici delle Asl.

Questa intesa pesa già sulle casse delle Regione Toscana: due milioni e centocinquantamila euro l’anno, per esempio, è il costo dei 77 neo assunti dello scorso ottobre per assicurare l’assistenza religiosa in Toscana.
Già prima dell’assunzione dei 77 preti vi erano state, da parte di alcune amministrazioni locali, delle proposte di rivedere i termini di quest’accordo per garantire a tutti, laici e appartenenti a diverse confessioni, di dare conforto ai malati senza andare a gravare sulla spesa pubblica.
In un momento così drammatico di crisi e di tagli al welfare la difesa del pubblico e delle sue risorse dovrebbe essere una priorità; difficile accettare che somme così ingenti di denaro possano essere spese per pagare l’ampliamento di un servizio religioso che, oltretutto, fa di una confessione un privilegio per ottenere stipendio e lavoro, quando nelle strutture sanitarie mancano infermieri e la maggioranza di loro sono precari.

Ma lo Stato italiano ha sempre professato una laicità che di fatto nessuno di noi ha mai conosciuto consentendo da sempre alla Chiesa cattolica, non solo ingerenze nell’ambito delle nostre scelte morali, ma, soprattutto, di ricoprire un ruolo politico influente capace di orientare decisioni di politica pubblica.
La mancata autonomia dei partiti politici ha inoltre fatto sì che essi utilizzassero il riferimento alla chiesa cattolica come strumento di consenso, lasciando a questa ampi spazi in cui esercitare il suo potere politico.

La neutralità delle istituzioni pubbliche è un lusso che probabilmente non ci potremo mai permettere tanto sono profonde le radici dell’alleanza politica ed economica tra Stato e Chiesa e che vede il primo correre in aiuto dell’evidente crisi della seconda: davanti all’inarrestabile processo di secolarizzazione, alla sfide dell’interculturalismo, al relativismo, alle spaccature dello stesso mondo cattolico la Chiesa da anni sta rispondendo in modo reazionario cercando di rafforzare la propria identità attraverso una politica severa e fortemente ingerente nelle questioni bioetiche di pubblica riflessione.

Dal testamento biologico alla procreazione assistita, dall’eutanasia all’aborto, lo spazio dato dai media alle posizioni ufficiali cattoliche è senza ombra di dubbio superiore a quello dato al mondo laico.
L’operazione di ristrutturazione della Chiesa, di consolidamento e ampliamento dei suoi confini, richiede la spalla del politico di turno: a questo giro è toccato al Rossi che è andato a raschiare nelle esigue casse della Regione Toscana cercando di operare nel più assoluto silenzio.

Non solo questo atto manifesta l’inadeguatezza dello stato davanti a una società caratterizzata da una sempre maggiore composizione migrante e la fragilità di un pubblico asservito ai poteri forti, ma è l’ennesimo piccolo passo verso una diminuzione del nostro spazio decisionale.
Se il nostro spazio etico è quello della responsabilità esso trova la sua origine nella libertà e nell’autonomia: libertà e autonomia che non solo dobbiamo difendere da ingerenze a attacchi ma di cui ogni giorno dobbiamo riappropriarci.

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