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No El Alamein: due giorni di contestazioni alla farsa militare

In tono minore ma anche quest’anno la farsa continua…
E noi continuiamo a ricordare che ad El Alamein i militari italiani non solo si battevano dalla parte sbagliata, quella della dittatura e del nazifascismo, ma difendevano anche i territori di “oltremare” italiani ottenuti con un’aggressione imperialistica. Un’imperialismo “straccione” forse, ma non per questo meno crudele e devastante di altri. E si vuole continuare a festeggiare questa data, questa battaglia, collegandola per di più alla presenza dei militari italiani negli scenari di guerra, partendo da quello afgano e coinvolgendo in modo cinico anche i bambini e le scolaresche magari utilizzandole nei giochi ginnici tipo salto del cerchio di fuoco.

Tutto questo ha un costo di vite umane, militari e civili e economico, in un periodo di crisi dove si taglia scuola, sanità, salari.

Ma non si accenna neppure lontanamente a ridurre le commesse per l’acquisto di nuove armi. Ed è scandaloso, dato che almeno l’1,7% del nostro Pil è impiegato per armare e addestrare l’esercito, negli ultimi 10 anni sono stati spesi più di 200 miliardi di euro per la guerra secondo i dati ufficiali, ma ben 280 miliardi secondo il Sip. Mentre alla ricerca e allo sviluppo viene destinato solo lo 0,5%. Per giunta, da decenni, molte spese militari sono occultate sotto altre voci: “missioni umanitarie”, protezione civile, che ha nascosto tra i suoi organici un gran numero di alti ufficiali, e ha acquistato spesso aerei e navi identiche a quelle commissionate dal Ministero della Difesa.

Ma a quanto ammontino veramente le spese militari è un mistero: la spesa è stata spezzettata tra varie voci, e assegnata solo in parte al bilancio della Difesa, in parte ai bilanci di altri ministri (come quello dello Sviluppo economico), le spese militari sono per giunta nascoste grazie al “segreto militare”. Inoltre sempre di più l’esercito è usato per controllare le lotte popolari ,come la militarizzazione della Val di Susa .

Nei prossimi anni per giunta, anche grazie agli interessi di molte banche nel finanziamento delle attività militari e nella produzione di armi, è previsto l’acquisto di nuovi armamenti: 1,4 miliardi per i sistemi d’arma della portaerei “Cavour”, 13 miliardi per l’acquisto di 135 caccia “invisibili” F-35, 5 miliardi per i cacciabombardieri Joint Strike Fighter, 4 miliardi per 100 nuovi elicotteri militari, 5,7 miliardi per 10 fregate Freem, 1 miliardo per 2 sommergibili e 12 miliardi per l’acquisto di sistemi digitali per l’esercito. Domandiamoci: perché questi acquisti? Chi minaccia l’Italia? Ecco dove si può tagliare davvero!

È anche per questo che dobbiamo dire: NON PAGARE IL DEBITO, TAGLIARE LE SPESE MILITARI.

Il problema non è più principalmente “chi deve pagare il debito”, ma la consapevolezza che il debito pubblico che si è formato in Italia (come nel resto d’Europa) è in gran parte illegittimo e per questo non deve essere pagato affatto Lo stesso vale per il bilancio della difesa: va tagliato perché si può e si deve fare a meno dello strumento delle forze armate come concepito dal “pensiero unico della difesa” che ha visto sempre concordi le forze politiche sia di centrodestra che di centrosinistra.

Rivolta il debito Livorno

La cronaca della prima giornata di mobilitazione contro la guerra e le politiche di austerità:

Si è tenuto ieri in Piazza Mazzini il presidio organizzato dal Comitato 26 ottobre contro la commemorazione nostalgica della battaglia fascista di El Alamein organizzata dalla Brigata Folgore. Circa un centianio di persone hanno partecipato a questa prima iniziativa cittadina contro la guerra, le spese militari ed ogni fascismo. Mentre in Piazza Mazzini si susseguivano gli interventi al microfono per spiegare ai passanti i motivi della protesta, alla Rotonda d’Ardenza si concludeva con l’esposizione di armi, veicoli militari e strumenti di morte la commemorazione di El Alamein. La fiera della guerra organizzata dalla Folgore avrebbe dovuto tenersi alla Terrazza Mascagni, ma dopo la convocazione del presidio nella non lontana Piazza Mazzini, gli stand con sponsor e armi da guerra sono stati installati alla Rotonda, circondati dalle camionette della polizia, mentre i blindati dei carabinieri hanno militarizzato l’intero lungomare.

La mattina si è era invece tenuta presso la Caserma Vannucci la commemorazione ufficiale che ha visto la presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Graziano e del Sottosegretario alla Difesa Alfano. Nei loro interventi hanno sottolineato l’importanza dell’impegno dell’esercito italiano all’estero, esaltato il valore della famiglia, e la “leggenda” di El Alamein, ma il Genrale Graziano non ha mancato di prenderci in giro, lamentando “i troppi tagli che rischiano di indebolire l’esercito”. Ma si sa a militari e industria bellica i soldi non bastano mai, infatti il recente aumento dell’IVA, che ammonta ad un miliardo di euro e peserà sulle tasche di lavoratori e disoccupati, servirà a pagare i 975 milioni di euro spesi dal governo per acquistare elicotteri, aerei, apparati elettronici per l’Esercito prodotti da aziende della holding Finmeccanica.

Il presidio di ieri è servito a riaffermare le ragioni dell’opposizione a questo genere di celebrazioni, alle spese militari, al militarismo, alle politiche di austerità. Per tutto il pomeriggio la piazza è stata animata da interventi, striscioni e bandiere; dopo le 18 l’esibizione del Coro Garibaldi d’Assalto, intervenuto con canti popolari a sostegno delle iniziative di questi giorni, ha raccolto una piccola folla attorno al presidio. L’iniziativa si è conclusa con l’invito a partecipare all’importante manifestazione di domani. Il corteo che partirà alle 15:30 da Piazza Garibaldi domani sabato 26, concluderà queste due giornate di mobilitazione contro la guerra e le politiche di austerità.

da Senza Soste

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