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Respinto il ricorso della lavoratrice Ikea licenziata a novembre

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Il 28 Novembre scorso i giornali avevano dato la notizia che una lavoratrice del reparto ristorazione dell’Ikea di Corsico, vicino a Milano, era stata licenziata perché presentatasi sul posto di lavoro in un caso in anticipo e in un altro con un breve ritardo.

La donna, Marica Ricutti, ha a suo carico due bambini, di cui uno a cui è stata riconosciuta la totale invalidità: per questo motivo quando la multinazionale le ha dato uno scatto di carriera aveva immediatamente richiesto di ottenere orari flessibili, e se l’azienda non avesse potuto, di essere spostata di reparto o declassata nella posizione lavorativa.

A distanza di mesi è arrivata ieri la sentenza del tribunale del lavoro di Milano, con la quale viene data ragione alla multinazionale. Nella sentenza non viene presa in considerazione la condizione famigliare della donna, incentrandosi solo su un supposto scarso rendimento sul posto di lavoro.

Il caso di Marica non è isolato, l’Italia è uno dei paesi europei con la più alta percentuale di abbandono del posto di lavoro da parte delle donne in seguito alla prima natalità o con causale la gestione famigliare. A seguito della precarizzazione del mercato del lavoro e del quasi annullamento delle già poche politiche sociali (welfare-state) le donne vengono ulteriormente relegate all’ambito famigliare. Le istituzioni hanno enorme vantaggio da tale situazione perché in questo modo possono scaricare i costi e il peso delle natalità sui singoli nuclei famigliari, evitando così di investire nelle scuole della prima infanzia o garantendo sussidi e diritti sul posto di lavoro.

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