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Ricostruzione post sisma, il primo lavoratore morto è straniero

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E’ Khalid Khalid, 50enne kuwaitiano da anni in Italia e residente a Camerino

“E i poveri terremotati di Amatrice?”. Una frase ormai legge di Godwin in qualsiasi polemica da social e non sull’immigrazione; per lo più brandita da chi, nel migliore dei casi, empatizza con la cittadina reatina davanti ad un piatto dei famosi bucatini, non ha mai neppure solo simpatizzato con uno sciopero, un picchetto antisfratto, una manifestazione a sostegno dei propri connazionali, non si è reso conto che il governo è cambiato da abbastanza tempo da avviare provvedimenti d’urgenza per il post-sisma.

Una frase la cui diffusione e carica emotiva è inversamente proporzionale alla notizia del primo morto certificato nei cantieri post-sisma (come del resto di tutti i morti sul lavoro in Italia). Mercoledi scorso Khalid Khalid, operaio kuwaitiano 50enne, è caduto da un’impalcatura a 15 metri di altezza dal suolo a Matelica – cittadina dell’entroterra maceratese – morendo sul colpo. Khalid risiedeva in Italia da vent’anni, quindici dei quali impiegato come operaio edile; non avrebbe però ricevuto la formazione adeguata ad operare nelle problematiche condizioni del Cratere dall’azienda per cui lavorava, la Grimaldi Costruzioni Srl.

La morte di Khalid sopraggiunge nel giorno della pubblicazione della conta delle morti sul lavoro del 2018: 1133. 104 vite in più reclamate dalle ragioni del profitto rispetto all’anno precedente. Lasso di tempo in cui non sembra venuta meno la piaga del caporalato nei cantieri delle casette SAE (Soluzioni Abitative di Emergenza), la cui ultima indagine a riguardo si è appena chiusa. Mentre i fondi per la ricostruzione post sisma vengono imbrigliati dall’amministrazione regionale marchigiana in un torbido meccanismo di gestione pubblica-privata come riporta il gruppo di ricerca Emidio di Treviri o direttamente intascati da veri e propri sciacalli come il senatore-sindaco leghista di Visso Pazzaglini. Il cambiamento, nel Cratere e non solo, non può che arrivare da chi ci vive, lotta e resiste.

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