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Sul cinema preneste

Una copisteria, nella porta accanto, dove abbiamo stampato qualche migliaia di volantini, e che ci faceva sempre una bella percentuale di sconto.

Una pasticceria, che di notte sfornava dei cornetti incredibili, e a cui forse qualcuno ne ha anche rubato un paio.

E poi c’era il forno all’angolo che ci regalava sempre sacchi e sacchi di pane avanzato, che era così tanto che dovevamo sempre congelarlo.

Un piccolo pub, gestito da un signore simpatico, dove si poteva fumare dentro e che era punto di ritrovo nostro e di chiunque volesse ritardare un po’ il momento di tornare a casa, ragazzi e vecchi.

Un chiosco in uno slargo, che faceva gli arrosticini, gestito da una signora energica e poi la rosticceria delle polpette.

Il bar con il pappagallo che emanava una puzza incredibile per tutto il marciapiede, la fermata del tram che attraversa tutta Roma, che se fai capolinea-capolinea sembra di fare un viaggio in quattro o cinque città diverse.
Delle ragazze che non riuscivano più a pagare l’affitto e avevano paura del padrone di casa e gli aperitivi musicali con le tartine alla rughetta.
Potrei continuare con una lista infinita, di cose, fatti, persone, nella cui vita siamo entrati, e che facevano parte della nostra.
Un quartiere, che è mutato, si è adeguato, è stato contaminato, da una esperienza bella e difficile, dal sogno di qualcuno che pensa ancora che sia meglio aprire spazi di confronto piuttosto che parcheggi.

Ormai bisogna essere folli per avere un sogno. O forse basta solo la consapevolezza che per ottenere qualcosa bisogna costruirlo, che a noi, in questo mondo, nessuno ci regala niente, che per fermare il saccheggio dei nostri quartieri bisogna metterci in gioco.
Chissà che impressione avete avuto mentre vi svegliavate anche voi questa mattina e guardavate fuori dalla finestra: i disegni sono rimasti, il teatro è ancora là, ma sapete che adesso è vuoto.
È vuoto perché stanno combattendo una battaglia, che non è contro di me, contro di te, contro i rom, gli immigrati, i ladri, i black block. È una battaglia contro di noi, contro noi tutti.
Quelli che ti mandano l’ingiunzione di sfratto, quelli che vogliono mettere le telecamere nei posti di lavoro, quelli che danno la possibilità alle aziende di demansionarti, sono gli stessi che preferiscono sgomberare e murare per fare spazio a un centro commerciale, un supermercato o un parcheggio.

E quanti di voi hanno avuto un tuffo al cuore quella mattina, vedendo la polizia sotto casa? Sono sicura che in un po avete pensato che vostro figlio quella sera non era tornato a dormire, e lo sa tutto il quartiere che spaccia per campare.
Ora io vorrei parlare a tutte le Luane di Roma, a tutte quelle che si svegliano alle 6 di mattina per essere pronte a preparare centinaia di colazioni, questa guerra è contro di voi. È una guerra contro la miseria, contro i poveri, contro chi non c’ha niente, contro chi per mangiare deve lavorare, e se il lavoro non c’è non sa cosa mettere a tavola la sera.
Nessuno arriverà per salvarci, nessuno ci tirerà fuori da questo schifo, nessuno si inventerà un mondo più giusto. Oggi ci siamo svegliati in un mondo più brutto, non solo perché quel teatro adesso è di nuovo vuoto come lo è stato per troppi anni, ma perché sono i nostri sogni che vogliono distruggere.

Non sarà arrivato il momento di alzare la testa?

 

da: querpasticciacciobrutto.blogspot.it

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