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Verità e giustizia per Davide Bifolco. Incontro dibattito con il padre di Davide

La storia di Davide, così come tutte le morti di stato, non va lasciata al dolore della famiglia, ma riguarda tutti e tutte noi. Ma soprattutto vogliamo provare a contestualizzare questo evento all’interno di un quadro più ampio. Affrontare quindi il problema delle periferie. In territori che vedono la mancanza di qualsiasi garanzia e tutela sociale l’unica risposta sembra essere la marginalizzazione e la repressione.

Là dove lo stato manca in termini di servizi lascia a presidio del territorio soltanto la militarizzazione, fino a produrre eventi del genere per nulla casuali. Ed è proprio a partirte da queste considerazioni che ci interessa porci anche il nodo di quali sono le forme di resistenza possibili.

Giovedì 25 febbraio, alle ore 19:00, al 38 di via Zamboni il Collettivo Universitario Autonomo di Bologna ne discute con:

– il padre di Davide Bifolco;
– Associazione Davide Bifolco il dolore non ci ferma;
– La rete di solidarietà “Verità e giustizia per Davide Bifolco”.

L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming su RadioInfoAut

Di seguito riportiamo l’appello della rete di solidarietà “verità e giustizia per Davide Bifolco”:

“Nella nostra memoria è impressa la notte tra il 5 e il 6 settembre in cui Davide, un ragazzino di 16 anni, veniva brutalmente ucciso da un carabiniere. Le sue uniche colpe erano quelle di viaggiare a tre su un motorino e quella di essere nato e cresciuto nel Rione Traiano uno dei quartieri più popolari di Napoli.
Ci ricordiamo ancora lo scenario che venne a crearsi; qualcuno lo paragonava ai riot dei ghetti americani, altri lo collegavano a Ferguson, mentre mass media e politici puntavano il dito sul rione Traiano, sulla città di Napoli e su chi la vive.
Come attivisti e attiviste fin dal principio ci siamo inseriti in quella dinamica, spogliandoci delle vesti politiche ma contestualizzando quel tragico evento in un discorso più ampio, che vedesse l’accaduto come estrema conseguenza di un sistema che, là dove manca tutto in termini di lavoro, garanzie e tutele sociali, di diritti, risponde con: repressione, marginalizzazione e criminalizzazione.
É nella giornata del 18 aprile che abbiamo portato proprio questi contenuti, partendo dall’esigenza di porre al centro del dibattito, cittadino e non, proprio quei quartieri e territori popolari, periferici e non, che vivono di totale marginalità, privi di alternative. Il percorso nato sul Rione Traiano è un percorso che va generalizzato ed esteso a tutti quei territori che vivono tali contraddizioni mirando alla costruzione di una resistenza popolare che parta dal basso.
Si parla tanto di malavita, di camorra, di spaccio, si invocano tanto soluzioni legalitarie e giustizialiste, che già hanno dato prova della loro totale inefficienza. Siamo convinti che l’unico modo per costruire un’alternativa che un domani impedisca ad un carabiniere di uccidere un ragazzino di 16 anni, così come ad un altro ragazzino di 17 di perdere la vita in una sparatoria, sia quella di costruire una resistenza quotidiana, attraverso la lotta, proprio a partire dai quei luoghi dove le contraddizioni si fanno più forti ed evidenti.
Oggi ci possiamo dire che grazie a quello spogliarsi dei panni militanti di alcuni, il lavoro dell’associazione “Davide Bifolco il dolore non ci ferma” va proprio in questa direzione e sta iniziando a dare i suoi frutti.
Ma tutto ciò non può bastare e farci sentire appagati.
Ci siamo già ripetuti più volte che sappiamo già in che termini si chiuderà il processo ed in ogni caso nemmeno un “meritata” condanna corrisponderebbe all’ottenere giustizi; nemmeno 30 anni di condanna restituirebbero Davide alla sua famiglia e al suo quartiere, né tanto meno cambierebbero lo stato delle cose; questo però non vuol dire restare in silenzio e lasciare che la questione cada nel dimenticatoio.
Solo negli ultimi giorni si sta tornando a parlare del caso Cucchi, nuovamente attaccando la famiglia; questa volta il processo viene fatto ad Ilaria, che ha pubblicato le foto dell’assassino di suo fratello, ed è evidente a tutti, quanto lo Stato riesca a mettere in campo per “pulirsi la faccia”.
La morte di Davide, quella di Stefano e tutte le altre morti di Stato, non sono questioni soltanto delle famiglia, o da lasciare alla sensibilità di pochi singoli. Sono storie che ci vedono tutti coinvolti e, nel caso di Davide, sono incredibili gli intrecci che tessono una tela di contraddizioni che va dall’essenza dello Stato e del suo apparato repressivo alla disuguaglianza che produce questo sistema in termini economici, sociali e giuridici.
Per queste ragioni crediamo sia il caso di riuscire a portare questi temi fuori dalla città di Napoli, organizzando iniziative pubbliche in tutte le città in cui questi temi vedono la sensibilità dei compagni, degli attivisti e di tutte le persone che provano a resistere a questo sistema. In vista dell’ultima, probabilmente, udienza del processo di primo grado, che si terrà l’11 Marzo e per la quale da Napoli stiamo già provando a costruire qualcosa di importante.”

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