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Afghanistan, proteste all’ambasciata Usa tra danni collaterali



La rabbia degli afghani in un contesto di questo tipo, si è ulteriormente accentuata dopo che un bombardamento della Nato ha ucciso “accidentalmente” otto donne, ferendone altre cinque, mentre si stava svolgendo un’operazione notturna nella provincia orientale di Laghman. All’origine dell’errore le fascine di legna che le donne stavano raccogliendo, scambiate per armi impugnate. Incidenti di questo tipo sembrano ripetersi e di certo non rappresentano l’eccezionalità da parte delle truppe di occupazione della Nato e le vittime civili non sono sempre causate, come spesso rimbalzano i vari media mainstream, dagli attacchi degli insorti. Undici anni di invasione da parte delle potenze occidentali non solo non hanno raggiunto l’obiettivo tanto millantato, ma non lo hanno neanche lontanamente avvicinato, in una guerra dalla quale ora cercano di fuggire in maniera meno umiliante possibile.

Le proteste che si sono verificate ieri quindi assumono un tono più carico di rabbia perché oltre all’influenza che sta avendo l’ondata di rivolte contro le ambasciate americane e occidentali nei paesi arabi, grande peso ha anche il conflitto all’interno del paese dove le forze di occupazione, nella loto impotenza di risolvere la situazione attuale, continuano a uccidere civili.

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