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Bombe a grappolo e vertice di Vilnus: nuove tappe nell’escalation

Mentre la controffensiva ucraina langue, gli USA annunciano l’invio di bombe a grappolo e la Turchia si riavvicina alla NATO. Segnali della volontà degli Stati Uniti di continuare ad alimentare il conflitto.

La superiorità “amorale” occidentale si manifesta ancora una volta nella volontà dell’amministrazione Biden di inviare bombe a grappolo in Ucraina. Dopo l’uranio impoverito è il turno delle cluster bombs che dissemineranno il terreno dello scontro di ulteriori trappole per civili che continueranno a mietere morti anche dopo la fine della guerra.

D’altronde il conflitto sul campo sembra essere ad un punto morto: l’efficacia della controffensiva ucraina è molto limitata e la stessa società inizia a mostrare segnali di stanchezza, sopratutto di fronte all’arruolamento forzato in un momento in cui il fronte è un tritacarne di vite. Dunque per gli USA, che vedono in una conclusione (o almeno in un raffredamento) diplomatica del conflitto una minaccia esistenziale alla loro egemonia, si tratta di spingere ancora sull’escalation, tenendo i vertici ucraini in ballo con la prospettiva di un ingresso nella NATO che viene costantemente evocato e rimandato.

La strategia rimane immutata: cercare l’isolamento internazionale della Russia ed evitare per quanto possibile di scendere “boots on the ground” in uno scontro diretto, anche se non è un’opzione da escludere per il futuro. La giravolta della Turchia della scorsa settimana va in questa direzione, con un Erdogan sempre più in crisi di consensi interni.

La contropartita che la Nato si immagina per Zelensky nel vertice di Vilnus è assistenza militare e le garanzie di sicurezza di lungo periodo gestite in modo bilaterale, al di fuori dall’alleanza stessa. La collaborazione viene paragonata a quella che gli Stati Uniti hanno con Israele, e richiederà anche l’appoggio del Congresso. In sostanza il modello è quello di alimentare una società in guerra permanente alle porte dell’Europa, ammesso che l’Ucraina dopo le presidenziali USA non venga lasciata al proprio destino per concentrarsi sulla sfida con la Cina.

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