InfoAut
Immagine di copertina per il post

Brasile:10 giovani uccisi dalla polizia

Dieci giovani sono giustiziati nella città brasiliana di Belém come risposta all’assassinio di un poliziotto

L’assassinio di dieci persone, probabilmente per mano della polizia, avvenuto nella periferia di Belém de Pará, è tornato a rendere manifesta la piaga che la violenza continua ad essere per il Brasile. Amnesty International ha chiesto l’apertura urgente di un’indagine per chiarire quello che è già considerato come un massacro che, secondo alcune fonti raccolte dal Correio do Brasil, potrebbe sommare più vittime mortali.

Tutto indica che i crimini siano una vendetta per l’assassinio di un poliziotto militare, il caporale Antonio Figueiredo, avvenuto dopo le ore 20.00 dello scorso martedì, mentre passeggiava in borghese vicino a casa sua. Secondo alcune informazione, la vittima potrebbe far parte di una milizia, gruppi parapolizieschi formati da poliziotti ed ex militari, che contendono il controllo del territorio alle bande delinquenziali, esercitando l’estorsione in cambio di una presunta protezione. Di fatto, alcune informazioni collegano l’attentato che è costato la vita del poliziotto al suo coinvolgimento in diverse esecuzioni extragiudiziarie avvenute nella periferia di Belém.

Non appena si è saputo di questa morte, i compagni della vittima hanno cominciato a scambiarsi messaggi attraverso le reti sociali in una specie di convocazione per rispondere al crimine, secondo quanto starebbe indagando laDivisione per gli Omicidi della Polizia Civile. In totale, sarebbe stata confermata la morte di dieci persone in differenti quartieri periferici di Belém. In almeno sei dei casi, gli aggressori hanno agito allo stesso modo: attaccando le loro vittime per strada, da una motocicletta, incappucciati o con il viso nascosto da un casco. Per le sue caratteristiche la maggioranza delle uccisioni fa intravedere un’autentica esecuzione.

Una delle vittime è stata Eduardo Chaves, di 16 anni. La sua fidanzata descriveva così al O Globo il momento dell’assassinio: “Andavamo a casa di sua nonna quando siamo stati attaccati da varie persone incappucciate. Mi hanno ordinato di lasciagli la mano e di andarmene. Io mi sono afferrata a lui e loro mi hanno tirata per il braccio. Allora lo hanno ucciso”. Anche Valmir Fonseca si mostrava colpito dopo aver identificato il cadavere del suo figlioccio Alex dos Santos Viana, di 20 anni. “Sono inorridito per gli spari, sono stati più di 30 colpi”, commenta.

Amnesty International si è fatta portavoce della testimonianza degli abitanti dei quartieri colpiti, le entrate e le uscite dalle zone dove sono avvenuti gli omicidi erano state chiuse da veicoli ufficiali della polizia militare. In un suo comunicato, inoltre, avverte che “ci sono dei sospetti che fino al momento il numero delle vittime possa essere maggiore di quello riconosciuto ufficialmente dal governo dello stato”. Per tutto questo, l’organizzazione di difesa dei diritti umani chiedeva “di seguire questo caso e che le autorità del governo del Pará prendano tutte le misure necessarie a garantire l’immediata sicurezza degli abitanti dei quartieri dove sono avvenute le morti”. Allo stesso tempo chiede che si indaghi anche la morte del poliziotto che, apparentemente, ha dato origine al massacro.

In una conferenza stampa il segretario della Sicurezza Pubblica del Pará, Luiz Fernandes, ha assicurato che la protezione dei residenti è garantita e che i battaglioni della polizia erano stati rinforzati. In ogni caso, il responsabile della polizia ha considerato come “irresponsabili” alcune informazioni che circolavano nelle reti sociali e ha negato che ci fosse una “deliberata strage”.

Anche il presidente della Commissione per i Diritti Umani del Collegio degli Avvocati del Pará, Luana Tomás, avvisava del pericolo che rappresentano alcune voci raccolte dalle reti sociali. Di fatto, il clima di paura che c’è in città dopo questi fatti ha portato molti studenti dell’Università Federale ad assentarsi dalle lezioni, specialmente nei turni pomeridiani e notturni, per timore che nelle vicinanze dei campus avvengano nuovi atti di violenza, secondo quanto segnalava il Diario de Pará.

In ogni caso, l’avvocato ha anticipato che la commissione è andata nei quartieri colpiti per raccogliere testimonianze e ha riconosciuto che, oltre ai morti, ci sono anche dei feriti il cui numero e la cui identità non sono stati rivelati. Ora il suo dipartimento sta analizzando i fatti così come varie fotografie e video consegnati da presunti testimoni dei crimini.

Il presidente della Commissione per i Diritti Umani degli Avvocati del Pará non nascondeva la propria preoccupazione per l’aumento di violenza che c’è in questo stato allo foce del Rio delle Amazzoni. “Riceviamo numerose informazioni sul coinvolgimento della Polizia Militare, di miliziani, abbiamo numerose denuncie sulla situazione di violenza in vari quartieri di Belém e siamo preoccupati perché abbiamo visto crescere questa violenza”, afferma Luana Tomás.

Di fatto, questo stato del Pará presenta uno degli indici di morte violenta più alti di tutto il Brasile. Secondo i dati del Sindacato della Polizia Civile raccolti dal Diario de Pará, fino allo scorso mese di ottobre il numero degli omicidi conteggiati nello stato arriva a 3.234. Nonostante ciò, il problema non si riduce a questa regione amazzonica. Si stima che ogni anno a causa della violenza muoiano in Brasile più di 50.000 persone, in maggioranza giovani, poveri e negri. Livelli di violenza che sono aggravati dall’alta mortalità che presenta la polizia nei suoi interventi. Secondo il Forum Brasiliano della Sicurezza Pubblica, si stima che ogni giorno muoiano cinque brasiliani in operazioni di polizia.

07 novembre 2014

Otramérica

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Juan Manuel Rambla, “Diez jóvenes son ejecutados en la ciudad brasileña de Belém como respuesta al asesinato de un policía” pubblicato il 03-11-2014 in Otramérica, su [http://otramerica.com/radar/nueve-jovenes-ejecutados-la-ciudad-brasilena-belem-como-respuesta-asesinato-policia/3264] ultimo accesso 12-11-2014.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La «Generazione Palestina» tra razza, classe e protagonismo conflittuale

Come queste piazze ed esperienze hanno trasformato le soggettività che si sono mobilitate? Quali le loro genealogie, sedimentazioni e le possibili prospettive di rilancio e trasformazione?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

USA: ancora ampie proteste in tutto il paese contro l’ICE, la polizia federale controllata da Trump

Terzo giorno consecutivo di proteste a Minneapolis, dopo l’uccisione della 37enne Renee Nicole Good, avvenuta durante un’operazione di rastrellamento condotta da agenti dell’ICE, l’agenzia anti-immigrazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Esecuzione federale a Minneapolis: l’ICE uccide, Trump approva

Una donna uccisa in pieno giorno da un agente mascherato. Le autorità federali bloccano le indagini, la propaganda riscrive i fatti, le piazze insorgono.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siamo dentro una lunga tempesta

Quanto accaduto in Venezuela conferma che l’America Latina vive una svolta storica, che non sarà breve e che colpirà i popoli più dei governi, dice Raúl Zibechi in un’intervista con Radio Alas, in Argentina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Speciale Venezuela a cura della redazione informativa di Radio Blackout

Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti lanciano un’operazione militare contro basi civili e militari a Caracas, lasciando più di 80 morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito: sciopero della fame dei detenuti per la Palestina al limite

Prigionieri per la Palestina in sciopero della fame: dopo 64 giorni di digiuno, soffrono di spasmi muscolari incontrollabili e difficoltà respiratorie

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cronaca di un attacco al Venezuela, un paese scisso fino allo sconcerto

Sono circa le tre del mattino di sabato 3 gennaio quando gli abitanti di Caracas si svegliano con un botto spaventoso: bombe e missili cadono su diversi punti della città.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito. Sanzionamenti contro fabbriche di armi legate a Israele

I manifestanti per la Palestina hanno iniziato il nuovo anno distruggendo fabbriche di armi legate a Israele, e la Coalizione Stop alla Guerra ha avvertito oggi il governo sul fatto che ci sarà una “risposta molto forte” alla repressione.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Non è sicurezza, è repressione: l’Italia entra nell’era dello Stato di polizia

Da Osservatorio Repressione Un attacco sistematico alle libertà costituzionali nel silenzio imposto dall’emergenza permanente. Due nuovi pacchetti sicurezza: ulteriore criminalizzazione del dissenso, fermi preventivi, zone rosse senza limiti, scudo penale agli agenti: la democrazia arretra mentre avanza l’autoritarismo violento di Stato C’è una parola che il governo evita con cura, mentre la pratica la impone […]

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Sorveglianza speciale:Giorgio Rossetto condannato a 5 mesi e 6 giorni di reclusione

Pubblichiamo di seguito il contributo di Nicoletta Dosio sull’udienza tenutasi questo lunedì nei confronti di Giorgio Rossetto presso il tribunale di Imperia.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La Procura chiede il carcere per un’intervista

Sembra assurdo, ma è la verità. La Procura di Torino ha chiesto al tribunale di Sorveglianza di revocare i domiciliari a Giorgio Rossetto per mandarlo in carcere.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Nuove misure nei confronti di minorenni, disciplinarmente e bastone sui giovani

Riprendiamo il comunicato scritto dall’Assemblea Studentesca di Torino in merito a una nuova operazione nei confronti di giovani minorenni a Torino a seguito delle manifestazioni per la Palestina.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Le contraddizioni dell’inchiesta. Neanche Israele è sicuro delle “prove”: il teorema contro Hannoun nasce dalla guerra

Materiale di intelligence non verificato, raccolto in un conflitto armato, viene usato per criminalizzare la solidarietà con la Palestina. Un precedente gravissimo per i diritti e la democrazia

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Fermiamo la demolizione del campo da calcio di Aidaa Camp a Betlemme

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato scritto da varie realtà dello Sport Popolare di tutta Italia.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Napoli: in centinaia all’assemblea in difesa di Officina 99

Officina 99 ringrazia le centinaia di persone di tutte le età che hanno animato l’assemblea pubblica di sabato 10 gennaio: rappresentanti di spazi sociali, collettivi, realtà di movimento, ma anche artistə, musicistə e solidalə da tutta la Campania e oltre.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran: accettare la complessità per esserne all’altezza

Da quando è scoppiata la rivolta in Iran assistiamo all’ennesimo scontro tra tifoserie contrapposte all’interno del movimento antagonista e più in generale della sinistra di classe.