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Cambogia, un morto e venti feriti durante lo sciopero di un’azienda del tessile

Purtroppo una donna ha perso la vita, colpita da un proiettile mentre vendeva riso su un marciapiede nelle zone della protesta, che in quel momento stava venendo duramente repressa dalle forze dell’ordine a suon di lacrimogeni e munizioni vere e di gomma. Oltre alla donna, ci sono anche venti feriti dovuti all’operato poliziesco, al quale i manifestanti si sono opposti con lanci di pietre e inscenando barricate incendiarie che hanno colpito anche un mezzo (un camion) della polizia. Trenta sono invece gli arresti.

I lavoratori di questa azienda della prima periferia di Phnom Penh, guadagnano circa 80 dollari al mese, e chiedono che gliene vengano corrisposti almeno il doppio. Il tutto in un’azienda di circa 6000 dipendenti, a committenza dei soliti grandi marchi dell’abbigliamento low-cost (H/M, Gap), che produce capi soprattutto per il mercato statunitense. Dopo l’agricoltura e il turismo, il tessile è il terzo settore più importante dell’economia cambogiana per addetti e introiti.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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