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Che cosa hanno in comune gli insegnanti in Grecia e in Messico

-La lotta degli insegnanti in Grecia e in Messico è come una Termophili dei nostri tempi: una battaglia epica per difendere i nostri diritti sociali in una guerra di classe globale. Ho avuto l’opportunità di passare a Zocalo in Città del Messico negli ultimi giorni di Agosto e vedere con i miei occhi l’occupazione della piazza e le vie circostanti da parte degli insegnanti della scuola pubblica della CNTE, il Comitato di Coordinamento Nazionale dei lavoratori dell’ Educazione. E’ stato impressionante vedere l’ enorme piazza di Città del Messico,veramente, trasformata in una tendopoli di massa dagli insegnanti pubblici in sciopero, ed è stato ancor più impressionante vedere quanto fossero determinati nella loro lotta. Gli insegnanti stanno resistendo alla “neoliberalizzazione dell’educazione” ad opera di Peña Nieto, che vorrebbe porre l’ educazione pubblica Messicana, già profondamente iniqua, sotto gli ordini dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), e renderla “autonoma”: costretta cioé a guardare ai fondi del settore privato. Allo stesso tempo, le riforme del Presidente hanno promesso di stabilire un indefinito “controllo sulll’operato” degli insegnanti. Sicuramente, questa privatizzazione indiretta delle scuole pubbliche è stata preparata dai Media messicani controllati (o viceversa?) dallo Stato, che hanno insistito sui “controlli sulla qualità”, fino a venire imposti agli “oziosi e privilegiati” insegnanti. Questi, mobilitatisi a loro volta, hanno organizzato marce e blocchi e – molto importante – hanno occupato in migliaia la principale piazza della capitale sin dal 18 Agosto del 2013. La mobilitazione degli insegnanti è terminata in tre settimane, fino a quando sua altezza, il macellaio di Atenco (1), a.k.a. Enrique Peña Nieto, ha ordinato alla polizia di sgomberare brutalmente gli insegnanti da Zocalo, il 14 Settembre 2013. Allo stesso tempo, nella Grecia colpita dall’austerità, la Federazione degli Insegnanti delle Scuole Statali di Educazione Secondaria (OLME) ha annunciato 5 giorni di sciopero a partire dal 16 Settembre 2013. Le ragioni? Come OLME ha detto in un comunicato pubblico: “La Situazione nella scuola pubblica è drammatica: Ci sono 16000 insegnanti dell’educazione secondaria in meno, il che significa una riduzione del 20% dal Giugno 2013. 102 Scuole di orientamento Professionale sono state chiuse. 2500Insegnanti delle Scuole di Orientamento Professionale sono stati sospesi, una mossa antecedente alle dimissioni. Nel 2009, c’è stata la riduzione del 33% delle spese nell’educazione,e potrà raggiungere il 47% nel 2016. C’è un trasferimento coercitivo di 5000 insegnanti della scuola primaria e impiegati della pubblica amministrazione. Il Governo ha approvato una nuova legge sull’Educazione senza dialogo alcuno, stabilendo un rigido sistema centralizzato di controllo per tutte le forme e i gradi dell’ Educazione Secondaria Superiore,obbligando gli studenti a cercare fondi privati per le tasse fuori dalla Scuola e portando così all’abbandono della scuole. Il Governo sta procedendo: nella privatizzazione di parte dell’ Educazione Professionale; nell’introduzione dell’ apprendistato come forma di occupazione minorile che rimpiazza il processo educativo.” Se in Messico è stato l’ OECD e l’elité governativa del Paese, in Grecia è stata la Troika dei finanziatori stranieri (composta dall’ UE, dalla BCE e dal FMI) e i suoi servi al Governo ad aver deciso che – dopo i dipendenti statali, le imprese di profitto di proprietà dello Stato, le emittenti radiofoniche nazionali, ecc. – anche la libera e pubblica educazione sia un “lusso” e un aggravio per il budget statale e dunque deve venire tagliata. Non bisogna dimenticare che la Grecia è uno dei pochi paesi dell’ UE dove l’educazione è stata- finora – pubblica e gratuita e dove le Università, in particolare, sono protette dalla privatizzazione dalla stessa Costituzione del Paese. Per questa ragione, l’educazione pubblica e gratuita è stata messa sotto ricatto dalle numerose riforme neoliberali del passato, sempre protetta dal forte movimento studentesco del Paese. Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è un altro attacco all’educazione pubblica e gratuita in Grecia da parte della servile coalizione neoliberale di Antonis Samaras e Evangelos Venizelos, che sperano di non incontrare resitenza dalla società greca già esausta socialmente ed economicamente. Da subito sono stati gli insegnanti Greci ad aver preso in mano il bastone dai loro colleghi Messicani per lottare per l’educazione pubblica e gratuita e per la loro dignità. Come annunciato in uno dei video che hanno caricato su YouTube. ” Io ricorro allo sciopero, e credo che tutti dovremmo fare lo stesso – perché è l’unica cosa che ci resta da fare per la nostra dignità”, afferma uno di loro. La mobilitazione degli insegnanti Greci è tanto impressionante quanto quella dei loro colleghi Messicani: nel primo giorno dello sciopero nazionale la partecipazione ha raggiunto il 90%, e nel frattempo gli studenti del Paese si sono schierati dalla parte dei loro insegnanti, occupando le loro Scuole, in solidarietà e resistenza. Le università e i lavoratori degli Istituti Tecnici Superiori dal loro canto hanno aderito e hanno lasciato chiusi i propri Istituti, protestando per le sospensioni forzate di migliaia dei loro lavoratori amministrativi. Ci sono dei principi comuni tra le lotte sociali che sono diventate l’avanguardia delle grandi questioni in ballo, dove molti settori sociali si uniscono per affrontare una minaccia comune. Nel caso della Grecia, queste lotte hanno riguardato nel passato lo sciopero dei lavoratori dell’acciaio di Aspropyrgos per la salvaguardia dei diritti del lavoro nel settore privato, l’occupazione e l’autogestione di ERT per il diritto all’ informazione pubblica, la lotta dei cittadini della Calcidica per la protezione dell’ambiente e il diritto delle comunità locali di avere parola nella gestione delle loro stesse risorse, la lotta per il diritto degli “squats” di esistere in quanto “spazi liberi”, la lotta dei lavoratori della VIO.ME per l’autogestione delle fabbriche da parte dei lavoratori, e ora la lotta degli insegnanti per l’educazione pubblica e gratuita. Un caso simile riguarda il Messico,laddove dopo Atenco,Chiapas, e Oaxaca – questa è stata la volta delle lotte dei professori. Queste lotte, simili in qualche modo a una “Termopili sociale”, sembrando costituire un terreno di scontro “epico” dove le lotte sociali ed ideologiche della notra epoca sono uscite allo scoperto. Se queste vengono sconfitte,i diritti sociali che da tempo sono stati considerati come garantiti verrano persi a loro volta. Ma se la loro lotta verrà vinta? Allora può darsi che noi potremo finalmente dare inizio al contrattacco e riprenderci ciò che è stato nostro, ed altro ancora! C’é una guerra là fuori, non dimentichiamo. E, almeno fino ad adesso, la “loro” classe sta vincendo.

*P.S. OLME, la Federazione degli Insegnanti delle Scuole Statali di Educazione Secondaria, sapendo che la lotta sarà lunga e in uno soforzo di assistere gli insegnanti che hanno già visto il loro salari tagliati del 30-40% nel loro sciopero, hanno creato un Fondo di Solidarietà. Coloro che vogliono aiutare possono contribuire come possono al seguente conto corrente bancario in Grecia: 114-00-2002-005457, ALPHA BANK

(1) Nella città di San Salvador di Atenco ci furono sanguinosi scontri nel 2006 tra la Polizia Federale del Messico, l’Agenzia della Sicurezza Statale dello Stato del Messico, la polizia municipale contro gli abitanti del luogo, i militanti del Fronte dei Popoli in difesa della Terra (FPDT), e altri aderenti alla Otra Campaña dell’ EZLN. La rappresaglia si concluse in modo fallimentare per la compagine statale, portando a 207 arresti, tra cui 1o minorenni, l’ espulsione di 5 stranieri e la rabbia contro presunte vessazioni e molestie sessuali da parte della polizia verso 26 donne. Furono comprovate violazioni dei Diritti Umani e abusi scondiserati da parte della Polizia messicana. Peña Nieto è tristemene famosa per questa operazione di macelleria sociale non andata a buon fine per l’establishment messicano.

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