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Comunicato dei combattenti italiani Ypg sulla situazione in Siria

Ripubblichiamo l’appello dei combattenti italiani Ypg uscito in questi giorni sulla situazione in Siria

“La rivoluzione confederale è sotto attacco. Le forze oscurantiste hanno occupato e saccheggiato Sheeba e Manbij, commettendo crimini contro l’umanità. Il lavoro ecologico e cooperativo, la liberazione delle donne, la convivenza degli stili di vita e la critica della mentalità coloniale hanno attraversato quelle terre in questi dodici anni. Che cosa è in gioco, se continua l’invasione dell’Amministrazione autonoma, se viene attaccata Kobane? La difesa di ciò che Ivana Hoffmann, Anna Campbell e Lorenzo Orsetti hanno affermato e difeso. Di ciò che altre decine di migliaia di martiri, mutilati e prigionieri hanno affermato e difeso. La resistenza delle Unità di protezione delle donne a Tishrin, del Consiglio militare a Manbij nelle scorse settimane resteranno per sempre paradigmi meravigliosi di dedizione e coraggio.

E noi? Come ci confrontiamo con questa eredità?

Le forze turche e israeliane tentano di spezzare la possibilità di un cambiamento democratico in Siria. Entrambe temono la rivoluzione, curda o araba, la possibilità del fantasma che unisca diverse esigenze di liberazione decoloniale e nuove forme di internazionalismo. La rivoluzione popolare e la rivoluzione delle donne sono sottoposte a questo attacco. L’Italia e l’Europa sono complici della svendita della società siriana come sono complici della guerra di annientamento condotta da Israele in Palestina.

La lotta per Kobane e la lotta per la Palestina devono diventare la stessa cosa. Non c’è Palestina libera senza libertà in Siria e in Kurdistan. Non c’è Siria libera senza libertà in Palestina. Non c’è libertà in Medio Oriente senza libertà in Kurdistan.

Mentre Kobane si fortifica, la società dello spettacolo cerca di ricordare il suo nome. Non c’è modo di vivere con dignità e dimenticare la storia partigiana del nostro e degli altri popoli. La memoria partigiana muore se voltiamo le spalle a Kobane. Le nostre storie divengono vergogna se dimentichiamo Kobane. La battaglia per i diritti sul lavoro e i diritti di genere, contro le istituzioni totali, le carceri, la guerra; le lotte per la libertà di crescere e rifiutare il fascismo, di studiare e leggere ciò che ognuno preferisce – tutto muore se dimentichiamo Kobane. Ogni sciopero, occupazione di fabbrica o università, giorno di resistenza solitaria o militanza, ogni percossa subita della polizia, giorno di detenzione o sorveglianza speciale: tutto perde senso e significato se non alziamo la nostra voce per Kobane.

L’Italia è sotto la cappa del fascismo e dell’ignoranza. Kobane unisce e ricorda che le vittorie sono sempre possibili, che le gocce possono diventare tempesta. Non è una cartolina giornalistica. Non è una favola confezionata dalla narrazione liberale. Non è uno sfondo manipolabile dall’islamofobia. Kobane è mesopotamica, operaia, femminile, internazionalista e musulmana. Kobane è il socialismo del XXI secolo, scritto non sui libri ma nel sangue delle martiri e dei martiri. È ancora un’imperfetta rivoluzione da difendere e da amare come tutte quelle passate, presentatasi nell’epoca in cui non era invitata.

Difendere la rivoluzione confederale è un dovere.

Combattenti italiani Ypg”

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