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Crackdown su Anonymous Italia

Le fonti investigative citate, pur non facendo alcun riferimento ai reati specifici a carico degli accusati, giustificano l’intervento repressivo con la necessità mettere la parola fine agli “ingenti danni” causati dal gruppo negli ultimi mesi. Danni dei quali non viene fornito alcun dettaglio. Al CNAIPIC, il centro Nazionale Anticrimine Informatico, però mettono le mani avanti: «Nessuna volontà di perseguire reati di opinione o di mettere il “bavaglio alla rete”».

Sarà, ma i fatti ed il contesto in cui è maturato l’operato delle forze dell’ordine fanno pensare esattamente al contrario. Ovvero ad un deliberato attacco alla libertà di informazione ed espressione in rete.

Innanzi tutto perché le forme di attivismo di Anonymous in Italia si sono sempre configurate come campagne di informazione a sostegno dei movimenti sociali. A maggio il network degli anonimi si era speso a favore degli indignati nostrani. Del resto il loro ultimo comunicato, rilasciato a poche ore dalle perquisizioni, non lascia spazio a dubbi. «Anonymous vuole informare i cittadini italiani». L’invito è quello ad una partecipazione diffusa, a scendere in piazza contro il crescente livello di collusione tra mafia e stato, ad opporsi alle forze dell’ordine, accusate di essere custodi non della giustizia, ma dei grandi profitti.

Anche la difesa dei diritti digitali è un tema da sempre caro al network degli anonimi. Non è un caso dunque che l’attacco ad Anonymous Italia arrivi a poche ore dall’entrata in vigore della vergognosa delibera AGCOM. Delibera contro la quale era stata lanciata in grande stile l’operazione #nowebcensure/#freeweb. Un assedio partecipatissimo che per diversi giorni aveva reso inservibile il sito dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. L’operazione sarebbe dovuta andare avanti fino al 6 luglio. Erano stati promessi per domani gli ultimi e più spettacolari fuochi d’artificio. Ma a quanto pare, per evitare ulteriori imbarazzi a Calabrò e soci – sempre più a corto di argomentazioni – le autorità hanno preferito battere sull’unico tasto che conoscono. Ovvero tappare la bocca alle voci che decidono di esprimere il loro dissenso.

Chi conosce la saga di Anonymous però, non può che nutrire perplessità sull’efficacia del giro di vite voluto dal Viminale. Non solo perché è difficile pensare ad un capo in una “struttura” liquida e molecolare come quella di Anonymous. Non solo perché gli account Twitter della legione italiana, dopo aver annunciato in tempo reale le perquisizioni, stanno continuando a funzionare. Non solo perché un nuovo forum di discussione è stato immediatamente aperto. Ma anche e sopratutto perché non è la prima volta che gli organi di polizia affermano a mezzo stampa di aver messo le mani sui capi dell’organizzazione, infliggendole un colpo mortale. In Spagna, poco meno di un mese fa, era andato in onda il medesimo copione. Allora la soddisfazione della polizia, seguita agli arresti di tre anonymous accusati di essere la cupola dell’organizzazione iberica, aveva presto lasciato il posto all’imbarazzo per l’immediata ripresa degli attacchi che ne avevano mandato in tilt il sito web.

 

La partita insomma, sembra tutt’altro che chiusa.

 

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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