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G20 Brisbane: lo stallo prosegue

Il vertice ha promesso 800 nuovi interventi strutturali per circa 2 trilioni di dollari complessivi, capaci di generare nelle stime del g20 2,1 punti di crescita da qui al 2018. Numeri tutti da verificare nella pratica (la realtà degli ultimi anni ha sempre visto previsioni ottimistiche di questo tipo crollare di fronte ai fatti) mentre neanche l’accordo raggiunto tra Usa e Cina e adottato dal summit sulla questione della riduzione dell’inquinamento globale è servito a poter parlare di un successo complessivo del summit.

Il tema dell’Ucraina è stato affrontato tangenzialmente, non negli incontri ufficiali ma principalmente in quelli a margine tra leader, con Putin che si è detto non impensierito dalle sanzioni (“Potremmo iniziare a produrre da noi quello che abbiamo sempre comprato vendendo gas e petrolio” le parole del premier russo) e in un contesto in cui aldilà della retorica belligerante sembra esserci poco da fare di concreto per un Obama indebolito sul piano interno e duramente colpito dalla recessione giapponese, che mette uno dei principali alleati Usa nel containment alla CIna alla mercè della relazione economica necessaria con Pechino ai fini della ripresa economica.

Rimane l’incertezza sul destino dell’Unione Europea, con Obama (seguito da Cameron) che ha attaccato le politiche della Merkel, la quale però non si è scostata dalla linea anti-austerità che prevede come prioritario obiettivo il rispetto del patto di Stabilità. In questo quadro appare irrisorio il tentativo renziano di smettere di attaccare la figura di Juncker (duramente criticata durante il g20 per le sue politiche di elusione fiscale quand’era premier del Lussemburgo) per ottenerne vantaggi immediati in termini di quota sul piano di 300 miliardi di rilancio degli investimenti promesso dalla nuova Commissione UE.

Ascolta l’approfondimento tratto dalla Rassegna stampa odierna di RadioInfoaut:

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