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L’omicidio di Michael Reinoehl è stato un’esecuzione degli US Marshal

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Che qualcosa non quadrasse nell’omicidio di Michael Reinoehl era chiaro fin dalle prime ore. Ma adesso si aggiunge un’ulteriore tassello alla ricostruzione di quella giornata: un’inchiesta del NY Times getta luce su quella vicenda dimostrando che si è trattato di un’esecuzione sommaria da parte degli agenti federali.

Reinoehl si trovava a Lacey, nello Stato di Washington, dove è stato ucciso dai federali, per partecipare ad un’intervista con Vice News su quanto accaduto sabato 29 agosto a Portland. L’uomo era infatti sospettato di aver sparato all’estremista di destra Aaron J. Danielson dei Patriot Prayer sabato notte. I Patriot Prayer sono un gruppo di estrema destra di base a Portland la cui principale attività è stata quella di provocare e attaccare le manifestazioni antifasciste e contro il razzismo strutturale. Durante l’intervista Reinoehl aveva implicitamente ammesso di aver sparato, ma ha sottolineato che si è trattato di un atto di autodifesa: “Sai, molti avvocati suggeriscono che non dovrei nemmeno dire nulla, ma sento che è importante che il mondo sappia almeno un po’ di ciò che sta realmente accadendo, perché è stata fatta un sacco di propaganda”. “Non avevo scelta. Voglio dire, io, avevo una scelta. Avrei potuto sedermi lì e guardarli uccidere un mio amico di colore. Ma non l’avrei permesso”.

 

L’articolo del NY Times ricostruisce così quanto avvenuto: “Pochi giorni dopo una sparatoria in cui un sostenitore di Trump era rimasto ucciso per strada a Portland, Oregon, il signor Reinoehl, un attivista antifa che era stato nominato dai media come principale sospettato dell’indagine, temeva che i vigilantes gli stessero dando la caccia, per non parlare della polizia.

Anche alcuni dei suoi amici più stretti non sapevano dove si trovasse.

Ma le autorità lo sapevano.

Il 3 settembre, a circa 120 miglia a nord di Portland, il signor Reinoehl stava salendo sulla sua station wagon Volkswagen quando un paio di veicoli sportivi non contrassegnati sgommarono per le strade tranquille, accelerando fino a fermarsi proprio davanti al suo paraurti.

I membri di una task force degli U.S. Marshal sono saltati fuori e hanno scatenato una grandinata di proiettili che hanno frantumato i finestrini, sfiorato i passanti e lasciato il signor Reinoehl morto per strada.

Il procuratore generale William P. Barr ha definito l’operazione come un “risultato significativo” che ha eliminato un “agitatore violento”.

Gli agenti avevano aperto il fuoco, ha detto, quando il signor Reinoehl “ha tentato di sfuggire all’arresto” e “ha impugnato un’arma da fuoco”.

Ma una ricostruzione di ciò che è successo quella notte, basata sui racconti delle persone che hanno assistito allo scontro e sui risultati preliminari degli investigatori, produce un quadro molto diverso – un quadro che solleva dubbi sul fatto che le forze dell’ordine abbiano tentato seriamente di arrestare il signor Reinoehl prima di ucciderlo”.

Infatti a quanto riporta ancora l’articolo tra i ventidue testimoni presenti sulla scena ed intervistati nessuno ha sentito gli agenti identificarsi o dare alcun comando prima di aprire il fuoco, tranne uno. Pare addirittura che le versioni fornite dagli US Marshal che hanno partecipato all’agguato siano contrastanti tra loro: uno dice di aver visto Reinoehl sollevare una pistola all’interno del veicolo, mentre altri due danno una versione differente. Effettivamente, per ovvi motivi, l’attivista antifascista aveva una pistola con sè, ma l’arma è stata trovata nella sua tasca dopo l’agguato. Leggiamo ancora che: “Cinque testimoni oculari hanno affermato nelle interviste che gli spari sono iniziati nell’istante in cui sono arrivati ​​i veicoli. Nessuno di loro ha visto il signor Reinoehl con in mano un’arma. Un singolo bossolo dello stesso calibro della pistola che stava trasportando è stato trovato all’interno della sua auto.”

Il presidente Trump in persona ha offerto copertura politica a quello che sempre di più si sembra configurare come un omicidio a sangue freddo da parte dei federali di un attivista “colpevole” di essersi difeso ed aver difeso i propri amici e compagni. Infatti ha affermato a Fox News subito dopo l’omicidio che “Questo tizio era un criminale violento e gli Stati Uniti lo hanno ucciso. E ti dirò una cosa, è così che deve essere. Ci deve essere una punizione quando si commette un crimine come questo.” 

L’esecuzione di Reinoehl è stata l’ennesima dimostrazione di come negli USA (ma anche nel resto dell’occidente) il potere che si nasconde dietro il velo della democrazia risponde a chi mette in dubbio il razzismo, lo sfruttamento e le disuguaglianze mettendosi in gioco in prima persona. Il ritratto della crisi di civiltà, di prospettive e possibilità che avvolge la Land of Dreams sempre più sull’orlo di una guerra civile…

 

 

 

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