InfoAut
Immagine di copertina per il post

Le stragi di Daesh a Beirut negli occhi del piccolo Haidar. Che ha perso tutto

I suoi giovani genitori sono stati dilaniati dalle esplosioni, come tanti francesi a Parigi sono stati fatti a pezzi dalle bombe umane e abbattuti da raffiche di mitra. Eppure l’Europa sembra guardare con indifferenza alle vittime arabe delle stragi di Daesh. Il giornalista e analista politico Moe Ali: «Anche noi desideriamo una vita normale»

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Roma, 23 novembre 2015, Nena News – Il Libano, dieci giorni dopo le bombe umane che hanno devastato Burj el Barajneh, si stringe intorno a un bimbo di tre anni, Haidar Mustafa. Il 12 novembre, quando i kamikaze dell’Isis hanno di nuovo portato la morte tra gli abitanti della periferia sud di Beirut, uccidendone 43, Haidar si è ritrovato solo e ferito gravemente in un letto d’ospedale. I suoi giovani genitori sono stati dilaniati dalle esplosioni, come tanti francesi a Parigi sono stati fatti a pezzi dalle bombe umane e abbattuti da raffiche di mitra. La prima esplosione è avvenuta davanti a una moschea sciita. La seconda, 7 minuti dopo, all’interno di un forno, ha colpito i passanti accorsi per offrire aiuto alle vittime della prima bomba. Eppure l’Europa sembra guardare con indifferenza alle vittime arabe delle stragi di Daesh, lo Stato islamico, nonostante i jihadisti di questo gruppo e di altre organizzazioni radicali sunnite abbiano trascorso gli ultimi anni ad ammazzare più altri musulmani, sciiti e membri di minoranze che non riconoscono come islamiche, che i cristiani e gli occidentali.

Haidar non rimarrà solo e sarà seguito nei prossimi anni grazie a due donne. Alla libanese-canadese Maya Cheatani, che ha istituito un fondo (GoFundMe) a suo favore, e a Rana Harbi, una giornalista del quotidiano al Akhbar di Beirut, molto seguita su twitter, che è riuscita ad organizzare un incontro tra il bimbo ferito e una delle stelle del calcio mondiale, Cristiano Ronaldo del Real Madrid. «Sono senza parole. Non posso ancora credere che Haidar potrà effettivamente incontrare Cristiano Ronaldo. Grazie a tutti. Mai sottovalutare il potere di un tweet», ha scritto la giornalista. Maya Cheatani ha già raccolto 17mila dollari, che serviranno anche a garantire gli studi al bambino rimasto orfano. «Niente potrà sostituire la presenza dei genitori ma la nostra umanità può contribuire a rendere la vita un po’ più facile a un bimbo al quale quelle bombe hanno tolto tutto», ha commentato.

La storia di Haidar è il simbolo del Libano e degli altri Paesi arabo-islamici che soffrono le conseguenze dei massacri di Daesh. I media occidentali hanno descritto l’attacco a Burj al Barajneh come un colpo alla «roccaforte di Hezbollah», il movimento sciita libanese alleato del presidente Bashar Assad che combatte in Siria dalla parte dell’esercito governativo. Una descrizione parziale della realtà. «Burj al Barajneh e la periferia sud di Beirut non sono un campo militare di Hezbollah come qualcuno pensa — ci dice Moe Ali, giornalista e analista politico libanese — sono aree dove vivono civili, persone comuni, gente che va al lavoro, con una vita normale. In quella zona inoltre vive mezzo mondo arabo, dai profughi palestinesi a quelli siriani, fino ai manovali giunti da altri Paesi della regione». Le stragi di Parigi hanno suscitato forte emozione anche in Libano, che mantiene legami stretti con la Francia, ma, spiega Moe Ali, «gli Europei devono rendersi conto che Daesh è un pericolo soprattutto per gli arabi e i musulmani e che anche noi desideriamo una vita tranquilla. Occorre mettere da parte l’Orientalismo. Non si può continuare a pensare che i civili in Medio Oriente siano abituati al caos, alla guerra, alla morte. Siamo esseri umani come quelli in Occidente».

Sull’orlo, tra il 2011 e il 2012, di una seconda guerra civile in conseguenza delle divisioni profondissime, religiose e politiche, create dalla adiacente crisi siriana, il Libano sembra aver trovato negli ultimi due anni un equilibrio, seppur fragile e colmo di contraddizioni, che gli consente di tenersi, almeno per ora, lontano dal baratro. I contrasti laceranti tra il Fronte 8 Marzo guidato da Hezbollah e il Fronte 14 Marzo filo occidentale che sino ad oggi non hanno permesso di eleggere il nuovo capo dello Stato e di andare ad elezioni legislative, sono stati in parte accantonati a favore dei punti in comune tra le varie componenti politiche e religiose. L’attenzione si è perciò spostata anche su altri temi, più unitari, come la lotta alla corruzione e la tutela dell’ambiente, dando via libera al movimento You Stink che ha inondato le strade di Beirut nei mesi scorsi. «Certo la situazione politica resta precaria — aggiunge Moe Ali — tuttavia molti libanesi hanno capito che aggravare lo scontro interno avrebbe provocato la distruzione del Paese. Oggi il Fronte 14 marzo è un’entità evanescente e l’ex premier sunnita Hariri spinge meno sull’acceleratore delle tensioni mentre Hezbollah non ha interesse ad alimentare il conflitto politico quando migliaia dei suoi uomini combattono in Siria». Giocano un ruolo importante anche gli interessi economici comuni delle élite sciite e sunnite, timorose che l’instabilità colpisca il mondo degli affari. Lo scontro etnico e religioso, quando riemerge, riguarda le fasce sociali più deboli.

L’attentato del 12 novembre ha colto di sorpresa gran parte dei libanesi che da oltre un anno non avevano subito attacchi suicidi nella periferia meridionale di Beirut o in altre città. L’attenuarsi delle tensioni interne e una maggiore collaborazione tra i servizi di sicurezza, hanno permesso la cattura di membri di diverse cellule jihadiste. Senza dimenticare che la riconquista del territorio lungo la frontiera tra Libano e Siria da parte di Damasco, con l’aiuto di Hezbollah, ha impedito gran parte delle infiltrazioni dei qaedisti del Fronte al Nusra. «La zona più a rischio resta quella di Tripoli», conclude Moe Ali «lì i jihadisti e altre formazioni radicali continuano ad avere importanti basi». Si calcola che dal nord del Paese siano partiti almeno 5.000 giovani sunniti per andare a combattere in Siria con al Nusra o Daesh.

 

da Nena News

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Valle di Susa, valle delle guerre d’Europa

Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per risolvere le proprie crisi con l’aumento del proprio potere, serve a depredare risorse umane e ambientali, devastare territori, cancellare culture, calpestando ogni diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ginevra: più di 60mila in piazza contro il G7 di Evian

I potenti della Terra da questa settimana si riuniscono a Evian-les-Bains per il consueto appuntamento annuale del G7.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Belfast città aperta

In seguito a un’aggressione avvenuta nella zona Nord di Belfast, un’ondata di violenze razziste ha minacciato le vite di numerose persone appartenenti a minoranze etniche, costringendole ad abbandonare le loro case date in fiamme. Si tratta dell’ennesimo episodio di un fenomeno che negli ultimi dieci anni ha spesso assunto caratteri di massa nel Regno Unito. Ma non è tutto, questa volta ci sono di mezzo pure Elon Musk e la difficile convivenza tra lealisti e nazionalisti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano

Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Incubo di una notte di mezza estate. La pantomima Trump-Meloni e l’irresolubilità della subordinazione europea.

Negli ultimi giorni l’attenzione mediatica è tornata a concentrarsi sui dissapori tra Giorgia Meloni e Donald Trump. A quanto riporta lo stesso Trump, durante il summit G7 ad Evian Giorgia lo avrebbe “disperatamente implorato di fare una foto con lei”: secondo Trump, questa mossa sarebbe dipesa dalla popolarità “in calo” della premier italiana, che per risollevarla avrebbe cercato di trasmettere un segnale di unità e alleanza con il governo americano.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Zero certezze, 2045 dubbi

La Torino-Lione viene ancora raccontata come un’opera inevitabile, già finanziata e strategica per l’Europa. Ma a guardare ciò che sta emergendo nei tavoli istituzionali, nei documenti tecnici e nelle prese di posizione degli enti locali, il quadro è l’opposto: aumentano le incertezze, si moltiplicano i rinvii e soprattutto non esiste ancora una risposta chiara alla domanda fondamentale su chi dovrebbe pagare l’intero progetto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

LA COPPA DEL MONDO IN GUERRA

Riprendiamo dal sito Nodo Solidale la traduzione italiana dell’articolo La Coppa del Mondo in guerra, scritto da David Barrios Rodríguez e pubblicato originariamente su Fuera de Lugar/Desinformémonos. Il testo legge il Mondiale 2026 sullo sfondo delle guerre, dei conflitti armati e dei processi di militarizzazione che attraversano molti dei paesi partecipanti, a partire dal Messico, […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Cascina Spiotta: a 51 anni dai fatti l’accusa chiede l’ergastolo per Moretti, Curcio, 21 anni per Azzolini

Sono arrivate venerdì 19 giugno le richieste della pubblica accusa nel processo per i fatti della Cascina Spiotta (Alessandria), il…5 giugno 1975. In una sparatoria venne uccisa, dopo essersi arresa, disarmata con le mani alzate, Mara Cagol, una delle fondatrici delle Brigate Rosse, e rimase ferito (fino a morire pochi giorni dopo) il carabiniere Giovanni […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Dal mito della globalizzazione alla Terza guerra mondiale

Sabato 4 luglio 2026 presso presso il Circolo Cap di Genova in via A. Albertazzi 3r. Convegno e Assemblea “dal mito della globalizzazione alla Terza guerra mondiale” in preparazione al CORTEO NAZIONALE del 19 luglio in occasione del 25° anniversario del G8 2001.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran-Usa: tra guerra aperta e congelamento del conflitto.

Il memorandum d’intesa siglato tra Usa e Iran, cristallizza su carta in 14 punti la complessità dell’evoluzione della guerra imperialista americana e israeliana. Va innanzitutto segnalata la vaghezza dell’accordo firmato. Tutti i punti sono più che altro una scaletta di lavoro per i negoziati che si dovrebbero tenere nei prossimi 60 giorni. Cessate il fuoco su tutti i fronti, soprattutto in Libano, scongelamento delle sanzioni e ipotetiche riparazioni di guerra americane, vago impegno iraniano a non sviluppare un’arma nucleare e infine sblocco di Hormuz, non si sa in che forme.