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Mapuche in sciopero della fame

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Ha interrotto lo sciopero della fame Machi Celestino, dopo più di 100 giorni. Le richieste fatte sono state parzialmente riconosciute, mentre prosegue per gli altri membri Mapuche lo sciopero della fame ad oltranza, fino a quando anche le loro richieste non verranno accolte.

Chi è Machi Celestino e perché da più di 100 giorni stava praticando come mezzo di protesta lo sciopero della fame ad oltranza? il motivo di questo sciopero è il rigetto della modifica da detenzione carceraria a domiciliare, causa COVID 19, o in subordine la possibilità di fare visita al suo “rewe”.

Giovanna Tabilo, una delle portavoci dei machi, ha spiegato nel pomeriggio del 17 agosto che hanno ricevuto una proposta il giorno precedente, la proposta a cui stavano lavorando con i Machi, e che hanno così fatto una controproposta, perché nonostante lo sciopero della fame che dura da ben 106 giorni, Celestino è perfettamente lucido.

A Plaza de la Dignidad c’è stata una forte repressione della protesta a sostegno del Machi Celestino, centinaia i manifestanti che si sono riuniti. Solidarizzavano anche con tutti i prigionieri politici mapuche che si trovano in sciopero della fame. Fin da molto presto la polizia ha cominciato a fare controlli di identità, e per il momento c’è una serie indeterminata di manifestati detenuti.

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Potremmo dire che “la storia si ripete”, non è la prima volta che il popolo Mapuche ricorre a scioperi della fame per farti ascoltare dalle autorità, per ottenere un rispetto dei diritti umani, che il più delle volte gli viene negato.

Nel 2010 la comunità mapuche ha dovuto digiunare per 82 giorni per ottenere una risposta che permettesse di porre fine allo sciopero, 82 giorni che hanno permesso al Cile di vedere il quadro completo della situazione in territorio mapuche, ma hanno anche messo a serio rischio la vita di ciascuno degli scioperanti, anche di un minore, con conseguenze permanenti per il resto della loro vita.

Dalle prigioni di Lebu, Concepción, Angol, Temuco e Chol Chol, fino a 34 voci si sono unite in un grido all’unisono, chiedendo a gran voce di rendere visibile la situazione mapuche nelle prigioni di Wallmapu; dove molti membri della comunità hanno atteso per lunghi periodi, anche anni, privati della libertà in cerca di un giusto processo.

Adesso il Segretario di Stato ha affermato che il quadro in cui il governo si sta muovendo in questa situazione “è ristretto”, affermando inoltre che “La difesa della vita è una priorità e faremo ogni sforzo affinché nessuno, che preme per uno sciopero della fame, si faccia morire”.

La situazione è sempre la stessa, le autorità voltano la testa dall’altra parte fino a quando il caso non diventa internazionale, quindi tentano poi di addolcire la pillola venendo momentaneamente incontro ad alcune richieste, l’utilizzo spregiudicato della legge antiterrorismo porta però ad una detenzione infinita e ad un doppio processo che mantiene le persone in una sorta di limbo dal quale diventa quasi impossibile uscire, nel tentativo di spaventare, reprimere e bloccare i militanti e i nuovi militanti che potrebbero nascere.

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