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Messico, riprende l’offensiva contro gli zapatisti

In seguito all’aggressione, collettivi e organizzazioni aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona hanno lanciato una campagna nazionale e internazionale di solidarietà con gli indigeni del Chiapas, nuovamente vittime di quella guerra di bassa intensità che, se ha come obiettivo immediato il recupero delle terre sottratte ai latifondisti con il Levantamiento del ’94, in tempi più lunghi, mira invece all’eliminazione dell’anomalia rappresentata dalle comunità autonome, le quali sono piazzate su un territorio ricco di risorse che fa gola a capitali locali e globali.

La campagna si chiama Se Toccano gli/le zapatist@, Toccano Tutti Noi, e consiste in una settimana di mobilitazioni che è iniziata lunedì 16 e terminerà domenica 23 febbraio, durante la quale, “secondo le forme, i modi, i tempi e le geografie di ciascuno, ci si mobiliti per denunciare la guerra controinsurrezionale” che viene portata avanti ai danni dei maya ribelli. Nell’appello, diffuso dalla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà, si convocano aderenti alla Sexta, collettivi e singoli individui del Messico e del mondo, “affinché dai loro luoghi tendano la mano alla degna rabbia zapatista” mobilitandosi per dimostrare che le comunità non sono sole nella lotta, e per contribuire a difendere il processo di costruzione dell’autonomia, cercando di frenare gli ingranaggi della contrainsurgencia che, anche se con tempi e livelli di intensità e violenza diversi e apparentemente aleatori, mantiene costantemente sotto pressione i territori autonomi.

Come denuncia la Giunta di Buon Governo del Caracol di Morelia, di cui fa parte il Municipio Autonomo 17 de Noviembre, che si trova tra le città di Las Margaritas e Altamirano, il tentativo da parte della CIOAC di occupare le terre zapatiste non è affatto una novità. Il primo assalto, infatti, risale al 2007. Dallo scorso ottobre, tuttavia, le provocazioni e le incursioni dei cioaquistas sono ricominciate, per sfociare negli attacchi del 27 gennaio, quando oltre 200 persone dell’organizzazione vicina al governo statale hanno provocato danni per migliaia di pesos all’interno dell’ejido, distruggendo l’ingresso e abbattendo con cinque motoseghe decine di alberi (nove pini, 40 roveri, 35 piante di caffè e tre di banano) appartenenti alla riserva.

Il 30 gennaio, infine, l’attacco è aumentato di intensità con l’assalto dei 300 membri della CIOAC guidati dai dirigenti Miguel Vázquez Hernández e Jaime Luna González che hanno invaso le terre di proprietà zapatista con una carovana di una ventina di furgoni con l’obiettivo, fortunatamente sventato, di prendersi l’ejido. Gli uomini, armati di bastoni, pietre e machete, hanno iniziato a lanciare pietre e ad aggredire gli ejidatarios presenti, ferendone gravemente tre, uno dei quali, il ventenne Sebastian, rischia di perdere la vista.

A rendere più grave la situazione si sono aggiunte le intimidazioni e le violenze compiute ai danni del personale sanitario dell’ospedale San Carlos, del vicino municipio di Altamirano. Dopo avergli impedito di raggiungere i feriti, medico, autista e infermiere, giunti sul posto con un’ambulanza e una camionetta, sono stati sequestrati per qualche ora, oltre ad essere stai picchiati e derubati dai membri dell’organizzazione.

Nel comunicato della giunta del Buon Governo si denuncia inoltre la presenza tra gli aggressori di Francisco Hernández Aguilar, il quale (noto per girare con “armi di grosso calibro, come AK-47, AR-15 ed M-1”) è stato in passato membro dell’OPDDIC (Organización para la Defensa de los Derechos Indígenas y Campesinos) ed è attualmente leader della ORCAO (Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo). Entrambe le organizzazioni sono più volte state indicate dall’EZLN come gruppi paramilitari.

I responsabili politici degli attacchi all’Ejido 10 de Diciembre vengono individuati dalla Giunta del Buon Governo Corazón del Arco Iris de la Esperanza e dal Centro per la Difesa dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas nel presidente della repubblica Enrique Peña Nieto, nel governatore del Chiapas Manuel Velasco e nel sindaco de Las Margaritas Manuel Culebro, nonché nei gruppi di potere locali, nazionali e stranieri che hanno interessi economici sulla zona in particolare, e, più in generale, su tutto il territorio autogovernato dalle comunità autonome.

Quanto successo a Morelia, infatti, fa parte dello stesso progetto controinsorgente che, nel corso degli scorsi mesi, ha prodotto minacce di sgombero e attacchi a comunità ed ejidos legate a vario titolo alla guerriglia chiapaneca, come nel caso della comunità di San Marcos Avilés,base d’appoggio dell’Ezln; o in quelli di Jotolá, Tila, Mitzitón e Bachajón (in cui Juan Vázquez Gómez, portavoce della comunità tzeltal, é stato brutalmente ucciso lo scorso aprile), aderenti alla Sexta. Insomma, per quanto gli assalti alle comunità sembrino non seguire una logica coerente e si cerchi spesso di attribuirli a conflitti locali, basta dare un’occhiata alla cartina per rendersi conto che il target dell’intera operazione sono le comunità resistenti, le quali, piazzate nel bel mezzo della Riserva dei Montes Azules, sono un ostacolo agli obiettivi di accumulazione di molti potenziali investitori messicani e stranieri.

Tutta la regione del sud-est messicano, è infatti un pullulare di progetti di grandi opere di vario tipo: si va da infrastrutture come l’autostrada Palenque-San Cristobal a mega-progetti ecoturisti e minerari, passando per la costruzione di hotel, centri commerciali e quant’altro possa essere utile all’industria del turismo. Tutto ciò, insieme agli interessi sull’area dell’industria farmaceutica ed energetica, fanno prefigurare un futuro prossimo in cui paramilitarismo e guerra di bassa intensità non faranno che aumentare, secondo quanto denunciato dal Caracol e dal Frayba, che puntano il dito contro la corruzione, la complicità e l’inettitudine del mondo politico locale e nazionale, che permettono l’impunità e quindi la più facile riproduzione del crimine.

Per chiudere il quadro vanno menzionati gli aspetti che costituiscono il lato politico dell’operazione. Stiamo parlando delle iniziative governative di tipo assistenziale, ufficialmente tese a combattere la povertà ma che mirano in realtà a cooptare le comunità locali e a creare reti clientelari per dividerle e romperne l’unità: è questo il caso della Crociata Contro la Fame lanciata in pompa magna da Peña Nieto proprio in Chiapas poco più di un anno fa – giusto un mese dopo la riapparizione pubblica dell’EZLN. E degli annunci del Commissario per il Dialogo con i Popoli Indigeni, Martinez Veloz, che ha dichiarato che nel corso del 2014 il governo vorrà dare una risposta di “grande respiro” alla problematica indigena, a partire forse dalla messa in pratica di qualcosa di simile agli Accordi di San Andres, fanno pensare al tentativo di delegittimare politicamente l’EZLN, approvando leggi che facciano pensare come superflua la sua (r)esistenza. L’aspetto militare repressivo, dunque, non è l’unico ad essere in campo. Ma saranno accompagnate da nuove leggi apparentemente favorevoli agli indigeni e da campagne mediatiche a tutto campo.

L’escalation di violenza nella regione unita al contesto appena descritto, preoccupano movimenti e associazioni per la difesa dei diritti umani e fanno pensare ad un possibile salto di qualità nella strategia controinsurrezionale. Per questo è importante rompere il vuoto informativo che media e governi stanno cercando di costruire attorno a questi attacchi. Se è infatti vero, come sostiene l’appello alla mobilitazione solidale, che più volte “il potere ha cercato inutilmente di provocare e distruggere l’organizzazione ed il progetto zapatista” con “sorvoli ed incursioni militari, espropri di terre, introduzione di programmi sociali, fabbricazione di reati, furti, prigione e attacchi paramilitari” è altrettanto vero che, nel Messico della cosiddetta guerra al narco, fatto di crimini brutali, fosse comuni, paura, repressione e militarizzazione del territorio, è sempre più difficile suscitare la solidarietà nell’opinione pubblica o anche solo fare notizia. A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che la rottura con la sinistra istituzionale ha determinato la drastica riduzione della copertura della lotta del movimento zapatista anche nei principali media progressisti.

D’altra parte, come paiono confermare le numerose adesioni alla campagna che stanno arrivando in questi giorni, sembrano essere di gran aiuto le relazioni strette nel corso delle tre sessioni della Escuelita Zapatista, durante le quali si è tenuto il primo corso La Libertad segun l@s zapatist@s, in cui le comunità hanno stretto rapporti con migliaia di attivisti e organizzazioni sociali provenienti da tutto il pianeta.

A vent’anni dal sollevamento con cui i l’EZLN ha ridato speranza ai movimenti mondiali in piena Fine della Storia, la guerra politica, mediatica e (para)militare contro le comunità in resistenza continua. Oggi come allora, l’internazionalismo e la solidarietà tra le lotte che animano il pianeta, risignificati e rimessi all’ordine del giorno dei movimenti globali proprio a partire dall’insurrezione chiapaneca, può avere un ruolo importante per far ritornare l’attenzione critica su quei territori contribuendo così a difendere il processo di costruzione dell’autonomia che ha prodotto significativi miglioramenti nelle condizioni sociali delle comunità e che rappresenta senz’altro un importante esperimento di autogoverno, nonché un punto di riferimento per chiunque abbia a cuore la trasformazione sociale.

Da Comitato Carlos Fonseca

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