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Palestina: arrestati 10 familiari Abu Jamal, il comunicato del FPLP

Dieci membri della famiglia Abu Jamal sono stati arrestati a Gerusalemme

Le persone tuttora detenute nelle carceri sioniste sono: il padre, la madre e la moglie di Ghassan Abu Jamal; la madre, lo zio ed fratello di Abu Jamal Oday; Furat Abu Jamal; Munther Abu Jamal; Mu’awiyeh Abu Jamal; Jamal Abu Jamal. Secondo l’avvocato di Addameer Mohammad Mahmoud tutti i membri della famiglia sono stati sequestrati per essere interrogati dai servizi segreti israeliani al centro per gli interrogatori Moscobiyeh (Russian Compound).

Addameer sta seguendo il loro caso fino a quando non verranno rilasciati. Le famiglie si rifiutano di far eseguire e non acconsentono ad alcuna autopsia sui corpi dei martiri, attendono invece la liberazione dei loro corpi dalle autorità di occupazione.

 

 


 

Comunicato del FPLP: l’occupazione è responsabile dell’escalation a Gerusalemme

Il compagno Khalil Magdesi, membro del Comitato centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, a seguito degli ultimi avvenimenti a Gerusalemme dello scorso 18 novembre ha dichiarato che “l’operazione di oggi nella città è una risposta naturale alle politiche razziste e ai crimini dell’occupazione in corso, ed è quindi responsabile per l’escalation a Gerusalemme ed in tutta la Palestina. Subiamo quotidianamente linciaggi che testimoniano la presa di mira degli arabi palestinesi, demolizione di case, confisca delle terre per la costruzione di colonie, adozione di misure senza precedenti per i luoghi sacri a Gerusalemme nei confronti di musulmani e cristiani”.

“Ogni giorno, migliaia di sostenitori del PFLP – e tutto il nostro popolo – resistere all’occupazione sia a Gerusalemme sia in tutta la Palestina. Queste azioni continueranno ad intensificarsi finché l’occupazione andrà avanti, ed il FPLP si impegnerà a colpire ogni istituzione dell’occupazione. Nessun luogo a Gerusalemme dovrà essere sicuro fino a quando il popolo palestinese non sarà al sicuro; la loro ‘sicurezza’ non può essere costruita sulle spalle del popolo palestinese. Come unico risultato dei loro attacchi a Gerusalemme quindi, gli occupanti, troveranno la nostra fermezza nel proseguire ed accrescere la resistenza tra le masse palestinesi.

La resistenza è la nostra unica strada; non c’è altro modo in cui i palestinesi potranno liberare la loro terra ed ottenere il rispetto dei loro diritti. La resistenza comprende molte forme e quella armata occupa una posizione centrale nella lotta. La violenza rivoluzionaria è necessaria al fine di affrontare e rovesciare la colonizzazione della nostra terra e la confisca dei nostri diritti.

Gli oppressi sono determinati nella ricerca della loro libertà. Dovrebbe essere la cosiddetta ‘comunità internazionale’ a ritenere Israele responsabile per i crimini contro il popolo palestinese, è l’occupante che dovrebbe essere etichettato come ‘inumano’, mentre la costruzione degli insediamenti, gli assassini e gli attacchi ai diritti dei palestinesi incontrano l’approvazione ed il silenzio da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che hanno dimostrato di essere costantemente dalla parte del colonialismoi israeliano e del suo imperialismo.

Ciò che oggi viene chiamato ‘Har Nof’ è stata infatti costruito sulle rovine del villaggio di Deir Yassin dopo la pulizia etnica del 1948, in cui furono centinaia i palestinesi uccisi per mano dell’Haganah ed di altre organizzazioni terroristiche sioniste, creando centinaia di migliaia di profughi palestinesi espulsi dalle loro case, ma che oggi rappresentano i rifugiati che hanno lottato e che lottano da oltre 66 anni per liberare le loro terre e un giorno poter ritornare.

Il FPLP non è un’organizzazione religiosa e la nostra resistenza non è basata su convinzioni religiose. Stiamo lottando per liberare la Palestina da un progetto coloniale imposto al nostro popolo. Occupanti e razzisti non appartengono alla terra palestinese; ci sono e ci saranno sempre conseguenze e le ripercussioni per il furto della nostra terra e dei nostri diritti.

Come in questo caso in cui vi è stata una risposta spontanea da parte del popolo palestinese, dal campo profughi di Beddawi al campo profughi di Dheisheh, a Gaza, sui social media, etc. Le masse, fuori e dentro la Palestina, che hanno inneggiato a Ghassan Abu Jamal e Oday abbracciano la resistenza armata palestinese ed il cammino verso la liberazione. Ci aspettiamo una reazione criminale da parte dell’occupazione perché è questa è la sua natura: arresta l’intera famiglia di Abu Jamal, emana ordini che minacciano la demolizione delle loro case, terrorizza e circonda con blocchi di cemento l’intero quartiere di Jabal al-Mukabbir, picchia i parenti dei martiri (persone invece da abbracciare, proteggere e curare).

Il nostro messaggio al popolo palestinese in Palestina e in esilio è che avete mantenuto salda la vostra resistenza e resilienza per 66 anni, siete forti e avete conservato la capacità di continuare la strada della lotta. Nessun potere può liquidare la vostra causa. Il FPLP riafferma il proprio impegno e fa appello a tutte le forze politiche palestinesi di unirsi sotto la bandiera dell’eroico popolo palestinese e di proteggere i loro sacrifici, si preparino tutti ad avanzare verso una nuova fase ed una nuova intifada.

Il FPLP è impegnato a reindirizzare e ricentrare la bussola della regione e la sua gente sulla questione centrale, ossia verso la Palestina, verso Gerusalemme, affrontando il sionismo e l’imperialismo, lontano da guerre settarie e caos nella regione. La Palestina è ancora la ‘questione’ principale e Gerusalemme è al centro di questa lotta. Il Fronte, in un messaggio per il popolo arabo, invita ad indirizzare le loro battaglie contro l’imperialismo e contro il sionismo, non con altro, della frammentazione del popolo arabo non può che beneficiare l’occupante che sta colonizzando la vostra amata Palestina. Le masse devono svegliare e scuotere la coscienza collettiva della nazione araba affinché affronti il vero nemico. Il FPLP inoltre vuole trasmettere un messaggio anche al miliardo e mezzo di fratelli e sorelle musulmani, la nostra lotta non è contro gli ebrei e non si basa sulla religione; si tratta di giustizia, di liberazione e di ritorno in patria.

Il nostro messaggio per gli ebrei di tutto il mondo è che il conflitto israelo-palestinese non è mai stato un conflitto tra musulmani e giudei. La Palestina ha abbracciato la comunità ebraica per centinaia di anni, fin quando il progetto coloniale sionista non si sia frapposto tra noi. Siamo a conoscenza del fatto che migliaia di ebrei in tutto il mondo incarnino vere e genuine voci per la pace, siano leader di movimenti per il boicottaggio e si uniscono alla lotta di liberazione palestinese quotidianamente. Salutiamo tutti e ciascuno di loro. Altri purtroppo sono indotti in errore dalla propaganda sionista, Israele non è altro che una trappola mortale sia per gli ebrei sia per gli arabi. Il razzismo non può mai risolvere i conflitti e l’apartheid non è mai una soluzione. È necessario stare dalla parte degli oppressi e non con gli oppressori; alzare la voce contro i criminali sionisti che opprimono il nostro popolo nel vostro nome.

Infine, le minacce di Netanyahu e Yaalon contro il nostro popolo sono inutili e non hanno alcun peso, sono solo il riflesso di una mentalità razzista e colonialista, l’idea che con la coercizione e l’oppressione possano ridurci al silenzioso e alla sconfitta.

La battaglia con l’occupazione non si limiterà a Gerusalemme ma è intenzionata ad espandersi su ogni centimetro della Palestina e ad attraversane i confini. Oggi, inoltre, il Fronte vuole inviare un messaggio al movimento di solidarietà con la Palestina, affinché si intensifichino gli sforzi della loro lotta nel sostenere la resistenza ed il percorso di istituire una Palestina democratica, in cui tutte le persone possano vivere in uguaglianza e libertà”, ha concluso il compagno Magdesi.

da palestinarossa.it

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