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Perù: 20 mila minatori in strada. Scontri con la polizia e arresti

Il Perù è il sesto produttore al mondo di oro e sul suo territorio operano molteplici colossi dell’estrazione dell’oro come Barrick Gold (Canada) e la Newmont Mining Corporation degli Stati Uniti. Dunque per il presidente Humala, i problemi della deforestazione e dell’inquinamento sarebbero da collegare agli artigiani e non alle multinazionali che gestiscono le miniere a cielo aperto. Una buona percentuale di questi 70 mila minatori lavorano in nero per le multinazionali, le quali si rifiutano di stipulare un contratto di lavoro. Per il governo la strada più semplice per simulare una volontà di affrontare i problemi ambientali è sicuramente quella di intervenire contro i minatori «illegali»: scaricare le responsabilità su pochi per non andare contro le multinazionali.

A partire dal 20 marzo i minatori peruviani si sono mobilitati per opporsi a questo trattamento da criminali e per difendere l’unico mezzo di sostentamento che per loro e le loro famiglie è l’estrazione dell’oro. Dunque ieri gli artigiani si sono messi in marcia per raggiungere il congresso, ma nelle vicinanze del palazzo del governo la polizia ha attaccato il corteo. Si sono verificati scontri tra i lavoratori e gli agenti, i quali hanno anche utilizzato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la folla. Almeno 23 persone sono state arrestate. I minatori sono comunque determinati a continuare lo sciopero finché il governo non accetterà di stilare un piano d’inserimento lavorativo.

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