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Perù – Mobilitazione sociale contro la legge “Pulpìn” (il loro Jobsact)

Non solo per l’estate che ora riscalda quelle latitudini, per le immagini di spiagge cristalline ed amici abbronzati.
Dalle parti di semenella non si riesce a non guardare lontano, a non invidiare quelle strade piene e rumorose.
Analogie, volendo, se ne trovano. Pure in Italia non si ferma la febbrile attività del Consiglio dei Ministri, che approva due decreti attuativi del Jobs Act, l’amministrazione straordinaria dell’Ilva e tutta una serie di altri provvedimenti la vigilia di Natale; la differenza, rispetto al Perù della “Ley Pulpìn”, è che qua le gambe sono sotto le tavole imbandite e le strade sono vuote, ma illuminate dalle luci del Natale.

In Perù, invece, il “Regime Lavorativo Giovanile” sta provocando fortissima opposizione in tutto il paese, soprattutto da parte delle e dei giovani che sono scesi in piazza il 18 ed il 22 Dicembre, a Lima, ma anche a Cusco, Trujillo e ad Arequipa.

La legge 30288, ribattezzata “Ley Pulpìn” (“moccioso”, ma che i peruviani mi correggano), vuole regolamentare l’accesso al lavoro dei giovani tra i 18 ed i 24 anni.

Il governo, per bocca del Ministro Daniel Maurate sostiene che la legge servirà a regolamentare il lavoro informale che, ad oggi, coinvolge, circa 1.800.000 giovani di età compresa tra i 18 ed i 24 anni. L’obiettivo della legge, dice il governo, è “migliorare l’impiegabilità e favorire la contrattazione”; alle aziende verrà impedito, sostengono inoltre, di licenziare lavoratori già assunti per assumere i meno costosi giovani. “Siamo assolutamente in grado di controllare chi entra e chi esce”, dice Danel Maurate in tv. E’ anche vero che il 60% dei lavoratori peruviani ha un contratto a termine, quindi il rimpiazzo con un giovane “pulpin” può avvenire semplicemente non rinnovando il contratto alla scadenza, senza necessità di licenziare.

C’è un altro dettaglio però, che andrebbe considerato: il lavoro informale, che rappresenta l’82.5% dell’occupazione giovanile in Perù si svolge all’interno delle cosiddette “Mypes”, cioè le micro e piccole imprese, che in Perù costituiscono il 98% del mercato produttivo ed alle quali NON si rivolge la Ley Pulpìn che, invece, si rivolge alla medie e grandi imprese. Medie e grandi imprese che potranno, quindi, assumere giovani che, a causa della loro inesperienza e difficoltà a trovare un lavoro regolare, dovrebbero accettare condizioni di lavoro precarie e vantaggiose per le aziende.

Nello specifico, i giovani tra i 18 ed i 24 anni non avrebbero diritto a 30 giorni di ferie ma a soli 15, né al CTS (Indennità per tempo di servizio) né alle “gratificazioni” ne all’assegno familiare. Inoltre per il primo anno di lavoro sarà lo stato a farsi carico della Sicurezza Sociale del lavoratore o della lavoratrice.

La retorica dell’inesperienza è molto presente nei dibattiti televisivi dove si cerca di costringere i giovani alla gratitudine per l’azienda che si assume l’onere di formarli e che, per tale onere, ha il diritto di pagarli poco e male. E’ di oggi la notizia di una proposta di modifica che vorrebbe indirizzare questo provvedimento prevalentemente ai giovani che non hanno studi di livello abbastanza elevato. E così, alla critica di essere una legge discriminatoria nei confronti dei giovani si risponde rendendola discriminatoria nei confronti dei giovani più poveri e quindi con meno titoli di studio.

C’è un altro dato inquietante in tutta questa faccenda: il tasso di occupazione dei giovani tra i 18 ed i 24 anni, in Perù, è del 9,2% ma il 40% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni, in Perù, è padre o madre di famiglia. Se il mondo occidentale approfitta (ed influenza) il crollo della natalità per avere lavoratori sempre più flessibili, pronti a “sacrifici” o rassegnati all’assenza di diritti, la presenza di giovanissime famiglie non implica maggiori tutele dall’altro lato dell’oceano, ma anzi, getta nella precarietà intere vulnerabili famiglie.

La “Legge Pulpìn”, approvata in un solo giorno, è già oggetto di modifiche, tentativo estremo di fermare le proteste.

Ci sono infatti già state due manifestazioni, la prima con quindicimila e la seconda con ventimila partecipanti. Il bilancio della seconda marcia è stato di tre poliziotti feriti e cinque manifestanti arrestati. I giovani e le giovani peruviane hanno marciato a partire dal pomeriggio da Plaza San Martin, attraversando il centro di Lima e dirigendosi prima sotto la sede del Confiep (Confederazione nazionale delle istituzioni imprenditoriali private) e poi sotto la sede del Partito Nazionalista del presidente Ollanta Humala, dove i manifestanti hanno chiesto il ritiro della riforma e la polizia ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni. Il corteo non si è disperso ma è continuato fino ad arrivare nel quartiere di Miraflores e si è poi diretto nuovamente verso Plaza San Martin bloccando il traffico sulla Via Expresa, la più importante di Lima.

Dopo sette ore di corteo, verso la mezzanotte, sono iniziati gli scontri nella centrale piazza della capitale peruviana, con lanci di lacrimogeni e violenti arresti.

I manifestanti anche attraverso la stampa indipendente, denunciano la presenza di agenti di polizia del “Gruppo Terna”, infiltrati nel corteo e che hanno poi arrestato e malmenato manifestanti o giornalisti senza neppure identificarsi.

Ma i giovani e le giovani peruviane non sono affatto disposti a cedere i propri diritti ed hanno convocato una nuova manifestazione Lunedì 29 Dicembre alle ore 17 da Plaza San Martìn gridando di nuoco che “La gioventù cosciente mai sarà serva”.

da http://semenella.wordpress.com/

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