InfoAut
Immagine di copertina per il post

PKK: Siamo pronti a unirci all’operazione Mosul

Il componente del Comitato Esecutivo del PKK e Comandante del Quartier Generale delle Unità di Difesa del Popolo Murat Karayılan ha risposto alle domande del canale Kurdsat News. Segue il testo tradotto da ANF English service.

In particolare dopo il tentativo di golpe del 15 luglio, lo Stato turco ha lanciato un’operazione di genocidio totale. Guardando gli sviluppi successivi al golpe, è stata lanciata un’operazione di genocidio sociale, culturale, politico e geografico. Quale pensa del piano dietro alle azioni post-golpe? Per quanto tempo può durare questa situazione contro i curdi?

Oggi c’è una guerra estesa. Allo stesso tempo gli attacchi dello Stato turco non sono solo militari, c’è un isolamento aggravato, guerra psicologica e tortura imposti al nostro leader e alle conquiste di tutti i popoli del Kurdistan. C’è un attacco esteso contro i politici curdi. C’è un grande attacco contro la stampa curda. Tutti i valori morali del popolo curdo sono sotto attacco da parte dello Stato turco e del fascismo dell’AKP. Non c’è dubbio che l’AKP e Erdoğan sono responsabili per gli sviluppi, le azioni e le vite perse in condizioni di guerra. Noi vogliamo davvero risolvere la questione curda attraverso il dialogo. La discussione su una soluzione è continuata per 2 anni e erano quasi al punto della firma di accordi. Questo accordo è stato ideato nel Dolmabahçe Palace e doveva essere firmato da parte dello Stato turco e dalla parte curda davanti a tutto il mondo. Ma Erdoğan non ha firmato il Protocollo di Dolmabahçe. Al contrario, ha fatto saltare il tavolo della pace e della soluzione. Poi la guerra è iniziata e continuata. Loro hanno iniziato questa guerra, loro la fanno.

Erdoğan prima pensava che avrebbe rafforzato la sua presa sul potere con un approccio morbido nei confronti dei curdi. Ora vogliono consolidare il loro potere enfatizzando la parte nazionalista, combattendo i curdi e mettendo in atto politiche anti-curde.

Quindi come riusciranno in questo seguendo la politica di massacrare i curdi?
Ora pensano “Coloro i quali hanno sentimenti nazionalisti ci seguiranno di più se saremo più anti-curdi,” e suppongono che in questo modo diventeranno più forti. È una questione completamente diversa, solo per ottenere dei risultati. Il sentimento anti-curdo è diventato l’obiettivo principale e l’asse della politica turca. Questo va sottolineato, questo è come stanno le cose. Alcune aree e alcuni politici curdi hanno un approccio nei confronti di Erdoğan come se fosse quello di 3, 4 anni fa. No, lui non è più così. Hanno cambiato politica. Pensano che più sono anti-curdi, meglio sarà per loro e che in questo modo diventeranno più forti.

Ha puntato a paralizzare e marginalizzare il Movimento di Liberazione combattendo contro i curdi nel Kurdistan del nord. Poi voleva delegittimare la Rivoluzione del Rojava e soffocarla aggiungendo le organizzazioni alla lista delle organizzazioni terroristiche, insediarsi a Mosul partecipando all’operazione Mosul e circondando il Kurdistan del sud e anche dissolvere le conquiste del popolo curdo. A questo scopo l’accordo di Erdoğan con l’Ergenekon è sull’animosità nei confronti dei curdi. Cos’è? È per prevenire tutti i pericoli da parte del popolo curdo del Movimento di Liberazione. La loro strategia si basa su questo.

Possiamo considerare gli attacchi che si sono sviluppati dopo tentativo di golpe del 15 luglio come attacchi contro il fatto che il Rojava ottenga uno status?

Certamente lo sono. Ora, questo è quello che dicono. Il popolo curdo ha creato un’agenda nelle politiche del Medio Oriente, in un senso positivo. Ci sono conquiste nella regione meridionale del Kurdistan. Il Kurdistan Rojava otterrà uno status attraverso la dichiarazione di una federazione. Il nord costituisce un pericolo per loro perché è a un certo livello militare e politico. Loro dicono, “Vogliono creare il Grande Kurdistan”. Il Grande Kurdistan per loro significa Piccola Turchia. Quindi dobbiamo prendere precauzioni contro questo pericolo. E prevenirlo, loro dicono che è impossibile averlo all’interno dei confini della Turchia.

Con il neo-ottomanesimo dell’AKP la Turchia ha obiettivi come mettere sotto il suo controllo le restanti parti del Kurdistan, trasformare la Siria in uno Stato sotto il loro controllo e controllare l’Iraq. È per questo che sono a Jarablus. Stanno attaccando il Kurdistan Rojava. La ragione per la quale insistono sul fatto che forze a Bashiqa restino e aumentino è il neo-ottomanesimo. La Turchia lo ha deciso. “Per fermare i curdi devo sconfiggere non solo quelli in Turchia, ma anche i pericoli che si trovano nelle altre parti,” dicono. In questo senso tutte le conquiste dei curdi oggi sono minacciate. Gli attacchi sviluppati dallo Stato turco con la leadership di Erdoğan e di Ergenekon sono una grande minaccia per le conquiste dei curdi. A questo fine stanno implementando politiche violente nel Kurdistan del nord. Non vige più alcuna legge.

Dicono a tutto il mondo, “Questa gente è del PKK”. Ora tutto il modo pensa “il PKK è lì, il PYD è là” per il Rojava. Ma guardate, se si trattasse del PDK della Siria invece che del PYD, farebbero la stessa cosa. Agirebbero allo stesso modo se fosse il PDK. Non sono solo contro PKK, PYD, KDP, PUK. Sono contro tutto ciò che è curdo. Non vogliono che i curdi abbiano uno status. Sono contrari al fatto che il Rojava ottenga uno status. Alla fine mirano anche allo status del Kurdistan meridionale. Quello che chiamano “allargare la Turchia” è dissolvere lo status del sud.
Ora le politiche che mettono in atto sono politiche di genocidio politico nei confronti dei curdi. È in atto un genocidio politico, culturale e sociale. Erdoğan non vuole che i curdi diventino una potenza, che abbiano uno status; vuole che restino schiavi per sempre. Vuole che i curdi restino succubi dell’invasione da parte dello Stato Nazione turco.

A proposito, parlando di amministratori fiduciari, ieri e nei giorni precedenti alcuni sono stati uccisi. Le HPG hanno rivendicato l’uccisione dell’amministratore fiduciario. Azioni come queste continueranno? Avete degli avvertimenti a questo proposito?
La guerriglia è impegnata in una lotta legittima. La guerriglia non attacca politici in Kurdistan. Ma l’AKP usa la gente come un’organizzazione di contro-guerriglia. La guerriglia prende di mira quella gente che è impegnata in operazioni di contro-guerriglia. Non si tratta di politici. Sono persone che prendono attivamente parte nel genocidio curdo, nella distruzione di città e nell’assassinio della popolazione. Sono al seguito dello Stato turco. La guerriglia non mostrerà indulgenza per gente del genere. Il nostro popolo deve saperlo. La guerriglia fino ad ora ha combattuto solo contro le forze turche di invasione. Chi sono? Sono la polizia e l’esercito. Ma c’è di più, dietro le quinte ce ne sono di più. Il problema non sono solo la polizia e l’esercito. Alcuni poliziotti e soldati civili compiono più massacri di quelli in uniforme. Per questo la guerriglia svilupperà attacchi anche contro quelli nascosti. La guerriglia farà azioni contro le unità di contro-guerriglia che si atteggiano a politico sotto l’ala protettiva dell’AKP.

L’operazione Mosul è sull’agenda del mondo. Quale sarà la strategia curda dopo la liberazione di Mosul? Molta gente si chiede se il PKK parteciperà all’operazione. Anche lo Stato turco vuole partecipare all’operazione Mosul che ha creato una crisi tra Iraq e Turchia. Lei cosa ne pensa?

Non è certo chi è contro ISIS e chi no. ISIS ha attaccato il Rojava, Shengal, Maxmur e Kirkuk quando la Turchia e Stati del genere hanno detto chiaramente che non erano contro ISIS. All’epoca non si parlava della partecipazione di questi Stati nell’operazione Mosul. Tutti si sono tenuti indietro e sono rimasti a guardare quando ISIS ha massacrato il popolo yezida. Nonostante tutti i pericoli noi siamo andati a Shengal e abbiamo detto ‘Stop!’ a ISIS. Il PKK è stato la prima forza a reagire. Oggi discutono se il PKK debba partecipare all’operazione Mosul. Lasciatemi dire per prima cosa che il PKK non ha difeso il popolo curdo dopo l’approvazione di qualcuno e che anche adesso non ha bisogno di approvazioni del genere.

In secondo luogo la Turchia costituisce un problema e ha obiettivi sporchi come il neo-ottomanesimo. Questo è il motivo per il quale vogliono partecipare all’operazione Mosul da Bashiqa. La nostra opinione è che la partecipazione della Turchia e dei gruppi che ha addestrato nell’operazione Mosul sarà pericolosa per il Kurdistan del sud. Il nuovo concetto della Turchia è di paralizzare il Kurdistan del nord, soffocare il Kurdistan occidentale e occupare Mosul. Il Kurdistan del sud è già sotto il loro controllo. Come sapete, soldati turchi sono stazionati in diverse parti del Kurdistan del sud. Hanno soldati perfino a Diyana e Xelifan. In breve, vogliono insediarsi nel Kurdistan meridionale. Noi conosciamo bene lo Stato turco, siamo cresciuti in mezzo a loro e abbiamo frequentato le loro scuole. Conosciamo bene la loro psicologia. La mentalità dello Stato turco si basa sull’ostilità contro i curdi. Questo comprende il Kurdistan del sud, ma il KDP non lo vede e premette le loro attività. Noi pensiamo che sia sbagliato per il KDP consentire allo Stato turco di insediarsi nel Kurdistan del sud.

Quindi sta dicendo che la Turchia è stata messa nel Kurdistan del sud dal KDP?

Si tratta di questo in alcuni luoghi, non lo sappiamo per Bashiqa. Stanno ancora discutendo su chi li ha invitati lì. Ma i funzionari del KDP cercano di renderlo normale e non lo condannano. Io dico che questo non è giusto. Questo è pericoloso per il futuro del popolo curdo e per le conquiste del Kurdistan del sud. Loro discutono “se la Turchia diventerà più piccola o più grande?” Loro vogliono che la Turchia diventi più grande, per questo vogliono Mosul. Cercano di aumentare i loro alleati in modo che possano insediarsi a Mosul. Guardate, la Turchia non è stata in grado di andarsene da qualsiasi luogo nel quale è entrata. Sei l’amministrazione regionale del Kurdistan del sud dovesse decidere le forze dello Stato turco devono lasciare la regione, la Turchia si atterrebbe? No. La Turchia ha piani per questa regione. I politici curdi dovrebbero vedere il loro errore. È pericoloso che la Turchia partecipi all’operazione Mosul. Questo è particolarmente pericoloso per le conquiste del popolo curdo.

Pensa che lo Stato turco parteciperà all’operazione Mosul? In secondo luogo, il PKK parteciperà all’operazione?

Lo Stato turco ha occupato illegalmente l’Iraq e il Kurdistan del sud. La loro presenza a Bashiqa secondo gli accordi internazionali è un crimine. La Turchia insiste nella sua posizione. Ha chiesto diverse volte di far parte della coalizione internazionale ma non è stata e non sarà accettata. Il Primo Ministro irakeno ha giustamente preso posizione contro la presenza della Turchia e la coalizione internazionale guidata dagli USA dice “chiunque partecipi all’operazione dovrà avere l’approvazione del governo irakeno.” In risposta la Turchia dice “no, voi ci includerete. Se non lo farete, noi abbiamo i piani B e C.” La Turchia vuole continuare la sua occupazione. Io non credo ch egli USA e le potenze internazionali includeranno la Turchia nell’operazione. Potranno includere le forze che la Turchia ha addestrato, ma non la Turchia stessa.

Il PKK è professionale e esperto nel combattere contro ISIS. Il PKK vuole partecipare all’operazione Mosul. Il PKK vuole combattere ISIS fino alla fine. Se ISIS resiste a Mosul, avranno bisogno di noi. Noi siamo pronti a prendere parte all’operazione. Non saremo noi la parte che crea problemi. Noi parliamo per conto delle HPG. Ci sono anche le Forze di Resistenza di Shengal YBŞ. Loro non sono il PKK, sono forze costituite dalla gioventù di Shengal. Loro vogliono vendicare le loro sorelle e madri. Loro vogliono allargare la lotta contro ISIS. Hanno combattuto contro ISIS senza l’aiuto di nessuno. Io credo che non sarà possibile fermarli.

Parlando di Shengal, ci sono stati molti discorsi su questo argomento ultimamente. Dicono che il PKK dovrebbe lasciare Shengal. E il PKK ha dichiarato che non se ne andrà. PKK e KDP in conflitto. Lei che dice?
La richiesta che il PKK lasci Shengal è la richiesta della Turchia. Il PKK è lì per gli interessi del popolo di Shengal e di tutto il popolo curdo. Le dichiarazioni su questo tema sono politiche. Non sono le richieste della popolazione di Shengal, né quanto desidera la popolazione del Kurdistan del sud. Ne abbiamo sentito parlare, ma il KDP non ha detto niente direttamente a noi.
Sta dicendo che il conflitto non è così ampio?

Non penso che lo sia. La guerriglia è lì, e così anche i peshmerga. Sono lì fianco a fianco. Un problema del genere lì non è vivibile. Qualche volta cose del genere succedono. Ci sono sviluppi inquietanti come l’uccisione di due persone e fare pressione su coloro che parlano. Ma questa è una non-questione. I curdi possono risolvere questo tra di loro. Possiamo andare oltre con il dialogo interno. Quando il PKK è andato lì, ce ne era bisogno. Hanno svolto un ruolo immenso. E resteranno finché lo riterranno necessario.

Il PKK può ritirarsi se vuole?

Il PKK non è la parte che crea problemi in questioni del genere. Il PKK vuole promuovere l’unità del Kurdistan e dei curdi. L’unità dei curdi è una questione vitale. Lasciate che vi dica che nel periodo del massacro di Shengal le nostre forze sono intervenute e sono entrate a Shengal. 4 giorni più tardi, Masoud Barzani ci ha mandato i suoi saluti e chi ha chiesto se avevamo forze a Shengal, domanda alla quale abbiamo risposto positivamente. Più tardi ci hanno detto che volevano che mandassimo un gruppo di peshmerga dove si trovava la nostra gente e ci ha chiesto di creare le condizioni, cosa che abbiamo ritenuto fattibile. Quindi li abbiamo mandati dalla nostra gente. Effettivamente la gente che vive lì non ha acconsentito in proposito, ma abbiamo affrontato l’argomento in un modo positivo e inclusivo per l’esercito nazionale e l’unità nazionale. Non avevamo un’altra agenda. Le nostre intenzioni erano di tipo nazionale e sociale. Questo deve essere noto.

Lei dice, “unità nazionale”. Si parla di un’occasione d’oro per il Medio Oriente. Cosa possono fare i curdi per trarre vantaggio da questa opportunità?

Guardiamo alla storia. La Prima Guerra Mondiale è iniziata con la negazione dei curdi e ha causato l’inizio di un genocidio. I curdi non ci hanno guadagnato, al contrario, hanno perso così tanto. Il loro Paese è stato diviso in quattro parti e hanno sofferto massacri in ciascuna delle parti. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’occasione è stata persa con l’esecuzione di Qazi Muhammed (2) come sapete. La situazione si è aggravata. Ora stiamo vivendo la Terza Guerra Mondiale e i curdi sono diventati una potenza politica e militare negli ultimi 40 anni. Il colonialismo è più debole di quanto lo sia mai stato nella sua storia. In un periodo in cui gli eventi nel Medio Oriente vengono chiamati “Terza Guerra Mondiale”, Erdoğan pensa che vincerà se fa qualsiasi cosa sera per spezzare il Movimento di Liberazione Curdo. Erdoğan vuole essere il leader che sconfigge il Movimento di Liberazione Curdo, che ottiene molte vittorie, che espande i confini della Turchia, il nuovo sultano ottomano. Vuole ottenerlo attraverso l’oppressione. Perché ha detto, “Il Trattato di Losanna non è stata una vittoria, abbiamo perso”? Perché intende la perdita di territorio. Ora con Mosul, lui vuole entrare nel Rojava e conquistare territorio. Tutto il nostro popolo e tutti i nostri alleati devono saperlo. In particolare le forze anti-curde possono riunirsi molto rapidamente nonostante i loro profondi conflitti, ma le organizzazioni curde mancano di unità. La Siria e la Turchia sono ai ferri corti, ma possono trovarsi uniti quando si tratta di curdi. Allora perché i politici curdi non possono trovarsi insieme? L’unità nazionale è necessaria come il pane e l’acqua. In particolare in questa situazione dobbiamo costruire irrevocabilmente la nostra unità nazionale e ottenere la vittoria. La mancanza di unità è una vergogna per la politica curda. Perché non possiamo trovarci insieme? Questo è davvero inaccettabile. È un grande conflitto e un paradosso. Prendiamo questa questione molto sul serio. In ciascuna parte il popolo curdo ci parla della sua richiesta di unità nazionale. La popolazione lo chiede apertamente. Gli Stati fascisti invasori vogliono sempre che restiamo frammentati, separati.

Dobbiamo creare un’agenda interna nazionale e sviluppare una posizione nazionale comune. La storia non offre sempre occasioni d’oro del genere. In linea di principio diciamo che le politiche corrette del periodo sono quelle dell’unità nazionale. Tutto il nostro popolo insiste sull’unità nazionale. Siamo aperti a tutte le critiche e a tutti i suggerimenti su questo tema. Questi problemi sono presenti anche nel Kurdistan del sud. L’unità nazionale è vitale anche lì. C’è bisogno di quello che chiamiamo congresso e conferenza nazionale. Ma un congresso o una conferenza non sono gli unici modi per incontrarsi. Se i nostri nemici possono incontrarsi, perché non possiamo farlo noi? Le organizzazioni curde come, PUK, GORAN e YEKGİRTU İSLAMİ dovrebbero analizzare le decisioni guidate da Erdoğan le posizioni anti-curde e decidere una corretta posizione nazionale. Dovrebbe esserci una posizione comune contro questa situazione anti-curda. Noi come movimento siamo pronti a fare quanto necessario per l’unità nazionale.

C’è ancora qualcosa che vuole dire?

Salutiamo e mandiamo i nostri omaggi agli spettatori di KurdSat. La situazione è un’occasione d’oro per i curdi, come avete detto, prima che questa nave storica salpi. Se perdiamo questa opportunità, sarà la storia a giudicarci. Tutte le organizzazioni curde dovrebbero avere una valutazione in questo contesto. L’unità nazionale dovrebbe essere presente in tutte le aree. È il tempo dell’unità nazionale. Noi come movimento siamo aperti a questo e esprimiamo la nostra insistenza per l’unità nazionale. Resisteremo contro l’invasione, il nemico colonialista e svilupperemo la nostra unità nazionale. Loro vedono la nostra frammentazione come il loro problema “nazionale”. Ma noi dobbiamo considerare l’unità nazionale come una mossa vitale, storica.

(1) Ergenekon è il nome dato a una presunta organizzazione clandestina turca kemalista e ultra nazionalista, con legami con membri delle forze militari e di sicurezza del paese. (N.d.T. Fonte: Wikipedia)

(2) Qazi Muhammad è stato un politico curdo, leader nazionalista e religioso e presidente della Repubblica di Mahabad. Fu guida del movimento autonomista curdo in Iran negli anni 1942-1947. (N.d.T. Fonte: Wikipedia)

da: ww.uikinlus.com

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Escalation in Medio Oriente: si allarga il conflitto tra Iran, Libano e paesi del Golfo

All’inizio della terza settimana dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, si osserva un’ulteriore escalation del conflitto: si alza la posta in gioco e si amplia il raggio degli obiettivi colpiti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla

A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ha paura della pace?

L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Gli USA bombardano l’isola di Kharg dopo i voli spia di un drone di Sigonella

Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio

Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati.

Fonte: English version da Invictapalestina

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX RESISTE

CON LA STESSA RABBIA E IMMUTATO AMORE Era il 16 marzo 2003 quando Davide, Dax, Cesare è stato ucciso a coltellate da mani fasciste. Vent’anni fa, il 27 agosto 2006, Renato Biagetti viene assassinato sul litorale romano dalle stesse lame. Da allora le storie di Dax e Renato si sono intrecciate, da allora compagni e […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Continua la guerra americana ed israeliana in Medio Oriente: aggiornamenti su Libano e Iran

L’escalation a cui Israele e Stati Uniti sottopongono il Medio-Oriente dopo l’aggressione contro l’Iran continua a produrre effetti su scala regionale, e uno dei fronti più esposti è il Libano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra in Iran: “coalizione Epstein”?

La complicità delle grandi banche nei confronti di Epstein è un fatto, lo scrive Lorenzo Tecleme in un articolo dal titolo Jeffrey Epstein, la banca che lo ha sostenuto e la banalità del male apparso su Valori.it e racconta degli interessi tra banche come JP Morgan e altre nel supportare i traffici illegali e violenti di Epstein.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Val Susa: accanimento contro Giorgio Rossetto, prolungata la detenzione a un giorno dalla fine della pena.Intervista a Nicoletta Dosio

E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Una prospettiva antifascista dalla Francia

Una prospettiva antifascista dalla Francia – Fascistizzazione dello Stato, genealogie coloniali e congiuntura elettorale a un mese dai “fatti di Lione”. Intervista con Antonin Bernanos e Carlotta Benvegnù

Immagine di copertina per il post
Culture

Guerra. Per una nuova antropologia politica

l volume di Silvano Cacciari si apre facendo riferimento a opere cinematografiche che hanno saputo mostrare come sia cambiata la guerra rispetto a come la si era conosciuta e messa in scena in passato. Se Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola aveva saputo mostrare una guerra ormai indirizzata ad autoalimentarsi priva di scopo e indipendente dalle forze che si proponevano di controllarla, più recentemente il film russo Best in Hell (2022) di Andrey Batov, prodotto dai mercenari del Gruppo Wagner, ha evidenziato lo stato di assoluta incontrollabilità raggiunto dalla guerra. «La grammatica delle immagini della guerra contemporanea, dai film strutturati all’universo di video postati sui social, propone un processo di significazione della crisi radicale del télos, della finalità politica che Clausewitz poneva a fondamento della razionalità bellica»

Immagine di copertina per il post
Contributi

Torino-Cuba 26

Questo 17 di Marzo, nel caos imposto all’ordine del giorno della politica mondiale. Partirà dall’Italia un aereo della flotta Nuestra America Convoy, che nell’ambito dellacampagna internazionale Let Cuba Breathe raggiungerà l’Avana, per convergere il 21 Marzo con la flottiglia navale e portare aiuti medici ed umanitari essenziali nonché la solidarietà dovuta ad una popolazione ormai strangolata
dall’assedio statunitense, che in queste ore serra il pugno sull’isola.