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Sciopero dalla formazione: uno sguardo studentesco sulle lotte in Francia.

All’interno del ciclo di mobilitazioni, scioperi e lotte che sta attraversando la Francia, una composizione che si è attivata in maniera diffusa e determinata è quella studentesca. Sia nelle università che nelle scuole superiori, migliaia di student3 in tutta la Francia hanno organizzato cortei, blocchi delle facoltà e delle scuole, occupazioni, assemblee e iniziative, in parte come forma di sostegno esplicita al movimento delle lavorator3 in sciopero, in parte esprimendo bisogni di lotta e di liberazione specifici e autonomi, connessi direttamente con le dinamiche di oppressione che si vivono all’interno degli ambienti formativi e con le differenti figure di autorità.

Blocco del liceo Colbert a Parigi il 13 aprile 2023. “Non vogliamo morire sul più bello, ma vivere una vita piena!”

Negli ultimi mesi student3 delle scuole superiori in molte città francesi, Rennes, Nantes, Lione e Parigi in particolare, si sono mobilitat3 in maniera determinata e agguerrita: anche in questo caso con la complicità dei bidoni della spazzatura, decine di scuole sono state bloccate ripetute volte e l3 student3 hanno riconquistato del tempo e degli spazi per organizzarsi, discutere, manifestare, socializzare e giocare. In questo periodo, si sono date delle forme organizzative per potenziare le lotte e le pratiche, in cui centrale rimane il rifiuto dei ritmi del lavoro di formazione attraverso il blocco, e per affrontare le forme dure di violenza esercitata da parte delle scuole e della polizia. Abbiamo approfondito il percorso delle lotte dell3 student3 a Parigi insieme a due studenti B. e R. e una studentessa M.i, militanti del movimento M.A.L.A. (Mouvement d’Action des Lycées Autonomes), che raccoglie insieme i collettivi e l3 student3 in lotta delle scuole superiori di Parigi che finora si sono attivate.

In questa prima parte dell’intervista sono presi in considerazione la nascita del movimento e le forme organizzative che si sta dando; le pratiche di lotta messe in campo, in particolare quella del blocco; la composizione che maggiormente si è attivata, a partire dalle differenze che ci sono tra istituti e licei o tra scuole di centro, di periferia e di banlieue.

La prima cosa che vorrei chiedervi è la storia della lotta degli studenti medi a Parigi, come è cominciata nel quadro della lotta contro la riforma delle pensioni e come è cambiata in questi tre mesi?

M – All’inizio non era molto organizzata, ognuno faceva per conto suo. C’era solidarietà tra studenti e lavoratori ma non c’era coerenza o coordinazione tra studenti. Poi ci sono state molte iniziative in cui gli studenti hanno cominciato a entrare in contatto e a organizzare meglio le azioni che prima erano solitarie. Ora ci sono molti più legami tra studenti, cosa che ha fatto aumentare in modo esponenziale la nostra voce.

B – Per quanto riguarda in generale il movimento studentesco, nel 2015 ci sono stati grossi blocchi. Nel 2016 c’è stato il primo movimento studentesco, con le prime “manifestation sauvage” [cortei selvagg] e dopo quell’anno, a seguito delle violenze della polizia e delle riforme del governo, ci sono stati rabbia generale e altri blocchi, per cui la pratica del blocco è molto conosciuta dagli studenti. Ogni anno c’erano blocchi e oggi la questione è di trovare una nuova forma, perché dopo due anni di Covid, che hanno molto giocato nella maniera di riprodurre nuovi militanti nelle scuole, molti non si interessavano più di politica. Quindi nel 2022-2023 si è aperta una nuova fase con l’arrivo del SNU (Service National Universel)ii che è un nuovo servizio militare francese. Macron ha detto che vuole renderlo obbligatorio, ma per il momento è volontario. Oltre a questo, per le scuole c’è la riforma del BAC, per cui è cambiato il modo di sostenere la maturità che non è più a fine anno.

Che cos’è il BAC?

B – Bac è il diploma finale e con la riforma ogni anno lavori per sostenere l’esame finale e ogni prova che fai in classe conta per la valutazione dell’esame finale, per cui c’è un controllo sociale permanente e tutti sono disciplinati in modo da non fare assenze, non fare i blocchi.

R – l’esame di solito è alla fine dell’anno. Oggi la riforma consiste nel ritirare l’esame finale e diluirlo nel corso dell’ultimo anno di scuola per esercitare un controllo più forte sugli studenti, aumentare la pressione e in più permette di ridurre considerabilmente il livello di scolarizzazione.

B – è una forma di selezione, chi non è già bravo a scuola, non ha origini borghesi, non ha tanti libri etc. e così finisce nella filiera professionale e si forma per attività professionali e manuali e in questo modo si riduce la richiesta per le università ed entrano solo i più ricchi. È una forma di selezione sociale e la riforma del BAC ha raddoppiato la selezione sociale: ci sono sempre meno borsisti e persone delle classi popolari nelle universitàiii.

Nel 2023 tra gli studenti si forma una coordinazione: tra gli studenti, che si conoscono tutti tra di loro più o meno, ma ancora non vengono fatte azioni insieme, si crea l’esigenza di avere una forza di richiamo, ossia la forza di dire che quel giovedì lì si fa la manifestazione studentesca, creando un comitato di azione che permette di decidere dove va la “manif sauvage”, con quale materiale, come radunare tutti i licei di Parigi in un solo liceo per partire in manifestazione.

Si forma un comitato di azione quindi che evita tutti i problemi di “democrazia” e di “dirigismo”: si decide con l’azione e l’azione determina come ci si organizza. A febbraio 2023 gli studenti si conoscono meglio e cominciano non solo a fare blocchi, ma a organizzare comitati d’azione tutte le settimane, in maniera ricorrente, per preparare efficacemente i blocchi e, al di là dei blocchi, le manifestazioni e dopo preparare e formare in maniera più larga i militanti per i “cortèges de tête” [cortei di testa] le “manif sauvage” notturne. Quindi c’è un fermento studentesco forte per cui è stata creata anche la M.A.L.A.

La MALA è il coordinamento di tutti i licei di Parigi per fare queste cose?

B – C’è un coordinamento per organizzare l’azione (MALA) e un coordinamento in cui tutti i licei di Parigi si ritrovano per votare: questo modo promuove la procrastinazione et la specializzazione delle competenze.

R – MALA è nata per evitare la seconda cosa, che fa perdere tempo ed energie, soprattutto quando non ne hai tante.

B – Ed è una dinamica molto di gruppuscoli politici: le persone che partecipano e votano per i blocchi sono molto molto politicizzate, mentre l’obiettivo del movimento è di prendere gli studenti che arrivano alle 8 e si trovano il blocco, che magari verranno alla manifestazione e che dopo pranzo alla manifestazione dei sindacati saranno nel “cortège de tête”; insomma, il punto è creare un nuovo processo politico perché i giovani si interessino veramente e non solamente che ci siano gruppuscoli politici nelle scuole che gestiscono le cose e che magari fanno anche i blocchi ma che non sono capaci di creare nuovi militanti. Il punto è che compaiano nuovi militanti e piantino delle grane.

C’è rotazione nella partecipazione a questi comitati d’azione e d’organizzazione?

M – Si, gli studenti sono sempre tutti nei comitati, secondo le disponibilità, ma in base alla partecipazione i vari licei sono pronti a bloccare per il giorno determinato. Non è obbligatorio partecipare.

B – A parte la questione della rotazione, la settimana scorsa gli studenti hanno cominciato a fare delle commissioni per fare della propaganda, volantinare e mettere manifesti, commissione per fare casse di sciopero studentesca per raccogliere soldi per comprare i materiali e poi la commissione che ragiona per coordinare i settori. Per esempio la settimana scorsa ci sono state poche “manif sauvage” e il punto è che ogni settore studentesco (la scorsa settimana c’erano 4 o 5 licei) si riunisce insieme per bloccare un boulevard, per fare un barbecue durante un blocco festivo, perché non c’era la forza di fare una manifestazione e ci sono voluti dei giorni perché le persone sapessero la data, per organizzarsi, per che loro stessi decidessero chi se la sentiva di organizzare una “manif sauvage”; perché il punto non è che ci sia qualcun che decide per tutti, ma di diffondere la conoscenza e che le persone stesse si prendano la responsabilità e decidano di bloccare quel liceo, di parlare con altri, di spiegare l’interesse di fare la lotta studentesca.

Come funzionano i blocchi? Quale la dinamica tipica? Ho visto che la lotta è accompagnata da forme di socializzazione, barbecue o partite di calcio davanti ai “blocchi festivi”.

M – C’è un’organizzazione nei giorni prima per cui c’è un gruppo incaricato di mettere in atto i blocchi e nel tempo in cui le persone arrivano discutere, mettere musica, fare raccolta fondi per comprare il cibo per i BBQ e per autofinanziare i blocchi successivi e le manifestazioni successive. In una mattina di quattro ore in cui stiamo tutti davanti al liceo senza nulla da fare necessariamente si discute, si pongono domande, chi conosce meno la lotta chiede perché si fa una certa cosa o cosa ne significhi un’altra e si discute di queste cose. Si cerca di raggiungere delle conclusioni comprensibili e condivisibili per chi ascolta e partecipa; e in più, è bello se ci sono fumogeni, perché molti studenti vogliono fare un po’ di festa, farsi le foto con gli amici. Un fumogeno parla a tutti, un pezzo rap parla a tutti e, tra le due, l’avversione a Macron parla anche quella a tutti. C’è una coerenza tra piano festivo e piano politico. È giusto concentrarsi sulla politica, ma non solo, perché chiaramente non tutti sono interessati, si annoiano a fare assemblee e basta.

Il blocco tipico comincia alle 6 di mattina con quelli più carichi di svegliarsi presto. Si raccoglie la spazzatura ed è una missione perché a volte ci sono persone in strada o dei negozi che non vogliono fartela prendere. Poi inizia un po’ di azione per cui si corre tutti con la spazzatura, si mette davanti alla porta e si blocca tutto. Se funziona la polizia arriva c’è un confronto e a volte è un po’ gatto e topo perché cercano di prendere tutti. Se va bene ci si piazza davanti la scuola con la spazzatura, per evitare che il blocco venga tolto, e dopo più passa la mattina più arriva gente a parlare mangiare etc. E dopo si parte in manifestazione, o per raggiungere le manifestazioni sindacali o per fare una manifestazione studentesca. Ci sono partenza da ogni liceo di solito più o meno, di solito con le stesse persone, ma capita che ci siano ragazzi.e che arrivano un giorno un po’ per caso, fanno un corteo e da quel giorno vengono a tutti i blocchi e a tutti i cortei.

B – nella MALA ci sono gruppi di lavoro per gli striscioni rinforzati, gruppi per i tag etc. per dire che gli studenti adesso hanno i loro striscioni autonomi per le “manif sauvage”. C’è un gruppo per i disegni e le scritte: è un piccolo modo per “ri-decorare” la città ed è accessibile a tutti per partecipare alle manifestazioni attivamente, visto che viene detto che le manifestazioni sono violente, e questo è importante!

Per esempio, i giovani delle banlieue che sono venuti alla manifestazione a Colbertiv sono venuti soprattutto perché sapevano che c’erano fuochi d’artificio, botti e cose così. Cose per fare una festa da un punto di vista superiore, perché i petardi in Francia sono usati soprattutto nel conflitto con la polizia nelle banlieue, contro le flashballv. È una cosa abbastanza popolare utilizzare i petardi. Tutta la questione è di recuperare il materiale: come e contro chi viene utilizzato è una questione politica che ha a che fare con le forme del conflitto con la polizia, da un confronto più violento a uno più “ironico”, gatto e topo. Questo è uno dei modi con cui gli studenti si politicizzano qua.

Ci sono rivendicazioni specifiche dell3 student3 rispetto alle condizioni di studio, oltre alla questione della riforma? Ci sono differenze tra scuole, per esempio scuole del centro e di periferia, nella partecipazione e nelle rivendicazioni?

R – Le differenze tra licei del centro e licei delle banlieue è che la geografia di Parigi è tale per cui più ti avvicini al centro di Parigi più aumenta la concentrazione di borghesi e nella capitale si trovano tanti figli di ricchi, figli di prof, persone colte. Se guardi Parigi, il centro dalla parte della “rive gauche”vi è di scuole molto ricche ed elitiste. Poi ci sono le scuole del nord, che sono più popolari con persone di quartieri un po’ più popolari e le scuole sono a loro immagine, ma comunque con un buon livello e poi ci sono quelle di banlieue per cui, a parte alcune scuole che sono molto nuove la maggior parte hanno budget bassi, molti studenti e un livello di insegnamento più difficile e debole, meno diplomati, molte persone da condizioni socio-economiche più precarie, degli studenti con meno volontà di perseguire studi superiori, e sono più propensi per andare il meno possibile o andare verso formazioni professionalizzanti

B – c’è una differenza tra licei di Parigi dove c’è una certa abitudine alla mobilitazione e i licei di banlieue che sono più nelle periferie e ghettizzati, c’è una differenza culturale per cui non ci sono le stesse reazioni politiche, non ci sono gli stessi riferimenti politici. Nel 2017 a seguito dell’Affaire Théovii si è creata indignazione nelle scuole e sono state le scuole di banlieue che hanno diretto il movimento, in termini di organizzazione, confronto con la polizia, di decisione rispetto a dove e quando si facevano le manifestazioni. Di solito nelle scuole si fanno le manifestazioni di mattina, mentre loro hanno introdotto le manifestazioni notturne per cui degli studenti del centro andavano da quelli di banlieue, che è una connessione molto rara. Nel 2017 c’era molto odio per la polizia e un bisogno di vendetta più diretto, c’era l’idea di fare qualcosa di rapido e forte, al contrario che nelle scuole del centro dove c’erano più freni del tipo “oggi non faccio il blocco perché ho una verifica di matematica”. Nelle banlieue, quando si è attivato, quel movimento bloccava, bruciava, si organizzava politicamente per affrontare la polizia.

Nel 2023 per il momento c’è qualche liceo a est di Parigi che si è unito al movimento contro la riforma delle pensioni, ma è soprattutto in una dinamica molto spontanea, sempre contro la polizia, che in banlieue è sempre pronta per attaccare continuamente le persone e reprimere i giovani non appena sposti un secchio della spazzatura. Non sono le persone che decidono di attaccare la polizia, ma anche loro vogliono attaccare la polizia. Polizia e persone si scontrano e chiaramente vince la polizia ma questo ha creato una pressione politica anche per i giovani di Parigi nel dire “anche noi dobbiamo assumere che c’è la repressione e dobbiamo imparare a difenderci”, per cui quando ci sono state le “manif sauvage” venivano fatte le barricate, quando arrivava la polizia ecc. è lì che si sono create delle connessioni, nelle forme di azione, prima ancora di avere delle rivendicazioni. Il punto principale è “essere attivi”, creare l’azione. I liceali si politicizzano soprattutto quando si rompe la quotidianità della vita cittadina, si interrompe la circolazione, si affronta la polizia, si bloccano gli edifici scolastici etc.

R – turbare l’ordine è la cosa più efficace per i liceali di politicizzarsi e questo vale sia per i liceali parigini sia per quelli di banlieue.

B – si può fare molta “sociologia” sul fatto che i liceali di banlieue siano più interessati a problemi diretti mentre gli studenti parigini sono più nella logica di riprendere le forme dei sindacati, per cui c’è bisogno di molta più informazione prima di agire. Nei quartieri popolari la politica è già là e si vede nella dimensione del ghetto, con i suoi controlli permanenti. Con i blocchi tutte le persone sono sorvegliate da polizia, BACviii e nei blocchi esplodono un sacco di questioni politiche studentesche e una rabbia molto più larga contro la società in generale.

C’è anche il fatto che in Francia nei giovani è diffuso un sentimento anti-Macron, che è visto come colui che reprime i giovani, che reprime dalle feste ai Gilet Jaunes, per cui è molto popolare essere contro Macron

Poi c’è la questione del comportamento antidemocratico di Macron: il 49.3ix ha toccato molto i giovani e anche le scuole dei quartieri popolari. In molte “manif sauvage” notturne molti giovani sono scesi in piazza per protestare contro il 49.3.

Ho visto che per il liceo “Jean Jaurés”x ci sono delle rivendicazioni rispetto alle certificazioni di lingua.

M – a quella scuola c’è una roba di lingua per cui se non hai la media buona durante l’anno non ti danno il BAC di quella lingua [non passi l’esame di quella lingua] e tocca rifare il BAC scritto. In molte scuole la questione si è posta, ma in quella scuola hanno bloccato proprio per questo più che per altre cose.

B – La Francia ha un atteggiamento molto razzista sul controllo linguistico, per avere il permesso di soggiorno devi fare un test di lingua, quindi quando arrivi a scuola questo metodo è il più efficace per escludere chi non parla bene francese.

Che importanza ha la questione del razzismo dello Stato all’interno del movimento studentesco? È un fatto tematizzato?

M – In generale siamo necessariamente un movimento antifascista e antirazzista, ma è vero che quelli che sono razzializzati sono quelli che ne parlano di più e gli altri devono ascoltare. Sono solitamente le persone più represse e che hanno meno possibilità di fare quello che fanno gli altri, e sono più in secondo piano. Ma è proprio perché sono loro che in ogni momento sono più minacciati e si proteggono più stando in “seconda linea”.

R – Quando io andavo a scuola, l’esclusione sulla base della propria origine nazionale o sociale avveniva a partire dal primo anno di scuola. Cioè era già difficile accedere a una scuola a Parigi, ma in prima c’era una classe in più. Se la scuola accettava studenti di un buon livello, alle stesse condizioni di lavoro e carichi di studio, l’anno successivo ci sarebbe stata una scrematura razzista e classista e che elimina tutti gli studenti non bianchi.

M – In molte scuole c’è la classe dei borsisti (che hanno aiuti economici dallo stato) che spesso vengono da fuori Parigi, ma al primo anno ci sono 10 classi, poi 9, poi 8 andando avanti, quindi le persone sono progressivamente espulse.

R – È una questione che esiste tra studenti, anche se non è sempre verbalizzata. I movimenti studenteschi in Francia sono movimenti di sinistra e quindi sono attraversati dalla questione sociale e dalle questioni del razzismo e del sessismo. Nel movimento c’è antirazzismo assoluto, per quanto è un fatto molto più forte nei licei di periferia, dove c’è una più alta concentrazione di studenti razzializzati.

B – È un antirazzismo non “etico” ma politico e c’è una consapevolezza abbastanza diffusa che il razzismo sistemico è ovunque oltre che nei licei, a lavoro, in strada, da parte della polizia. Ma al di là di questo c’è anche un sentimento di impotenza, anche dopo gli interventi violenti di polizia nei quartieri più periferici che sono quelli colpiti più regolarmente. Quindi è abbastanza raro che da lì vengano a Parigi città per manifestare. Il punto della situazione è far sì che queste persone prendano fiducia in sé stesse e avere connessioni ed esperienze politiche significative che possano diffondersi nella città, per superare la paura della polizia e in questo sta la forza dell’antirazzismo. Soprattutto dopo il 2017 le banlieue hanno cominciato a mobilitarsi e a farsi vedere a Parigi in maniera politica, ma per il momento il movimento del 2023 resta molto bianco.

Quali sono i vari indirizzi formativi delle scuole in Francia? Come cambia la partecipazione in base agli indirizzi?

B – A Parigi ci sono 50 percento scuole generali (classi di lettere, scientifiche) e 50 per cento di scuole “pro” (professionali, tecnici) e questi ultimi non si sono visti molto. Di solito i professionali non partecipano particolarmente alle mobilitazioni.

R – Nei professionali c’è tutta una dimensione di tirocini e alternanza con nuovi metodi di integrazione dei giovani nel mondo di lavoro e questo li responsabilizza e li disciplina. Molti vengono da classe operaia e su formano allo stesso lavoro dei genitori e in questo modo molte energie e meno tempo sono legati al lavoro, meno possono essere dedicate alla lotta.

M – Gli studenti non sono proprio a scuola perché sono obbligati magari in dei tirocini e il blocco non è efficace.

B – Ti racconto un aneddoto: ero a un blocco nel tredicesimo arrondissement, a una scuola che si chiama “Simone Weil”, scuola di medio livello ma abbastanza buona, che aveva bloccato. Di solito alle 10, quando non ci sono i blocchi, dal liceo vicino che è un liceo professionale commerciale, durante la pausa la scuola apre le porte e gli studenti escono a fumare sulla strada. Quando c’era il blocco al liceo vicino la preside del professionale ha deciso di sbarrare le porte in modo che non ci fossero contatti tra liceo e professionale, per evitare che ci fossero connessioni politiche.

Qui la raccolta di approfondimenti sulle lotte in Francia contro la riforma delle pensioni.

i R. e B. hanno finito la scuola e ora fanno l’università, ma continuano a partecipare nel movimento insieme all3 student3 più giovani. M. va ancora a scuola.

ii Service National Universel (Servizio nazionale universale): è un dispositivo di inquadramento ideologico dello Stato che consiste in 2 settimane di attività h24 con funzionari statali, di formazione ai valori repubblicani e nazionalisti, di attività sportive, di cultura della difesa a cui può seguire un periodo di tirocinio gratuito. Per ora è su base volontaria come sperimentazione avviata dallo stato, ma Macron ha annunciato in più occasioni negli anni passati che vorrebbe rendere obbligatorio questo servizio, scatenando ulteriori contestazioni di studenti medi e universitari: si tratta di una possibile maniera dello Stato di disciplinare ulteriormente le persone in formazione (riguarderebbe studenti.esse tra i 15 e i 17 anni) sia attraverso una formazione militarista e nazionalista, sia attraverso la sperimentazione di un’”alternanza scuola-lavoro” alla francese. Per ora, è un nulla di fatto per le forti resistenze studentesche, anche se Macron sostiene che il problema sia di non avere ancora trovato i fondi. Ma la direzione è chiaramente quella di cercare di implementare questo dispositivo in maniera progressiva.

iii La riforma del BAC è del 2019 e ha incontrato una opposizione studentesca già in quel momento, opposizione che non è riuscita a dispiegarsi e radicarsi in maniera efficace soprattutto per l’arrivo del Covid e la pressione della polizia. È a partire dal 2019, come racconta B., che l’atteggiamento della polizia è diventato più violento nei confronti dei blocchi dell3 student3.

iv Colbert è una scuola nel nord di Parigi da cui il 13 aprile è partito un grosso corteo selvaggio di student3 medi per raggiungere la piazza del concentramento dell’intersindacale.

v Fucili che sparano proiettili di gomma. Formalmente non letali (quindi utilizzabili in situazioni di ordine pubblico dal 1990), in realtà sono causa di mutilazioni e ferite anche molto gravi.

vi Parte di città a sud della Senna.

vii Episodio di violenza razzista di polizia molto grave nei confronti di un uomo di 22 anni in una zona metropolitana in Ile-de-France (Seine-Saint-Denis) nel 2017. A seguito di questo fatto ci furono molte manifestazioni e rivolte che hanno coinvolto anche a livello studentesco molto più le composizioni razzializzate di banlieue.

viii  “brigades anticriminalité”: corpo di polizia in borghese che è nato per governare e reprimere le tensioni e le rivolte nelle banlieue. Polizia “coloniale” che poi agisce anche come polizia politica nei cortei.

ix Articolo con cui Macron ha fatto passare la riforma senza farla votare al Parlamento ma come decreto presidenziale decidendo in maniera arbitraria.

x Scuola che si trova a Montreuil, nella area metropolitana periferica di Parigi.

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