InfoAut
Immagine di copertina per il post

Sciopero della fame di massa nelle carceri israeliane

Un centinaio di detenuti palestinesi rifiutano il cibo per chiedere la scarcerazione dei prigionieri Al Balboul e di Al Qadi, ricoverati in gravi condizioni di salute

di Rosa Schiano

Roma, 19 settembre 2016, Nena News – Sono ora un centinaio i detenuti palestinesi che mercoledì hanno iniziato a digiunare in solidarietà con i fratelli Muhammad e Mahmoud Balboul e Malik al-Qadi, in sciopero della fame da circa due mesi come forma di protesta contro la detenzione amministrativa, senza accusa e senza processo. Le condizioni di salute dei tre detenuti, ricoverati presso ospedali israeliani, stanno infatti peggiorando. Muhammad e Mahmoud Balboul, in sciopero della fame rispettivamente da 72 e 75 giorni, soffrirebbero di cecità temporanea, difficoltà a parlare, forti dolori allo stomaco e perdita di coscienza.

Malik al-Qadi, 25 anni – studente di giornalismo e media presso l’università al-Quds – in sciopero da 63 giorni, è in condizioni più critiche ed è entrato in coma sabato scorso; il giovane, ricoverato presso il centro medico israeliano Wolfson, sarebbe stato colpito da una grave infezione polmonare accompagnata da abbassamento della frequenza cardiaca oltre che da complicazioni al sistema urinario e perdita dell’udito.Sembra che la settimana scorsa le autorità israeliane abbiano tentato di alimentare forzatamente al-Qadi, ma egli abbia resistito e sia caduto a terra. Sua madre ha sollecitato il governo palestinese ed i gruppi per i diritti umani di intervenire immediatamente per salvare la sua vita, “Mio figlio sta morendo in questo momento” – ha detto – “gente del mondo, per favore ascoltate la mia implorazione ed il mio dolore.”

Giovedì il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha rilasciato un comunicato nel quale ha espresso preoccupazione sul deterioramento delle condizioni di salute di Al-Qadi e dei fratelli Al Balboul. L’organizzazione ha voluto sottolineare che il proprio staff medico sta continuando a monitorare le condizioni di salute dei detenuti ed il loro trattamento da parte delle autorità carcerarie israeliane. “Il Comitato Internazionale della Croce Rossa è rimasto in stretto contatto con le loro famiglie tenendole informate sugli sviluppi secondo la loro volontà e trasmettendo comunicazioni personali”, si legge nel comunicato.

Nelle ultime settimane, gruppi di giovani, attivisti e politici palestinesi hanno organizzato presidi presso uffici della Croce Rossa Internazionale in Cisgiordania, recentemente a Betlemme, in solidarietà con i detenuti palestinesi in sciopero della fame in detenzione amministrativa. I manifestanti hanno chiesto alla Croce Rossa Internazionale – ed in generale a tutte le organizzazioni che operano in Palestina – di adoperarsi concretamente per cercare di risolvere la questione dei detenuti in sciopero della fame.

Le detenzioni dei tre prigionieri erano state “sospese” ma non cancellate dalla Corte suprema israeliana: venerdì scorso una corte israeliana aveva temporaneamente sospeso la detenzione amministrativa dei tre detenuti fino al miglioramento delle loro condizioni di salute. Successivamente, un’altra udienza dovrebbe stabilire il loro rilascio o una nuova condanna. Tuttavia, i tre detenuti hanno deciso di proseguire lo sciopero della fame fino a quando saranno completamente rilasciati dalla detenzione amministrativa.

La detenzione amministrativa permette alle autorità israeliane di trattenere palestinesi per periodi di tempo indefiniti – periodi minimi di sei mesi soggetti a rinnovo – sulla base di informazioni segrete e senza mostrare alcuna prova che possa giustificare la loro detenzione né dare ai detenuti il diritto ad un processo. Il numero dei palestinesi in detenzione amministrativa sembra salire e le vittime sono spesso attivisti politici e sociali. Secondo Addamer, nel mese di agosto sono 7,000 i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, di cui 700 in detenzione amministrativa e 340 minori. Una politica che ha generato molte preoccupazioni nelle organizzazioni per i diritti umani, anche alla luce del fatto che spesso i prigionieri vengono riarrestati in stato di detenzione amministrativa subito dopo il loro rilascio o trattenuti in carcere oltre il tempo stabilito.

Un esempio recente è il caso di Bilal Kayed, militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, rimasto in sciopero della fame per 71 giorni, poiché al termine della sua condanna di 14 anni è stato informato dell’emanazione di un ordine di detenzione amministrativa di sei mesi. Il governo israeliano ha giustificato la decisione sostenendo che Kayed costituisse una minaccia alla sicurezza di Israele ed il suo riarresto fosse bastato su informazioni riservate. Infine Kayed ha terminato lo sciopero dopo il raggiungimento di un accordo per la sua scarcerazione prevista il 12 dicembre, al termine dei sei mesi di detenzione amministrativa.

Ha innescato ulteriore indignazione, la settimana scorsa, la decisione della Corte Suprema israeliana di respingere un appello dell’Associazione medica israeliana e di associazioni per i diritti umani e di considerare “legittima” la legge del luglio 2015 che consente di nutrire con la forza i prigionieri palestinesi in sciopero della fame. Il capo dell’Associazione medica israeliana ha chiesto ai dottori di rifiutare l’alimentazione forzata dei detenuti in sciopero della fame nonostante la decisione della Corte Suprema israeliana. In una lettera inviata ai medici israeliani, il dottor Leonid Eidelman ha chiesto loro di rispettare i principi di deontologia medica. La legge consente alle autorità israeliane di nutrire con la forza i detenuti contro la loro volontà se il deterioramento delle loro condizioni di salute possa costare loro la vita e se la misura venga approvata dal procuratore generale e da un giudice distrettuale.

La procedura prevede la trasmissione di cibo nel corpo del paziente attraverso le vene, un taglio sullo stomaco o attraverso un tubo di gomma o di plastica inserito nel naso o nella gola del paziente. Secondo opinioni locali, l’alimentazione forzata, in realtà, non è una misura adottata principalmente per salvare la vita dei prigionieri, essa nasconde altre motivazioni. La morte di un detenuto potrebbe infatti innescare disordini e manifestazioni, incoraggiare altri prigionieri a digiunare, aumentare la pressione internazionale contro la politica israeliana della detenzione amministrativa e la richiesta di indagini.

La Corte, consapevole di queste preoccupazioni, ha di fatto scritto che gli scioperi della fame hanno “implicazioni che vanno al di là della questione personale del detenuto in sciopero della fame”. Una scelta che va quindi in senso opposto alle posizioni delle associazioni per i diritti umani, degli esperti delle Nazioni Unite e delle associazioni mediche israeliane e internazionali che ritengono l’alimentazione forzata una grave violazione dell’etica medica e del diritto internazionale, una pratica che equivale alla tortura ed al maltrattamento. 

da: nena-news.it

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Askatasuna vuol dire libertà: operazione di polizia a seguito della manifestazione del 31 gennaio 2026

Riprendiamo il comunicato pubblicato dal Network Antagonista Torinese, solidarietà a tutti e tutte le compagne e i compagni inquisiti!

Immagine di copertina per il post
Contributi

La fine del genocidio è la fine del sionismo

Riportiamo l’intervento introduttivo del convegno svoltosi mercoledì 7 ottobre presso l’Università di Torino, organizzato dal coordinamento Torino per Gaza, dal titolo “La fine del genocidio è la fine del sionismo”. In questa introduzione vengono toccati molti nodi politici fondamentali che aiutano a capire quanto sia mistificato il dibattito attorno alla resistenza palestinese da parte di gran parte dei media main stream.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosenza: la popolazione e gli agricoltori si mobilitano contro il carovita e il caro carburante

Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Spagna: morte di Maricarmen, verso lo sciopero generale dell’11 novembre

In Spagna continua la mobilitazione per il diritto all’abitare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Scuole occupate: facciamo come in Francia!

A Torino si prende esempio dalla Francia: l’aria di rivolta proveniente dal paese oltralpe ha superato i confini geografici, ridando un senso di possibilità di rivalsa studentesca anche alle nostre latitudini.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Corporazioni criminali e lotte per la vita

Riceviamo e pubblichiamo da Nodo Solidale

In attesa di un nuovo capitolo del Viaje por la Vida che vedrà, nel dicembre 2026, una delegazione di 1111 zapatist* muoversi verso Città del Messico per incontrare chi quotidianamente lotta per cercare i propri cari desaparecidos, pubblichiamo la traduzione dell’ intervento di Raúl Romero Gallardo durante il “Semillero Guerra contra la Humanidad”, incontro politico la Guerra contro l’Umanità (popolazioni e natura sotto assedio), convocato dalla Commissione Sexta dell’Ezln. CIDECI, San Cristóbal de las Casas, Chiapas. 23 de luglio 2026.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: corteo 24 ottobre “Noi la guerra non la paghiamo”

Nasce dal percorso cittadino che ha visto una tappa il 19-20 settembre scorso una data di mobilitazione cittadina con respiro regionale per sabato 24 ottobre: contro il riarmo, contro il caro-benzina, contro i data center e per rivendicare risorse per salute, formazione e casa. Sulla pagina torinocontroilriarmo si trovano il lancio e gli appuntamenti in avvicinamento.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali

Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Garvaghy Road non ha ceduto

Alle 8:15 la Portadown District Lodge era ancora schierata al cancello di Drumcree Church, ombrelli aperti contro una pioggia che il meteo aveva promesso puntuale. Un’ora dopo era già rientrata nella Orange Hall di Carleton Street. In mezzo, sette ore di una notte che l’Irlanda del Nord pensava di essersi lasciata alle spalle nel secolo scorso.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: un inizio di mobilitazione verso e oltre il corteo contro il riarmo del 24 ottobre

Ripubblichiamo il resoconto della due giorni del 19-20 settembre tenutasi a Torino contro il riarmo uscito dalle varie realtà che portano avanti il coordinamento cittadino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La fine del genocidio è la fine del sionismo”. Appello per scendere in piazza per la Palestina il 10 ottobre

Diffondiamo l’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia per una mobilitazione nazionale sui territori il 10 ottobre 2026.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori

Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić

A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: “Israele sta radendo al suolo una fascia del sud del paese”. Il collegamento da Beirut con il giornalista Pasquale Porciello

In Libano, l’esercito di occupazione israeliano continua a intensificare i bombardamenti nel Sud del Paese nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo

Ripubblichiamo l’indizione della due giorni del 19-20 settembre 2026 che si terrà a Torino organizzata dall’assemblea cittadina Torino Partigiana.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hanover: finto think tank utile a diffondere propaganda israeliana

Un’inchiesta originariamente svolta dal Guardian ha svelato il meccanismo utilizzato da un finto Think tank – inesistente in quanto senza sede, senza indirizzi né referenze – “Hanover” che allena l’intelligenza artificiale nella creazione di propaganda ad hoc in favore di Israele e del suo operato.