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Si intensifica l’attacco turco al Kurdistan, le città resistono

Entra intanto nel 25simo giorno di assedio la città di Amed (in turco Diyarbakir), principale centro del Kurdistan settentrionale, o Bakur, situato in Turchia. La città vecchia (Sur), famosa per le moschee e per le mura antichissime protette dall’Unesco, da quasi un mese è assediata da carri armati e mezzi blindati con centinaia di uomini armati, ed è bombardata dal cielo e da terra. Ciononostante le forze speciali, che hanno subito importanti perdite, non sono riuscite per adesso ad espugnare il quartiere, come già era avvenuto a Silvan all’inizio di novembre. Rispetto agli scontri di agosto e settembre la resistenza nelle città del Bakur sembra ora essere più efficiente e organizzata.

Decine di civili  sono stati tuttavia uccisi negli scontri. A Sur, a Sirnak, nelle città di Cizre e Silopi più a sud, le forze speciali  incendiano edifici interi per aprirsi varchi nei quartieri devastati dal conflitto. I partiti curdi hanno rivolto un appello ai movimenti internazionali da Silopi per una mobilitazione e una rottura del silenzio che i media occidentali garantiscono all’alleato turco in cambio delle ciniche politiche migratorie di cui si fa scudo. Deputati e rappresentanti del Bdp, dell’Hdp e del Dtk (organizzazioni politiche del Bakur) sono stati aggrediti dalla polizia presso il centro culturale curdo Dicle Firat a Sur, mentre si radunavano per una veglia di solidarietà al quartiere bombardato. Una manifestazione che si è messa in marcia presso le mura per raggiungere le zone colpite, cercando di fermare il massacro, è stata attaccata dalla polizia che ha ucciso tre ragazzi, i cui corpi ad oggi non sono ancora stati restituiti alle famiglie.

Intanto l’anima politica della resistenza giovanile nei quartieri del Kurdistan turco, la Ydg-H (movimento giovanile patriottico rivoluzionario), ha reso noti alcuni risultati degli sforzi della resistenza in queste settimane. Il 21 dicembre i mezzi blindati che tentavano di entrare nella città vecchia di Diyarbakir sono stati attaccati con bombe a mano e sei poliziotti sono rimasti uccisi. Altre dieci azioni armate sono state portate contro le forze speciali, causando un numero non precisabile di vittime. La resistenza è riuscita a causare l’atterraggio di emergenza di un elicottero che bombardava il quartiere e ha ucciso un militare che tentava di avvicinarsi alle loro postazioni dai tetti delle case. Le Ydg-H hanno anche circondato un gruppo di poliziotti nel quartiere di Karadeniz, uccidendone quattro in uno scontro a fuoco.

A Silopi, dove negli ultimi cinque giorni due civili hanno perso la vita e dieci edifici sono stati demoliti dalle forze turche, la resistenza giovanile ha causato la perdita di 10 effettivi delle forze speciali impegnate nelle operazioni. A Cizre due veicoli blindati sono saltati in aria su mine anticarro tra il 21 e il 24 dicembre. Le Ydg-H hanno ucciso inoltre, in due separati assalti, quattro poliziotti, mentre un quinto ha perso la vita mentre tentava, con il suo battaglione, di entrare nel quartiere Cudi il 22 dicembre. A Nusaybin, nello stesso giorno, gli scontri hanno provocato la morte di un civile di 45 anni e di un membro delle forze speciali turche, mentre un veicolo blindato è stato distrutto. Le Ydg-H denunciano inoltre all’opinione pubblica l’uso da parte delle forze turche di scuole, abitazioni private di civili e persino ospedali come base per le loro operazioni, in spregio ad ogni norma o convenzione di guerra.

Secondo molti testimoni diretti la situazione nel Kurdistan turco è per alcuni aspetti, al momento, addirittura più cruenta di quella del Rojava, dove le forze rivoluzionarie curde combattono lo Stato Islamico (supportate da bombardamenti aerei di Usa e Russia) e fronteggiano i bombardamenti dell’esercito turco contro le proprie postazioni a est dell’Eufrate. La situazione di guerra civile di fatto nel sud-est della Turchia è però sostanzialmente nascosta o minimizzata dai media dei paesi Nato, alleati della Turchia, tra cui l’Italia. Il 23 dicembre Salahittin Demirtas, co-segretario dell’Hdp, partito della sinistra filo-curda in Turchia, è stato ricevuto a Mosca dal ministro degli esteri e dallo stato maggiore russo. Demirtas ha dichiarato che l’abbattimento dell’aereo russo da parte della Turchia, alcune settimane fa, “è stato un errore” e ha chiesto alla Russia che le conseguenze non ricadano sulla popolazione della Turchia.

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