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Siria. Al-Bab, contraddizione bellica e politica

di Chiara Cruciati 


Carri armati turchi al confine siriano

 

Roma, 10 febbraio 2017, Nena News – Dopo il ritorno della città di Aleppo nelle mani del governo di Damasco, a metà dicembre, e la firma della tregua alla fine dell’anno, gli occhi di tutti si erano spostati su due città chiave del nuovo conflitto a bassa intensità: Idlib, roccaforte dell’ex al-Nusra; e Al-Bab, comunità della provincia di Aleppo a 30 km dal confine con la Turchia.

Previsioni rispettare: Al-Bab è da settimane il nuovo terreno di scontro dei due fronti, il pro e l’anti-Assad, seppure con una violenza inferiore. Ma non con minore intensità né con inferiore potenzialità distruttiva. Ieri la contraddizione bellica e politica che circonda la comunità occupata dallo Stato Islamico si è palesata: un raid russo ha ucciso tre soldati turchi e ne ha feriti undici.

Poco prima la Turchia, che sul terreno è appoggiata dall’Esercito Libero Siriano, di cui è sponsor da tempo e con il quale ha occupato Jarabulus e lanciato l’operazione “Scudo dell’Eufrate” ad agosto, aveva annunciato l’ingresso ad Al-Bab dalla zona ovest. Nelle settimane precedenti era stato l’esercito governativo ad avanzare da sud, portandosi in breve tempo a pochissima distanza dalla città.

Lo scontro tra Damasco e opposizioni si è fatto realtà concreta, un’eventualità capace di far saltare la tregua del 27 dicembre e l’attuale – fragile – processo di pace in corso. A fine mese è prevista a Ginevra una nuova conferenza, dopo quella di Astana mediata e organizzata da Russia, Iran e Turchia.

Dopo il bombardamento Mosca si è immediatamente scusata e ha espresso le proprie condoglianze ad Ankara, definendo il raid un incidente. Impossibile dire se sia effettivamente trattato di un incidente oppure sia stata un’operazione voluta. Il precedente a cui viene da pensare è quello del settembre 2016, quando l’aviazione statunitense – con Casa Bianca e Cremlino che avevano appena siglato la tregua – bombardò Deir Ezzor, enclave islamista, uccidendo però decine di soldati siriani. Un raid che fece saltare il cessate il fuoco e visto da più parti come un atto calcolato.

Il bombardamento russo di ieri ha un potenziale simile, seppur meno distruttivo: Ankara e Mosca hanno già stabilito di coordinare meglio le operazioni anti-Isis in Siria creando un apposito centro di comando. Ma l’impressione è che, con forze governative e milizie di opposizione ormai a tre km di distanza, i russi vogliano dare coordinate precise dell’intervento.

Al-Bab contraddice le parole della diplomazia: sul campo, entrambi ufficialmente in chiave anti-Isis, ci sono il fronte pro-Assad (con il sostegno aereo russo) e quello anti-Assad (rappresentato sia dall’Esercito Libero che insiste per far cadere il presidente che dalla Turchia). Se Ankara a parole ha accettato la permanenza temporanea di Assad nella fase di transizione politica, decretando così la propria sconfitta nella guerra siriana, ora punta senza farne troppo mistero alla creazione di una zona cuscinetto lungo il confine.A questo serve Scudo dell’Eufrate: ad impedire alla kurda Rojava di unificare i cantoni di Afrin, Jazira e Kobane, ma anche a dare vita ad un’enclave sunnita su cui esercitare diretta influenza.

Uno spezzettamento del paese che Damasco non intende avallare. Lo scontro ad Al-Bab, prima o poi, esploderà sotto forma di confronto militare o di ritirata di una delle due parti. Fonti interne siriane parlano di un accordo mediato dalla Russia ad Astanzaproprio su Al-Bab per evitare che i due fronti si trovino faccia a faccia, rischiando di far collassare i piani diplomatici di Mosca: ad entrare in città una volta liberata dall’Isis sarà il governo. Non è dato sapere quale sia l’opinione in merito dell’Els. Non resta che aspettare. Nena News

Chiara Cruciati è su Twitter: @ChiaraCruciati

 

da nena news

 

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