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Stati Uniti- Il movimento #FightFor15 occupa il quartier generale di Mc Donald’s

Il maltempo non ha fermato la marcia di #FightFor15 in programma il 25 maggio a Oak Brook presso il quartier generale di McDonald’s. Per il terzo anno consecutivo centinaia di attivisti e lavoratori dei fast-food si sono riuniti per proseguire la lotta per il salario minimo di 15 dollari l’ora e la possibilità di organizzarsi sindacalmente.

La protesta è iniziata alle prime ore del mattino con il blocco dell’ingresso del principale ristorante McDonald’s di Chicago; poi in centinaia si sono diretti verso la periferica Oak Brook dove sono state piantate le tende in attesa dell’assemblea dei soci della multinazionale. Alcuni cartelli inneggiano alla lotta comune con i lavoratori francesi che in questi giorni stanno bloccando il paese contro la Loi Travail.

La polizia locale di Oak Brook ha richiamato 300 agenti stimando l’arrivo di circa 8.000 persone nella giornata di mercoledì e altre 3.000 per il giorno seguente. Quest’anno gli organizzatori avevano promesso che la protesta, che coinvolge anche lavoratori dei servizi, dell’assistenza sanitaria, del commercio, medici e aeroportuali, sarebbe stata la più grande e partecipata mai tenuta.

La lotta per un salario minimo di 15 dollari, sostenuta dal sindacato di settore, il Service Employees Union Internazionale (SEIU), ha avuto inizio nel 2012. Da allora le crescenti ed estese manifestazioni hanno contribuito a rendere il tema del salario una questione politica, con tanto di schieramento dei candidati alle elezioni presidenziali del 2016.

Mentre le proteste continuano, l’ex amministratore delegato di McDonald Ed Rensi ha dichiarato al programma statunitense Fox Business che piuttosto di portare il salario minimo a 15 dollari l’ora, l’azienda sta vagliando la possibilità di installare robot che sostituiscano i lavoratori in carne e d’ossa: “E’ più conveniente comprare con 35.000 dollari un braccio robotico di quanto non lo è assumere un dipendente che è inefficiente e chiede 15 dollari l’ora per l’insaccamento di patatine fritte”.

“Non ci fermeremo finché non vinceremo”, dice una lavoratrice di Burger King: “Faccio otto dollari l’ora. Per ascoltare i miei figli che dicono di essere affamati, è terribile, perché queste società non vogliono pagare e noi siamo quelli che li rendono ricchi”.

da:chicago86.org

 

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