InfoAut
Immagine di copertina per il post

Un regno di terrore di notte in Cisgiordania

Il racconto degli studenti dell’Università di Birzeit (vicino Ramallah) sulle incursioni dell’esercito israeliano nei villaggi e città della Cisgiordania

Aysha Shalash – The Lancet

Roma, 24 giugno 2014, Nena News – Noi, studenti palestinesi della Birzeit University nella Cisgiordania occupata da Israele, stavamo appena esaurendo il trauma dell’assassinio e il lutto di un compagno di studi dell’università di Birzeit, Saji Darwish [1] – ucciso dall’esercito israeliano di occupazione nel marzo 2014 – e la preparazione per gli esami finali, quando il regno di terrore notturno dell’esercito israeliano ha attraversato la Cisgiordania.

Tre giovani coloni israeliani illegali nella terra palestinese sono scomparsi il 12-13 giugno 2014, senza che alcuno ne abbia rivendicato la responsabilità. Eppure il governo israeliano continua a insistere che sono stati rapiti da Hamas, senza alcuna prova per confermare questa affermazione.

Questa scomparsa ha portato a incursioni notturne indiscriminate nella città e nei villaggi della Cisgiordania, arresti di massa, uccisioni, demolizioni di case, sparatorie, gravi restrizioni del movimento e un’escalation di violazioni e di misure punitive collettive contro la gente comune, non risparmiando nessuno, compresi noi studenti universitari; il tutto rendendoci difficile di concentrarci sugli studi. Tuttavia, nonostante tutto ciò che sta accadendo intorno a noi, abbiamo cercato di farlo lo stesso perché questo è il modo in cui affrontiamo queste devastazioni: insistiamo sullo studio e sul nostro diritto all’istruzione sotto l’occupazione militare israeliana, e su questa speranza per il nostro futuro sotto continua minaccia.

La notte del 18-19 giugno 2014, mentre eravamo impegnati negli esami finali di laurea, anche il nostro campus universitario è stato perquisito. [2] La maggior parte di noi ha letto la notizia appena successo, intorno a mezzanotte (sembra proprio che debbano venire sempre a mezzanotte per insinuare e intensificare la paura nei nostri cuori). Altri hanno sentito la notizia la mattina presto prima di incamminarsi per le strade della Cisgiordania disseminate di checkpoint dell’esercito israeliano, sperando, anche se molto incerti, di arrivare all’università, scoprire cosa fosse successo, e magari sostenere gli esami.

Mentre accadevano questi fatti, molti di noi stavano ancora studiando, ma hanno continuato a rimanere svegli tutta la notte, leggendo e guardando le notizie, e comunicando su e-mail e altri social media con gli altri studenti e i nostri insegnanti. Alcuni di noi hanno dapprima pensato, increduli, che ciò che era pubblicato su facebook sulla incursione nel campus fosse uno scherzo; tuttavia, contattandoci l’un l’altro, si trasformava ben presto in realtà.

Abbiamo letto e visto le immagini dell’esercito israeliano che riempiva le strade del campus, sfasciando porte di acciaio e di legno, rinchiudendo in una stanza tutte le guardie disarmate dell’Università, confiscando i loro telefoni cellulari, e costringendo la guardia responsabile del turno di notte ad aprire le porte d’acciaio mentre l’esercito che rompeva le porte in legno della facoltà di Scienze e dell’edificio della Student Union; e aumentando anche il caos soprattutto nella sala di preghiera delle donne, e distruggendo ogni cosa presumibilmente per trovare qualche prova della scomparsa dei tre giovani coloni israeliani.

Tuttavia hanno trovato solo le bandiere, i manifesti e gli accessori utilizzati nelle elezioni studentesche, li hanno confiscati e se ne sono andati intorno alle 03:30. I nostri livelli di stress si sono moltiplicati vedendo le immagini riempire le pagine di facebook di tutti. E abbiamo continuato a chiederci: perché stanno facendo questo? Non abbiamo fatto nulla di male? Perché stanno violando il nostro campus universitario e la nostra vita? Perché sconvolgono il nostro studio e i nostri esami? Perché stanno creando e mantenendo la paura, opprimendoci non solo con la forza bruta, ma rendendo la nostra vita quotidiana insopportabilmente insicura, creando incertezze terribili sul futuro, domani compreso, minacciando la distruzione del nostro futuro; accidenti! facendo in modo di negarci il più fondamentale dei diritti, il nostro diritto all’istruzione? Non siamo forse umani? Non abbiamo il diritto all’istruzione? A un futuro di speranza? A una vita in libertà di giustizia e pace? Perché il mondo non ascolta mai noi palestinesi?

E mentre leggevamo e guardavamo il nostro campus invaso, ci siamo chiesti se gli esami si terranno come previsto. Ci siamo chiesti delle strade per l’università e della loro sicurezza, e pensato che è meglio uscire di casa e dirigersi verso l’università diverse ore prima dell’esame, solo per assicurarsi di arrivare in tempo e non perdere gli esami, visti i posti di blocco dell’esercito israeliano e gli ostacoli che attendono la traversata. Abbiamo pensato che dobbiamo riuscire ad arrivare alla Università, semplicemente questo.

Come tutti i palestinesi, la nostra capacità di sopportare e resistere gravi violazioni dei nostri diritti è in genere alta, ma può essere compromessa in momenti come questo poiché vi sono limiti alla resistenza. Ma questa resistenza palestinese non toglie la paura che aleggia nel profondo del nostro cuore, e i ricordi ossessionanti delle violazioni passate o l’esperienza di quello che le incursioni dell’esercito israeliano possono fare alla gente. E così, alcuni di noi semplicemente siamo stati svegli tutta la notte, e abbiamo affrontato le strade molto presto per poi essere trovati da docenti e studenti sulle scale dell’Istituto in attesa che le porte si aprissero alle 08:00.

Ci siamo soltanto abbracciati. Altri che dovevano venire dalla regione meridionale di Betlemme della Cisgiordania, particolarmente sconvolta dall’assalto, non hanno dormito tutta la notte, e hanno affrontato con coraggio il viaggio, stanchi, insonni ed esausti, pregando di riuscire a percorrere la strada e arrivare agli esami con indosso un paio di jeans, scarpe da tennis e uno zaino nel caso che incontrassero un posto di blocco e dovessero salire per un sentiero sterrato di montagna se la strada principale fosse bloccata; e con un gran batticuore e zero aspettative, come hanno raccontato, pregando per un viaggio sicuro e di riuscire a completare degli esami, pensando che questa volta, senza più facebook prima degli esami, sarebbe meglio non sapere. Nena News

Aisha Shalash a nome degli studenti del 2 ° anno del Master in Salute pubblica, Birzeit University, Birzeit, Cisgiordania, territorio palestinese occupato, shii26@hotmail.com

Haneen Dwaib a nome degli studenti del 1° anno del Master in Salute pubblica, Birzeit, in Cisgiordania, territorio palestinese occupato, haneen.dwaib@gmail.com

* E’ possibile leggere l’articolo nella sua versione originale qui: http://t.co/MZCgfz7Q2A

(Traduzione di Angelo Stefanini)

 

da nenanews

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Valle di Susa, valle delle guerre d’Europa

Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per risolvere le proprie crisi con l’aumento del proprio potere, serve a depredare risorse umane e ambientali, devastare territori, cancellare culture, calpestando ogni diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ginevra: più di 60mila in piazza contro il G7 di Evian

I potenti della Terra da questa settimana si riuniscono a Evian-les-Bains per il consueto appuntamento annuale del G7.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Belfast città aperta

In seguito a un’aggressione avvenuta nella zona Nord di Belfast, un’ondata di violenze razziste ha minacciato le vite di numerose persone appartenenti a minoranze etniche, costringendole ad abbandonare le loro case date in fiamme. Si tratta dell’ennesimo episodio di un fenomeno che negli ultimi dieci anni ha spesso assunto caratteri di massa nel Regno Unito. Ma non è tutto, questa volta ci sono di mezzo pure Elon Musk e la difficile convivenza tra lealisti e nazionalisti.

Immagine di copertina per il post
Culture

On the road nel Nord Est

“Ma come fate a non sapere un cazzo del posto dove state?” dice Giulio a Doriano e Carlobianchi mentre stanno visitando la Tomba Brion, al che quest’ultimo gli risponde: “Non sappiamo un cazzo ma sappiamo tutto”.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Sciopero In’s polo logistico di Tortona: la polizia tenta di sgomberare il presidio ma lo sciopero continua

Ancora un tentativo di sgombero del presidio dei lavoratori In’s nel polo logistico di Tortona (AL) al sesto giorno di sciopero: ma il presidio operaio va avanti.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino: sciopero a Meat-To

Negli scorsi giorni si sono tenuti dei picchetti in solidarietà a due lavoratori del ristorante Meat-To a Torino.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Loiri Porto San Paolo. Cala Finanza, basta con il fumo negli occhi.

Ci viene inviato e ripubblichiamo volentieri questo articolo del Gruppo d’Intervento Giuridico che fa il punto sui progetti previsti sul territorio sardo, in particolare a Cala Finanza.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Porti di Resistenza: Bloccare la Macchina da Guerra e l’Economia del Genocidio

La storia ricorderà coloro che hanno bloccato le navi, non coloro che le hanno caricate. Da Genova a Newark-Elizabeth, dalla Calabria al Pireo e oltre, il messaggio risuona forte e chiaro: basta armi, basta carichi di armi.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Make your money work for you: ecco il reale obiettivo della transizione energetica

Proponiamo di seguito un’intervista che abbiamo svolto a un manager e consulente strategico del settore delle rinnovabili che tocca punti centrali oggi soprattutto in tempi di blackout..

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: sciopero alla BRT di Settimo Torinese dove venerdì è morto un autista schiacciato da un camion

Il sindacato SI Cobas ha proclamato uno sciopero e un presidio di protesta per oggi, lunedì 29 giugno, presso il deposito BRT di via Niccolò Paganini a Settimo Torinese.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico.