InfoAut
Immagine di copertina per il post

Dissesto idrogeologico. Intervista a un abitante del biellese.

||||

Abbiamo fatto una chiacchierata con un abitante del biellese, territorio che lo scorso venerdì è stato sconvolto da un’ondata di maltempo e alluvioni. È chiaro come i disastri come questo non siano frutto del caso o della natura, bensì siano il risultato materiale di una serie di scelte politiche ed economiche che hanno come priorità tutto fuorché la messa in sicurezza dei territori, la manutenzione, la costruzione di piccole opere necessarie. Anzi, se da un lato tutto questo non viene fatto, dall’altro lato la sovraproduzione, l’industria agroalimentare, lo sfruttamento del suolo e delle risorse moltiplicano le occasioni di calamità naturali che diventano ingestibili se affrontate nell’emergenza, portando alcuni contesti particolarmente fragili a subire danni e morti senza nemmeno qualcuno contro cui prendersela.

 

sul territorio biellese ci sono state negli ultimi anni altre alluvioni / frane?

Sul territorio biellese fenomeni di dissesto e allagamenti si verificano in continuazione. Particolari eventi di dissesto si verificano spesso in autunno ma anche in estate o in primavera. Ogni anno qualche strada crolla, un versante frana o un fiume esonda: allargando progressivamente la distanza tra gli insediamenti vallivi e collinari con la città di Biella e le principali arterie viarie del territorio. Eventi con un’entità paragonabile, da un punto di vista idrologico, a quello che si è verificato la notte di Venerdì 2 Ottobre ci sono stati nel 2002, nel 1993 e forse nel 1968. La stessa Arpa afferma che l’evento che si è verificato avrebbe normalmente un tempo di ritorno di 200 anni: dato che ci conferma come questi eventi si facciano via via meno eccezionali a causa dei cambiamenti climatici. Fortunatamente nel Biellese non ci sono state le morti e i danni verificatisi nell’evento tragico del 1968. Al di là degli eventi eccezionali le valli biellesi sono estremamente fragili e lo dimostrano i lavori di monitoraggio fatti dall’Arpa in cui si fa riferimento a una forte franosità, rischio esondazione ed fenomeni di erosione. Un elemento particolarmente critico è legato al trasporto solido, ossia al fatto che il corso d’acqua finisce spesso per riempirsi di materiale che frana al suo interno come alberi e pietrame. Ciò è quasi sempre dovuto ad una scarsa manutenzione del territorio come la rimozione di alberi caduti o a rischio, la pulizia dei fossi e dei torrenti spesso ingombrati da tronchi, ecc…

sono stati fatti dei lavori di messa in sicurezza? Cosa andrebbe fatto?

Negli ultimi anni sono stati fatti alcuni interventi di messa in sicurezza di versanti soggetti a frane o crolli, in certi casi è stata svolta la pulizia degli alvei di fiumi, ma è evidente che questi interventi non sono bastati. Ci sembra necessaria un cambio di paradigma che crei presupposti per la manutenzione dei versanti volta a ridurre l’apporto di materiale nei torrenti, su questo è chiaro che risulta centrale un modo differente di abitare la montagna. Se si guardano i documenti dell’arpa da tempo viene data indicazione di interventi che siano orientati al controllo dei fenomeni di erosione delle sponde specialmente in prossimità di infrastrutture viarie; come anche il miglioramento della capacità di deflusso in piena attraverso la rimozione di ostacoli ed impedimenti lungo l’asse del torrente.

In ogni caso il problema del dissesto idrogeologico è un tema di giustizia ambientale, nonché sociale, questi eventi rendono evidenti la necessità di lotte territoriali che spingano per un modo diverso di abitare le montagne: che non sia solo uno sfruttamento turistico, ma che metta in moto processi di cura necessari non solo per chi abita nelle aree interne, ma anche per chi abita nelle città a valle. Il compito futuro dei comitati e dei gruppi, tra cui il nostro, che hanno a cuore questi temi, sarà quello di rendere evidente questo approccio usa e getta delle montagne da parte di istituzioni e capitalisti: usate per divertimento durante l’estate e poi abbandonate al dissesto durante il resto dell’anno. Sarà quindi compito nostro nel futuro togliere spazio alla retorica della “coesione territoriale”[1] rendendo evidenti le sue ambiguità, per aprire una stagione di lotta che coinvolga le aree più fragili del nostro territorio, rendendo evidenti disuguaglianze ambientali che non si potranno risolvere con qualche passerella del politico di turno.

quali sono le cause di quest’ultimo disastro alluvionale? E che danni sono stati provocati?

Le forti piogge hanno aumentato la forza dei corsi d’acqua portandoli ad erodere le loro sponde e causando diversi crolli. L’acquedotto di Chiavazza è stato danneggiato, in più diverse condotte sono state rotte: alcune prese d’acqua sono state distrutte (per cui alcune parti del territorio sono senza acqua o con acqua non potabile), ma anche alcuni scarichi ora riversano sul torrente in attesa di essere sistemati. Diverse strade sono crollate (in particolare in valle Cervo, rimasta parzialmente isolata), oltre ad alcuni ponti, come anche diversi manufatti storici a cui gli abitanti erano legati in maniera particolare. Uno di questi era lo spazio Hydro[2], dove spesso trovava casa il Coordinamento Biella Antifascista, e dove Domenica avrebbe dovuto esserci un pranzo benefit per i/le compagnx antifascistx torinesi.

esistono dei comitati/gruppi che si occupano di questi temi? Che iniziative vengono messe in campo?

Nel biellese, nonostante sia un territorio abbastanza assopito dal punto di vista del conflitto  sociale, ci sono sempre state delle realtà che si sono occupati di ambiente: a partire dal comitato contro l’inceneritore “Fenice” a Donato, per arrivare al recente Comitato Salussola Ambiente è Futuro[3] contro la discarica di amianto a Salussola, riuscendo sempre ad avere un discreto coinvolgimento in termini numerici. Purtroppo invece Fridays For Future Biella ha avuto un ottimo esordio, ma da più di un anno è in una fase latente, speriamo che i giovani del territorio si ri-attivino, anche se è difficile visto che moltx, finite le scuole superiori, lasciano il biellese. Legambiente[4] e il comitato Tutela Fiumi di Biella sono sicuramente le realtà più attive nel monitoraggio e nella denuncia sul territorio, specialmente se parliamo di tematiche ambientali relative al dissesto e alla cura del paesaggio biellese.

quali sono i principali problemi legati all’ambiente, alla sicurezza e alla salute nel territorio biellese?

Oltre al discorso legato al dissesto, che entra a far parte del dibattito pubblico ogni qual volta frana una strada, i temi più sentiti che mi vengono in mente al momento sono qiuattro:

  • Nella bassa biellese, nel comune di Salussola, la Regione vuole realizzare una discarica di amianto, questo progetto è fortemente ostacolato dal comitato Salussola Ambiente è Futuro che ha portato già a forti rallentamenti, e con ogni probabilità il progetto verrà abbandonato del tutto, anche se l’allerta rimane alta.
  • Da molto tempo si discute della gestione delle acque, in particolare del rifacimento di una diga in valsessera per soddisfare il bisogno idrico in pianura, fortemente legato alle attività risicole. Legato al tema delle gestione delle acque vi è anche quello dell’installazione di centraline idroelettriche che avrebbero conseguenze molto gravi sulla fauna ittica dei torrenti.
  • Un altro problema, che abbiamo recentemente ripreso, è quello dello sfruttamento della Baraggia. Questa regione che si sviluppa dalla bassa biellese fino al vercellese è scenario da molti anni di esercitazioni militari, specialmente durante il periodo estivo, con l’impiego di mezzi pesanti e armi causando danni ambientali indelebili sia su fauna che vegetazione. Ovviamente la lotta per la salvaguardia della baraggia si intreccia da molti anni con l’antimilitarismo.[5]
  • Infine periodicamente vengono presentati sul territorio progetti per impianti di smaltimento rifiuti o bruciatori (spesso pirogassificatori) sovradimensionati, spesso spacciati per economia circolare, in realtà sono operazioni che richiedono di essere alimentate da quantità di materiale molto maggiore rispetto a quello prelevabile sul territorio. Risulta evidente come queste attività nocive si vadano sempre più a concentrare in aree del territorio nazionale in declino a più tentativi nella speranza di non incontrare un’opposizione locale: per questo un lavoro di continuo monitoraggio è fondamentale.
  •  

    [1]https://www.agenziacoesione.gov.it/strategia-nazionale-aree-interne/

    [2]https://www.facebook.com/spaziohydro

    [3]https://www.facebook.com/comitatosalussola.ambienteefuturo.5/

    [4]https://www.facebook.com/LegambienteBiella

    [5]https://radioblackout.org/2020/07/biella-iniziativa-antimilitarista-contro-le-esercitazioni-dellesercito/

     

    Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

    Articoli correlati

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

    Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi per l’Alta Felicità

    Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    1° giorno di Campeggio di lotta: da Venaus a San Didero

    Si è concluso ieri sera il primo giorno del Campeggio di Lotta No Tav, appuntamento estivo che ogni anno anima la Valle e desta sempre grande preoccupazione per la controparte.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    No Tav: estate di mobilitazione in Val Susa, dal campeggio di lotta all’Alta Felicità

    Sarà un’estate di mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa con una serie di appuntamenti che accompagneranno le prossime settimane. Si parte dal 17 al 19 luglio con il tradizionale Campeggio di lotta a Venaus, tre giorni di iniziative, dibattiti e momenti di presidio nei luoghi simbolo.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    Tre giorni in Basilicata a Luglio su energia, territori e resistenze

    Riceviamo e pubblichiamo un invito a partecipare a tre giorni in Basilicata a Luglio: “Spinoso Piazza di Energia Civica: Petrolio, Salute, Democrazia”

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    La “giusta misura” della propaganda di la Repubblica per Telt

    Confessiamo una certa invidia. Non capita tutti i giorni di vedere un reportage trasformarsi, senza quasi che il lettore se ne accorga, in un opuscolo promozionale.

    Immagine di copertina per il post
    Culture

    10 Anni di Festival Alta Felicità: costruiamoli insieme!

    24- 25 E 26 LUGLIO: FESTIVAL ALTA FELICITA’ 2026 – 10 ANNI DI MUSICA, SOCIALITA’, CULTURA E RESISTENZA
    Costruiamo insieme la decima edizione del Festival Alta Felicità!

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    Crisi climatica: il peso del consumo di suolo e il costo umano delle isole di calore. Intervista a Paolo Pileri

    Ancora caldo estremo in Europa, soprattutto in Spagna, alle prese oggi con temperature fino a 44 gradi tra Aragona, Catalogna e Valencia.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    Sull’ennesimo rogo nell’area industriale di Lamezia

    L’ennesimo rogo che colpisce l’area industriale di Lamezia non è un incidente da archiviare come una tragica fatalità.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    27 giugno e 3 luglio 2011: 15 anni di lotta e di resistenza

    Ci sono date che non appartengono al passato. Date che, ogni anno, tornano a ricordarci non soltanto ciò che è accaduto, ma ciò che siamo ancora chiamati a fare. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 sono due di queste.

    Immagine di copertina per il post
    Divise & Potere

    OPERAZIONE SOVRANO: ricominciano le udienze

    Lunedì 6 luglio ripartirà il dibattimento nel processo d’appello a carico dell* imputat* del Movimento No Tav, del centro sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav

    Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    Da Zvernec alla Val Susa: stesso modello imposto stessa lotta

    Sono immagini familiari a chi vive in Val di Susa quelle che arrivano dall’Albania, dalla spiaggia di Zvërnec e dall’area protetta di Vjosa-Narta.

    Immagine di copertina per il post
    Confluenza

    Alta velocità in Val Susa. Gallerie naturali e gallerie artificiali: l’ossessione per i buchi che conduce a un pozzo senza fondo. / Parte seconda: Rivoli-Rivalta

    La passeggiata informativa di Avigliana sul progetto alta velocità di RFI ha passato il testimone a quella svoltasi domenica 19 aprile tra Rivoli e Rivalta, altro tratto ampiamente interessato dall’opera.

    Immagine di copertina per il post
    Culture

    Bussoleno, 16 e 17 Maggio 2026: 15° edizione del Critical Wine

    Il Movimento NO TAV ha fatto del motto Terra e libertà coniato da Luigi Veronelli, ispiratore del Critical Wine, un suo slogan, personalizzandolo in Terra è libertà, come sa bene chi ha deciso di opporsi, a costo della vita, contro chi della terra e della libertà lo vorrebbe privare.

    Immagine di copertina per il post
    Crisi Climatica

    Dracula all’Avis e altri spettri: il nervosismo di chi difende la Torino-Lione

    C’è qualcosa di paradossale e, involontariamente comico, nelle dichiarazioni di Paolo Foietta pubblicate da la Repubblica. Dopo anni passati a presidiare, coordinare, spiegare e soprattutto difendere la Torino-Lione, oggi l’allarme è questo: in Val di Susa c’è un “vuoto politico”. E in questo vuoto, udite udite, “parleranno solo i No Tav”.

    Immagine di copertina per il post
    Culture

    Festival Alta Felicità 2026

    Ritorna anche quest’anno il Festival Alta Felicità.