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La lotta No Canal mette radici

Sebbene la lotta sia statta innescata da elementi della  sinistra più o meno antagonista ma il cuore della lotta sono gli abitanti dei paesini, dei quartieri degli spazi interessati dalla cantierizzazione. I quali inizialmente non sembrano troppo interessati al problema ma che finiscono con lo scuotersi dal torpore quando iniziano a vedere i cantieri. Fulcro di questa aggregazione sono i parchi (come in Turchia, nella lotta in difesa di Gezi Park).

Questo già ci consegna un primo dato fondamentale: una posizione di minoranze che difendono abitudini e un senso del tempo che vorrebbero residuale. Nel senso che i suoi tempi non sono quelli che dettano il ritmo dei cambiamenti del tessuto cittadino voluti dalla speculazione, dalla cementificazione, dalla finanza. I loro tempi sono ostinatamente ancora quelli scanditi per esempio, nel nostro caso, dai luoghi di aggregazione quali i parchi.Un dato fondamentale che vediamo declinato in vari modi ma che informa molte lotte attuali. Interclassista nell’accezione classica, ma imprescindibile per ricomporre pezzi di territorio (e di classe).

Domenica 16 febbraio si è tenuta una manifestazione unitaria con due i punti di concentramento: da Bonola e da Baggio. Centinaia di persone che sono scese in strada nonostante la pioggia battente.  Il corteo ha quindi divelto le recinzioni del parco Trenno, per poi entrare anche nel parco delle Cave, altra area verde che Expo 2015 insieme al Comune di Milano vorrebbero stravolgere per far passare canali inutili, dannosi e costosi.

Per comprendere meglio dinamiche e composizione, abbiamo fatto una  chiacchierata con Abo, compagno milanese attivo in questa lotta:

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da radioblackout


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