InfoAut
Immagine di copertina per il post

Notav, Chiara dal carcere: Io l’ho visto

Un continuo e impressionante succedersi di messaggi pubblici e privati, di prese di posizione, iniziative ed azioni, individuali e collettive, hanno puntellato questi mesi. Questo flusso di affetto ci ha tenuto sempre il cuore al caldo e riempito lo stomaco di farfalle, sensazioni che a volerle descrivere mancano le parole. Nessuno di noi si è mai sentito “stremato” o fiaccato dalla detenzione. La galera è lo stesso corto circuito di logica e di umanità per chiunque ci ha a che fare e quasi tutti l’affrontano, a differenza di ciò che è successo a noi, privi di qualsiasi sostegno affettivo, economico e legale, e senza nessuno che si strappi pubblicamente le vesti.

Non c’è stato un solo momento in cui ci siamo sentiti vittime, pure se a qualcuno (incredibilmente pochi per la verità) è ingenuamente sfuggito di mano di descriverci come tali, rivolgendosi alla stampa o addirittura alla politica, a cui non è mai stata nostra intenzione dire o chiedere niente.
(Per coerenza ed onestà non posso fare a meno di dire che provo una totale sfiducia per la categoria dei giornalisti e per quella dei politici di qualsiasi sponda o colore. Per entrambe l’unico interesse è la vendita del proprio prodotto commerciale e l’asservimento alla ricerca del consenso, adoperandosi per lo più per essere i portavoce dell’altrui cattiva coscienza. Ed entrambe, alla bisogna, possono mettersi la maschera dei sovversivi, dei sinceri democratici o dei boia a seconda del luogo e del tempo in cui si esprimono. I giornalisti che non si riconoscono in quanto appena detto sono probabilmente disoccupati, o lo saranno presto, o sono relegati ai margini della pubblica diffusione delle notizie. In ogni caso non potranno che ammettere di dividere il tetto e spesso il pane con qualunquisti, avvoltoi e sciacalli).
Scegliere di opporsi alla follia dello status quo può essere gravido di conseguenze. Non da ultimo il venire identificati come i nemici dell’umanità: malfattori,provocatori, violenti. Terroristi.

Non sentirsi vittime non significa certo accettare queste definizioni, ma riconoscere che un’ipocrisia tanto sfacciata quanto complice governa questo mondo. La stessa che riesce a chiamare “sviluppo” la continua e progressiva distruzione delle fonti di vita di ogni specie vivente, che è pronta a mandare alla forca chi riduce in frantumi i vetri di qualche gigante dello sfruttamento (umano ed ambientale), ma che “ignora” la devastazione che l’ENI, in nome del popolo italiano,porta ovunque posa le zampe. Che si indigna e tira fuori il petto se un tutore dell’ordine (e del privilegio) si sbuccia un ginocchio, ma nasconde la testa nella sabbia quando qualcuno viene deturpato per sempre o termina la sua vita in una caserma o in una prigione.
Eccetera, eccetera.

La realtà, senza veli, è triste e terribile. Ma a forza di guardarla bene capita anche di innamorarsi di un sogno di libertà, di autodeterminazione, di giustizia senza l’inganno della Legge, e di cercarlo ovunque si manifesti all’improvviso.
Io l’ho visto. In un Cie in fiamme. Nella fuga precipitosa di un ufficiale giudiziario che, Diritto alla mano,voleva sbattere qualcuno in mezzo a una strada. Nello sfregio ad un simbolo della disuguaglianza sociale. In una scritta sfacciata lungo le “preziose” vie del centro.

E l’ho vista sullo svincolo di un’autostrada, al tramonto, dopo tre giorni passati a dividere la rabbia e la paura per la vita di quel fratello appesa ad un filo a causa della solerzia dei servi del Tav. Migliaia di persone che sanno solo di non volersi muovere da lì. Qualcuno prepara una zuppa, altri danno fuoco a una barricata. E non solo per la polizia, è difficile identificare e capire chi fa cosa. Arrivano alla fine. Un mare di caschi blu. Inizia un lungo spingi spingi. Noi in saliti, visi scoperti, disarmati. Cerco tra gli altri i volti dei miei compagni. Nessuno di noi avrebbe mai scelto di essere così vulnerabile: ad un esame di guerriglia urbana, avremmo preso zero. Ma ci guardiamo sorridendo. Intorno a noi centinaia di persone cantano all’unisono “La Valsusa paura non ne ha”. Non è incoscienza, tutti sanno come andrà a finire. Ma il tempo si fa denso, i corpi si dilatano fondendosi e nessuno vorrebbe essere da un’altra parte.

Vaglielo a spiegare poi a certi omuncoli di bassa statura morale che non è dentro una legge che troveranno le parole per raccontare quella bellezza. E la determinazione, e la tenacia.

Ma a quanto pare non ci fanno paura, con le loro parole. Il concetto di terrorismo serve solo a prendere per il naso gli sciocchi e gli uomini di cattiva volontà. Questo è quello che è davvero successo con i nostri arresti. Non sono solo i soliti, testardi sovversivi a rispedire le accuse al mittente. Sono in molti ad annusare l’inganno e a capire dove va a parare: l’asso nella manica del terrorismo (non nuovo ad essere usata per reprimere chi lotta contro l’oppressione e lo sfruttamento e la devastazione) da applicare alle lotte sociali, et voilà. Ma la Procura, o chi per essa, fa male i suoi conti. Pensa di prepararsi un terreno su cui camminerà facilmente. Pensa di giocare d’anticipo e invece arriva troppo tardi. Ormai non c’è più modo che individui caparbi, intestarditi da un No ventennale, si facciano incastrare da qualche scaltro parolaio. E se su un piano sombolico l’accusa di terrorismo è già naufragata, potrebbe non passare neanche da un punto di vista legale. Ed è un bene che lo Stato non si fornisca tanto facilmente degli strumenti con cui terrorizzare molte lotte e molti lottatori. Non è possibile, però, ragionare molto oltre su quello che avviene nelle aule di tribunale. Non possiamo di certo aspettarci una pacca sulla spalla.

Ma la rivendicazione collettiva che si è incredibilmente dispiegata di quell’atto di sabotaggio riempie di forza. Perché siamo andati molto oltre dal dire che i terroristi sono loro. Siamo arrivati a dire che sotto quei cappucci, all’ombra di quella luna di maggio, c’erano i volti di tutti gli uomini e le donne che quel maledetto treno non lo vogliono. Le categorie di innocenza e colpevolezza scompaiono, diventano roba da scartoffie e contabili. “Quella notte c’eravamo tutti”. Nessuna sentenza potrebbe farci sentire più liberi di questa frase.

Chiara

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

letteranotav

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La frana in Molise e il prezzo della speculazione sui territori

Nonostante le aspettative tragiche del nostro governo, che prevedeva mesi e mesi di lavori per ripristinare la viabilità della costa adriatica, l’autostrada e la ferrovia nei pressi di Petacciato sono state riaperte entro 5 giorni dalla frana. Questo, tuttavia, fa emergere forti contraddizioni circa il monitoraggio e la tutela dei territori a rischio idrogeologico.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Una nuova offensiva estrattivista sulla Nostra America

Un giorno dopo di aver insediato il proprio Governo, il nuovo presidente di destra cileno José Antonio Kast ha ritirato 48 decreti supremi relativi a questioni ambientali emessi durante la precedente gestione e che erano sotto esame della Controlleria Generale.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La Pasqua resistente delle giovani: 4-5-6 aprile campeggio studentesco No Tav

In questi giorni si è svolto in Val di Susa il campeggio studentesco al presidio dei Mulini.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Vento, smarino e camion: la tempesta perfetta

In questi giorni il vento ha soffiato di nuovo forte sulla Valsusa. Raffiche che attraversano i paesi, sollevano polveri, entrano nelle case. È un fenomeno naturale, certo. Ma basta guardare a ciò che accadrà nei prossimi anni per capire che quel vento non sarà più lo stesso.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Un altro Salento. Carta non solo turistica

Siamo abituati al racconto del Salento come luogo idilliaco, alla narrazione romantica fatta di scorci magnifici, sabbie dorate, erbette di campo e ricci di mare, anziani sorridenti e giovani abbronzati. Ma le cose stanno davvero, soltanto, così?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Torino-Lione, Delmastro: No Tav come la Mafia.

Ai prossimi politicanti di passaggio: continuate pure a parlare e ad accusare, ma fate attenzione, perché poi tutto torna indietro.
Voi passate. Vi bruciate, vi riciclate, sparite. Il movimento No Tav dovrete per sempre metterlo in conto.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Tratta Avigliana-Orbassano. Il “Comitato di supporto” e il gioco delle tre carte: interramento, illusioni e rimozioni

Mercoledì 18 marzo in Regione Piemonte è partito il “Comitato di supporto” per la tratta nazionale Avigliana-Orbassano.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Herrenknecht: dalla Germania alla Val di Susa, passando per l’occupazione israeliana

L’11 marzo 2026, nello stabilimento Herrenknecht in Germania, è stata “consegnata” la prima delle due gigantesche talpe destinate al lato italiano del tunnel di base del Moncenisio.

Da Notav.info

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La réclame, ancor prima della talpa

Prosegue la narrazione sensazionalistica sull’avanzamento della Torino-Lione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Brasile: Vittoria indigena nell’Amazonas

Quanto successo nell’Amazonas in quest’ultimo mese rappresenta un chiaro e contundente trionfo dell’umanità che resiste, non si arrende e non si vende. Quattordici popoli che abitano le rive del fiume Tapajós sono riusciti a ribaltare la decisione del governo brasiliano di Lula, che privatizzava tre importanti flussi d’acqua: Tocantins, Madera e Tapajós.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Non a caso Thelma Tank – Alice libera subito

È arrivata la sentenza definitiva per Alice: 12 mesi di arresti domiciliari senza possibilità di messa in prova per i fatti dell’8 dicembre 2017.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Val Susa: accanimento contro Giorgio Rossetto, prolungata la detenzione a un giorno dalla fine della pena.Intervista a Nicoletta Dosio

E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il PM Padalino, il finanziere magnaccia e le fatture

Ieri abbiamo visto una vecchia conoscenza del movimento No Tav, il Pm Padalino, andare in televisione a piangere miseria per fine della sua infausta carriera, da PM anti-notav al trasferimento di forza come giudice civile all’Aquila.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: rinviata al 17 febbraio la decisione sul carcere per Giorgio Rossetto. Ma tornerà “libero” con sorveglianza speciale

La giudice del Tribunale di sorveglianza di Torino questa mattina ha rinviato alla prossima camera di consiglio, fissata per il 17 febbraio, la decisione sulla richiesta della procura torinese di revocare gli arresti domiciliari e predisporre il trasferimento in carcere di Giorgio Rossetto, storico militante antagonista torinese, per l’intervista a Radio Onda d’Urto rilasciata poche ore dopo lo sgombero del CSO Askatasuna il 18 dicembre scorso.