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Brasile: due mesi di rivolta e movimento

Sono passati due mesi dalla formidabile accelerazione del conflitto e delle pratiche di antagonismo sociale diffuso ad opera di centinaia di migliaia di brasiliani nei numerosi Stati della Confederazione. Ora, astraendone in qualche modo un “bilancio” in prospettiva, la maggiorparte delle persone assiduamente impegnate nei movimenti si dichiara fondamentalmente sorpreso dai benefici effetti di ricomposizione sociale causati dalla sollevazione.

Partendo da uno spettro quanto più ampio possibile, in decine di grosse città – anche solo per effetto-contagio – le decisioni prese dalle assemblee popolari di movimento, svoltesi in strada sia in momenti “caldi” che in altri meno concitati, hanno portato in prima battuta ad ottenere una brusca riduzione delle tariffe dei trasporti collettivi, o a porre fine ad aumenti eventuali. I deputati del Congresso brasiliano sono stati costretti a varare il decurtamento dei propri stipendi, a partire dalle lautissime quattordicesime  e quindicesime. I media generalisti, giorno dopo giorno, si sono visti obbligati a non poter occultare scientemente la cronaca di quello che realmente accadeva in piazza, sotto la pressione data dalla nascita di tanti nuovi media indipendenti e dalle occupazioni a ritmo continuo di testate e sedi televisive in segno di protesta. Molte persone provenienti dalle favelas si sono avvicinate a persone di ceto indubbiamente più abbiente, trovando spazio nei forum e nelle assemblee autoconvocate. Il dibattito istituzionale ha visto uno sconvolgimento effettivo della tabella di discussione giornaliera: temi come la “democratizzazione” delle forze di sicurezza pubblica, con la conseguente de-militarizzazione della polizia statale e lo smantellamento dell’oligopolio mediatico sono al centro di molte sedute parlamentari, terreni di possibile frammentazione a livello istituzionale.

Ultimo ma non per importanza, una nuova generazione di giovani si è coaugulata in una moteplicità di gruppi e collettivi movimentisti autonomi dalle forme di rapppresentanza tradizionale, lontane e quasi ostili alla sinistra riformista che si vede eclissata dall’ondata delle  proteste. Tantissime di queste nuove “entità” nate dal basso si strutturano essenzialmente in un mix di assemblee popolari e metropolitane focalizzate sulla vita materiale dei quartieri, con dinamiche simili a quelle della fase quantomeno iniziale delle acampadas spagnole;  altre si raggruppano intorno a “nuclei” movimentisti datati ma capaci di accelerare la portata destituente e anti-neoliberale dei movimenti. E’ interessante la connotazione sociale di queste “entità” in continuo progredire, nel senso che le assemble generalmente indirizzate a mettere a critica la forma dell’attuale democrazia neoliberale si concentrano nelle grandi metropoli in spazi urbani frequentati da un variegato ceto medio-basso, mentre quelle con un portato  tendente a mettere in discussione in maniera sistemica gli asset del potere confluiscono nelle cinture intermedie tra quartieri medio – bene” e quartieri poveri.

Risultati concreti dei movimenti coaugulatisi in assemblee e riappropriazione colletiva di spazi pubblici, sono incarnati nel salvataggio di numerosi edifici pubblici altrimenti destinati alla privatizzazione o ad essere abbattutti con fini speculativi: le nuove entità ora hanno un peso politico consistente nella ridefinizione dei territori.

Un altro fattore che viene spesso rimarcato nei comunicati di movimento è il bassissimo costo sociale che le nuove assemblee politiche  e tutti i momenti di protesta, occupazione, sabotaggio ecc  hanno apportato, a fronte invece del costo spropositato per l’impego degli agenti antisommossa, della polizia militare e altri reparti, con provvigioni continue di nuovi equipaggiamenti a seconda delle circostanze, l’uso spesso futile,se non come tentativo di deterrenza imposto barbaramente,di migliaia di gas lacrimogeni e pallottole di gomma e non: se la brutalità poliziesca era dapprima ampiamente manifesta per sedare i casi di insubordinazione nelle favelas, in questi due mesi ha svelato il suo volto infame a centinaia di migliaia di altre persone che comunque stanno avendo la determinazione di scendere in strada in piazza senza fronzoli, pur nella eterogeneità delle pratiche e le differenze di intensità del conflitto.

Un conflitto sociale che pare poter continuare scrivere pagine importanti nella storia odierna del paese latino e non solo,alla
faccia dei media generalisti europei che hanno taciuto una volta calato il siparietto della Confederation Cup di calcio, per riparlare di Brasile solo in occasione della pomposa visita del Papa.

Solo nella giornata in corso, sono da registrare occupazioni di edifici pubblici a Minas Geraìs, Fortaleza, e per il quarto giorno consecutivo prosegue l’occupazione della giunta municipale di Rio de Janeiro.

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