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STUDENTI CONTRO IL G7

Il 26 e il 27 Maggio si svolgerà a Taormina, in Sicilia, l’incontro dei sette capi di stato del mondo: Italia, Canada, Stati Uniti, Giappone, Francia, Inghilterra e Germania. Il G7 è uno dei tanti vertici che si sono realizzati storicamente, e che si realizzeranno, al fine di stabilire a tavolino assetti di guerra, assetti economici e politici che, a ricaduta diretta, incidono e trasformano la composizione sociale e culturale (a volte anche in maniera totalizzante) dei singoli territori.
Tra i temi principali su cui si incentrerà la discussione di questo vertice:
– SMART CITIES, anche definite “città intelligenti”, ovvero progetti di tipo urbanistico che mirano a modificare le città in funzione delle nuove possibilità spazio temporali del capitale, rendendo così le città meno distanti tra loro grazie a nuove infrastrutture e a innovazioni tecnologiche;
– CYBER SECURITY, riguardante l’ambito della sicurezza dei confini informatici dei paesi.
Due tematiche che ci parlano di innovazione e sviluppo per le città e, in generale, per i territori. Allora perché opporsi a questo vertice? Quali le rivendicazioni che in quanto studenti si potrebbero portare in un possibile percorso di opposizione al G7?

Il primo dato di realtà sono le conseguenze e le ricadute per gli assetti sociali e produttivi che il nuovo modello di sviluppo ha avuto, e sta avendo, nei territori. Il concetto di innovazione, oggi, si sostanzia nella costante privatizzazione di beni primari, di servizi e in generale di tutto ciò che dovrebbe essere considerato un “diritto” delle persone. Questo porta all’aumento della povertà sociale e alla biforcazione della forbice tra ricchi e poveri, biforcazione che si va cristallizzando sempre più. Gli interessi dei sette potenti non sembrano essere, dunque, quelli di innovare e migliorare le condizioni di vita della popolazione ma, al contrario, di ricavare sempre maggiore profitto dalle reti locali e territoriali a costo anche di precarizzare ai massimi livelli la vita delle persone.
Ancora più drammatico ci sembra il ruolo che assumono le università e le scuole, in generale l’ambito della formazione a livello governativo, all’interno di questi progetti di innovazione e trasformazione volti al profitto. Già dalle riforme del sistema universitario Moratti e Gelmini appariva chiaro l’obiettivo di diminuire progressivamente i finanziamenti statali agli Atenei e soprattutto al settore della ricerca, per un sempre più accentuato adeguamento al nuovo modello di sviluppo voluto dal sistema capitalistico e dalle lobby finanziarie. Infatti sono aumentati di gran lunga, da parte dell’istituzione universitaria, i finanziamenti per progetti realizzati tra università, aziende e Comuni promossi e incentivati dalle aziende stesse. Tra questi appunto le smart cities e la cyber security.
Nelle nostre università e nelle nostre scuole oggi vengono proposti bandi e concorsi per realizzare servizi Smart nei tratti turistici delle città, aree infrastrutturate con connettività wifi a banda larga e cloud privato, sviluppo dei siti web o mobile app e la messa in rete di tutti i servizi smart che dovranno essere “protetti” (ma da chi e da cosa?). Le smart cities non fanno altro che concretizzare i processi di gentrificazione delle città, e quindi di espulsione di intere fasce della popolazione dai centri città verso le periferie. I constanti aumenti degli affitti e delle bollette da pagare per chi vive nella propria città diventano sempre più insostenibili. Allo stesso tempo, viviamo all’interno di un sistema universitario e scolastico che ci impone continui tagli al welfare studentesco, alla ricerca, ai posti di lavoro per i docenti (soprattutto del Sud); i continui tagli vengono attuati in un quadro generale che vede scuole spesso inagibili e che gravano in condizioni di insalubrità, aumento del divario tra università di serie A (quelle del Nord) e di serie B (quelle del Sud). Non possiamo accettare che lo sviluppo immaginato per i giovani sia il lavoro gratuito presso Mc Donald, piuttosto che presso qualunque altra azienda. Non possiamo farci raccontare favole che parlano dell’importanza e dell’utilità che assume il lavoro gratuito negli stage e nei tirocini per il percorso di formazione di ogni studente, volti evidentemente soltanto allo sviluppo e allo sfruttamento di risorse umane e ambientali a favore delle grandi multinazionali (ad esempio l’Enel, CISCO, AMAT ecc).

Un altro dato di realtà è quello riguardante lo sfruttamento del Meridione. Dalla Campania in giù si registrano tassi di disoccupazione al 54% e al 40% nella fascia di età 15-24. Dal 2008 al 2015 478mila giovani hanno deciso di fare le valige e partire, di questi 133mila sono laureati. Sempre nel meridione si concentrano i due terzi dei poveri italiani. Non sembra casuale la scelta del luogo del G7. Perché proprio in Sicilia? La Sicilia nello specifico contribuisce alle percentuali citate ed è, contemporaneamente, diventata il campo di sperimentazione del capitalismo avanzato. La Sicilia è attualmente una delle regioni maggiormente saccheggiate e colonizzate dal grande capitale finanziario e neoliberale. Il territorio siciliano viene pensato ed agito esclusivamente come spazio della nuova produzione e riproduzione sociale della nuova economia dei flussi o economia globale. Dunque viene trasformata e riorganizzata in base alle esigenze e all’offerta che deve dare alla rete economica globale. Per questa riformulazione la Sicilia deve essere svuotata del tessuto sociale e relazionale che la caratterizzano e la determinano: i processi di de-finanziamento e de-qualificazione del mondo della formazione contribuiscono ai processi di disoccupazione giovanile in Sicilia e, soprattutto, di emigrazione forzata di massa verso il Nord Italia o all’estero. Oggi la tendenza dei sistemi governativi non è, evidentemente, quella di realizzare delle città, delle scuole e delle università a misura di chi le vive…ma a misura del capitale!

Crediamo che sia questo il motivo centrale che ci porta da studenti e studentesse, della Sicilia e non solo, ad opporci alla passerella politica dei sette potenti che ci sarà a maggio a Taormina, l’ennesima passerella in cui i sette governi faranno riferimento alle sorti future della popolazione in termini di agevolazioni e, di nuovo, di sviluppo in un’epoca storica in cui la crisi è dilagante e diffusa nei territori proprio a causa delle loro decisioni politiche ed economiche.
Non crediamo di dover restare a guardare una tale presa in giro da parte di chi ci governa e di chi continua ad utilizzare le nostre vite e i nostri territori per i loro giochi di profitto e di guerra.
Prendiamo posizione per resistere alla distruzione totale del sistema scolastico e universitario pubblico.

Contro lo sfruttamento del sistema scolastico
Contro l’aziendalizzazione e la privatizzazione di scuole e università
Contro il divario tra Nord e Sud
Contro i tagli al welfare studentesco
Contro il G7

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