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Fincantieri, gli operai dicono no a esuberi e cig

Le rappresentanze locali di Fim-Cisl e Uilm hanno fatto infatti marcia indietro rispetto al suddetto pre-accordo del 20 (allineandosi di fatto alle posizioni della Fiom) e chiedono ai loro rispettivi vertici nazionali di ritirare anch’essi le firme dai documenti definitivi. A giustificare la marcia indietro, stando alle ricostruzione dei due sindacati metalmeccanici, alcuni cambiamenti (per nulla sostanziali) che la proprietà avrebbe apportato al pre-accordo. Nella realtà a far cambiare posizione alle RSU che avevano firmato è stata la mobilitazione estremamente determinata degli operai che hanno accolto, dapprima con sgomento e quindi con rabbia, la decisione di firmare accordi che prevedevano licenziamenti. Gli “esuberi” nel campo produttivo della cantieristica che non sta risentendo in maniera determinante della crisi internazionale, il mercato cantieristico è anzi in lieve crescita, ed in un azienda leader del settore (posizione che gli errori di questo management, che dal basso della propria incapacità non si fa comunque scrupoli a minacciare licenziamenti, sta mettendo sempre più in discussione) sono il frutto di precise scelte di politica industriale. Utilizzare la retorica, ormai stra-abusata, della crisi, in nome della quale ogni sacrificio (per i lavoratori sia beninteso) è dovuto, per giustificare questi licenziamenti è dunque in questo caso impossibile. Non quindi il cambio di alcuni cavilli ma la pressione dal “basso” delle assemblee di fabbrica che hanno stabilito che nessun licenziamento può avvenire sulle teste degli operai hanno determinato il cambiamento di queste ultime ore, mettendo bene in chiaro che gli operai non hanno alcuna intenzione di sostenere (ulteriori) sacrifici.

I primi effetti di quanto avvenuto sono l’astensione dal lavoro degli operai palermitani fino al 2 di Gennaio, data in cui si terrà una nuova assemblea che stabilirà tempi e modi delle eventuali nuove iniziative di lotta.

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