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Pisa. Decurtati i punti dello sfratto dalla graduatoria ERP: famiglie si accampano al Comune

Per chi da mesi, da anni ha intrapreso tutti i percorsi coi servizi sociali, per chi vive in alloggi ottenuti con l’emergenza abitativa, per chi si è ritrovato sotto sfratto, in alcuni casi anche con la forza pubblica, si tratta di una vera e propria truffa. A conferma di ciò il fatto che per partecipare ai bandi per la morosità, i quali fanno arrivare i contributi pubblici nelle tasche dei proprietari di casa, i criteri di valutazione non sono stati altrettanto meno restrittivi. Si tratta di un tentativo di nascondere l’emergenza abitativa. 

Eppure le famiglie che in tutti questi mesi hanno lottato contro l’ostilità di assistenti sociali e commissioni sanno bene che il riconoscimento di quei punti e l’assegnazione della casa popolare è un diritto che spetta loro. Per questo i nuclei in graduatoria riunitosi in assemblea hanno deciso di quest’oggi di iniziare una protesta a oltranza sotto il Comune in vista della commissione che dovrà riesaminare le domande. Nel pomeriggio di oggi sono stati montati tende, gazebo, cucine. Un presidio che si organizza giorno e notte per pretendere che gli assessori comunali facciano rettificare la direttiva dell’assessore regionale, il riconoscimento dei punti per lo sfratto e per l’alloggio procurato, per poter partecipare in prima persona alla prossima commissione ERP. Al presidio di protesta è stato allestito anche uno sportello permanente per permettere anche a tutti gli altri nuclei a cui sono stati negati i punti in graduatoria di unirsi alla protesta per il riconoscimento dei propri diritti. 

La direttiva della Saccardi si pone in continuità con l’annunciata nuova legge regionale sulla casa che vedrà, oltre all’aumento dei canoni minimi di locazione nelle case popolari, per l’appunto anche il restringimento dei criteri di assegnazione di casa popolare. Proprio nella giornata di martedì, in risposta a questa minaccia, i movimenti per il diritto all’abitare nelle città di Firenze, Livorno e Pisa hanno protestato occupando la Regione Toscana e invadendo le sedi locali del Partito Democratico, alla guida della regione e responsabile di politiche abitative volte all’esclusione.

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