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Plaza Catalunya – 19 Maggio 2011: un piccolo resoconto

Prime considerazioni – colpo d’occhio

Sono arrivato in Plaza Catalunya alle 11:30 circa di ieri, 19 maggio. La piazza è molto grande e c’era un buon numero di persone,diciamo che era piena per metà. Nonostante l’occupazione della piazza sia “abusiva”, ovviamente secondo il governo e la polizia che hanno minacciato lo sgombero, la situazione è molto tranquilla.

Nelle diverse zone della piazza *dimostrant* hanno fatto dei banchetti che fungono da riferimento per le diversecommissioni: c’è quella che si occupa dei materiali,quella che si occupa di cucinare, quella che si occupa delle azioni,quella specializzata nella sanità e quella comunicazione. Questi banchetti sono in un certo senso la prima struttra che il movimento si è dato dopo la grande manifestazione del 15 maggio che a barcellona ha visto la partecipazione di circa 10mila persone.

Sia le persone direttamente impegnate nelle commissioni che * partecipant*,diciamo, occasionali, sono molto eterogene* per genere ed età. Ci son tantissim* donne e uomini di 50 anni e più che partecipano animamtamente alle discussioni e si danno da fare nelle cose pratiche (cartelloni,allestimento della piazza), anche se più della metà della piazza è composta da giovan*.

Inoltre la piazza è piena di cartelli: ognun* può scrivere dei cartelli e attaccarli in piazza per proporre temi di discussione, offrire suggerimenti, fare proposte, etc…Nel corso di tutta la giornata si susseguono le iniziative: intrattenimento per bambin*, performances, lezioni e seminari di docent* universitar* sulle cause della crisi, sull’economia e sul potere delle banche. Ma la cosa più bella sono le affollatissime assemblee che si tengono tutte le sere e che vedono la partecipazione di migliaia di persone.

Dopo aver dato un primo occhio alla struttura e composizione della piazza parlo con due persone: un militante di un gruppo socialista rivoluzionario e una ragazza che non fa parte di alcun gruppo strutturato, che si definisce come “spontaneista”. Dopo aver lavorato un pò di anni come addetta alle vendite in una grande azienda di spedizioni spagnola è stata licenziata e da alcuni mesi riceve il sussidio di disoccupazione. Dopo aver fatto un giro per barcellona torno nel pomeriggio e scambio quattro chiacchiere con un ragazzo che ha appena staccato da lavoro. Non voglio tediarvi con i singoli dialoghi quindi vi farò una sintesi dei concetti che sono stati ripetuti con più forza nel corso delle tre chiacchierate.

La mobilitazione

I nomi che si è data la mobilitazione sono molti: DRY (Democracia real ya),M15 o “movimento de* indignat*”. Già i nomi fanno un pò capire quali sono i principali temi e l’intenzione della mobilitazione. Questa prima comprensione mi è stata confermata dai discorsi fatti con alcun* ragazz* della piazza. In sostanza i temi portanti della mobilitazione sono:

A- Mobilitazione contro il potere bancario che detiene ingiustamente gran parte delle ricchezza ed ha grandissimo potere e possibilità di ricatto sei nei confronti delle istituzioni politiche che nei confronti de* cittadin*. Si prova molto ribrezzo e odio contro l’opulenza di quest* ricch*. C’è l’aperto rifiuto della retorica del TINA (there is no alternative) che viene di solito utilizzata per giustificare l’erogamento di finanziamenti alle banche (non c’è alternativa, altrimenti la banca fallisce e falliamo tutt* di conseguenza).

B- Via d’uscita dalla povertà che attanaglia la spagna in genere e la catalogna in particolare (la ragazza con cui ho parlato mi diceva che * cittadin* catalan* che vivono sotto la soglia di povertà sono più del 50%) tramite una nuova organizzazione e distribuzione del lavoro e delle ricchezze ( a partire dalla gestione dei concorsi alla abolizione delle forme di lavoro precarie ad un maggior potere contrattuale de* lavorator* nei confrnti delle aziende)

C- Diritto all’insolvenza (tema ricorrente è la quasi necessità di indebitarsi per avere i beni primari (casa) e la conseguente impossiblitàdi pagare i mutui

D- Rifiuto della classe politica così com’è e volontà profonda di ridefinire i momenti istituzionali. In particolare ciò che si attacca nella politica sono da un lato la corruzione e la gestione clientelare del potere e della ricchezza che esso può gestire, dall’altro la loro totale sottomissione agli interessi dei banchieri

E- I riferimenti alle rivolte nel mondo: da una parte piazza Tahrir come esempio di democrazia reale, dall’altra l’Islanda come esempio di popolazione che si è ribellata in maniera (fino ad ora) vicnente allo strapotere bancario decidendo di non rimettere i debiti

F- Volontà di ridefinire il concetto di giustizia sottraendolo al monopolio statale e risignificarlo attraverso una partecipazione di base. Uno dei discorsi ricorrenti è ad esempio “chi è che decide che l’assembramento in piazza sia illegale e al contempo decide che è giusto che io guadagni 600 euro al mese nel momento in cui lo stato dà i soldi ai banchieri”?

G- Pur concordando su questi punti fondamentali il movimento è eterogeneo e si compone di gruppi strutturati e di partecipanti spontane* (anarchic*, marxist*, squatters, spontaneist* sindacalist*). Ovviamente i gruppi non rivendicano in alcun modo l’identità e si sono sciolti nell’ampio movimento

H- Il movimento risente anche dell’eterogeneità, nel senso che le parole d’ordine, a parte queste più generali econdivise, sono tantissime e molto condivise. Un esempio: ci sono cartelli che parlano di indinazione e lì vicino altre che dicono”dall’indignazione all’autorganizzazione”. Una fase tipica e fisiologica nei movimenti molto partecipati e in maniera così eterogenea.

Brevissime considerazioni

Stanti le particolarità catalane, mi pare indubbio che il tipo di protesta sia europeo: opposizione allo strapotere del capitalismo di tipo finanziario, alle politiche del fondo monetario internazionale. Opposizione alle politiche di taglio nei campi dell’istruzione scolastica e universitaria e nella sanità. Volontà di riorganizzare le strutture ecnomiche e sociali superando l’oligarchismo decisionale che perpetua un sistema capitalistico- finanziario intimamente e pervasivamente corrotto, visto come una delle principali ragioni per cui noi non abbiamo un presente e un futuro.


Giacomo Ficarelli
                                                                                                                                    Barcellona 20/5/’11

Set fotografico (più che amatoriale)


ps.:  In plaza catalunya c’è anche spazio per ricordare Patricia Heras, precaria e attivista queer suicidatasi  il 26 aprile.

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