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Bologna, azione all’aeroporto Marconi contro Turkish Airlines

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Azione questa mattina all’aeroporto Marconi di Bologna. Decine e decine di persone appartenenti ai centri sociali, ai collettivi studenteschi, alle reti transfemministe, alle associazioni internazionaliste della città hanno bloccato i gate della compagnia di bandiera turca, la Turkish Airlines. Voli con destinazione Istanbul sono stati rallentati mentre si comunicava la necessità di continuare a stare al fianco di chi cobatte in Rojava contro l’incasione turca. Prossima iniziativa di mobilitazione su quanto avviene nella Sira del Nord-Est sarà sabato 19 ottobre, ore 15, piazza XX Settembre. Di seguito il comunicato sull’azione delle realtà partecipanti:

Da ormai una settimana la Turchia ha dichiarato guerra alla Siria del nord e dell’est. Davanti agli occhi del mondo, Erdogan sta invadendo e bombardando l’esperienza confederale del Rojava. Le notizie che ci arrivano dal fronte testimoniano la brutalità di questo attacco: le morti dei civili già non si contano ed è di qualche giorno fa la notizia dell’esecuzione dell’attivista femminista Harvin Khalaf, stuprata e uccisa barbaramente dai miliziani armati dalla Turchia.

Non è un caso che questi siano i mezzi con cui si combatte questa guerra. Quello che la Turchia vuole ottenere, infatti, non è soltanto l’annessione del Rojava ai propri confini, ma la distruzione di un simbolo e di una pratica di resistenza, la riduzione al silenzio delle donne e degli uomini che vivono e lottano in quelle terre. L’annientamento di chi negli ultimi anni è stato in prima linea militarmente contro l’Isis, difendendo la libertà di tutte e tutti; di chi ha immaginato e creato una società diversa.

Rojava non significa soltanto resistenza al terrorismo e all’oppressione, ma soprattutto rivoluzione femminista e ambientalista, liberazione dall’oppressione capitalista e patriarcale. Questa lotta non è una lotta locale, bensì globale, perché ha messo al centro un processo di autodeterminazione, di autodifesa e di costruzione di una realtà che mette in discussione l’esistente, in Rojava e ovunque. Per questa ragione fa paura e, anche per questa ragione, si trova oggi abbandonata di fronte all’attacco turco. Un’invasione resa possibile dalla complicità americana e dall’indifferenza europea e mondiale. La cosiddetta comunità internazionale, oggi, difende la dittatura, il terrore e la violenza e abbandona chi lotta per la liberazione di tutte e tutti.

Esemplare il caso italiano, dove si dichiara la sospensione del rifornimento d’armi alla Turchia, nonostante i finanziamenti siano già stati stanziati fino a fine dicembre. Dove, a parole, sono tutti vicini al popolo curdo, ma nei fatti si censurano le pagine che riportano notizie dalla Rojava e persino le foto dei cortei di solidarietà.

A ridurre alla più totale inettitudine l’Europa basta la minaccia di Erdogan di aprire le frontiere al passaggio delle e dei migranti. Una paralisi complice, perché frutto di quegli interessi e compromessi politici che giocano costantemente sulla dignità delle persone, sulla loro libertà di movimento, sulla loro vita.

Contro tutto questo la scorsa settimana in moltissime città d’Italia, come a Bologna, ci sono state manifestazioni e cortei: il mondo è esploso in un grido di solidarietà, anche nella Turchia di Erdogan dove le mobilitazioni delle compagne e dei compagni sono state però represse con violenza.

Come ci insegnano dal Rojava la solidarietà è un’arma e in questo momento più che mai vogliamo utilizzarla per chiedere la fine di questa guerra, la fine di ogni accordo politico-economico con la Turchia. La rabbia delle combattenti e dei combattenti della Siria del Nord e dell’Est ci impone di schierarci dalla loro parte, di mostrare al mondo che siamo schierati dalla parte della Rojava, della libertà e della rivoluzione femminista, che siamo ostinatamente dalla parte delle e dei profughi che scappano dall’orrore e di tutte le e i migranti che continuano la loro lotta attraversando i confini.”jin jiyan azadi”!

Per questa ragione siamo qua per condannare ogni accordo tra l’unione Europea e Turchia e stiamo bloccando il volo di Turkish Airlines.

 

Rete Jin, Non Una Di Meno, Vag61, Laboratorio Crash, Collettivo Universitario Autonomo, Circolo anarchico Berneri, Làbas, Tpo, Xm24, Coordinamento migranti, Connessioni Precarie

 

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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