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Brasilia, il corteo assalta i ministeri. Temer schiera l’esercito

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Centina di migliaia di persone in piazza a Brasilia chiedono le dimissioni del presidente Temer: assaltati i centri del potere della capitale, il governo schiera l’esercito.

Sono almeno 150.000 i manifestanti che, arrivati da tutto il Brasile, ieri hanno inondato le strade della capitale per chiedere le dimissioni di Michel Temer, messo al potere alla fine di agosto quando l’ex presidente Dilma Rousseff, messa in stato di accusa per impeachment, era stata definitivamente destituita dalla carica. Temer è al centro delle proteste dopo che un quotidiano brasiliano ha rivelato che tra i materiali dell’inchiesta “Lava Jato” (lo scandalo che ha interessato praticamente tutti i partiti per i 3 miliardi di dollari pagati dal colosso petrolifero statale Petrobras), figura anche una registrazione in cui l’attuale Capo dello Stato avrebbe comprato il silenzio dell’ex presidente della Camera, Eduardo Cunha (accusato di corruzione e in carcere dall’ottobre scorso) per non essere tirato in ballo a sua volta nell’inchiesta.

Ma la rivolta contro la corruzione si inserisce in un contesto segnato già da una forte opposizione alle politiche del governo in materia di lavoro e dall’insofferenza verso le misure di austerità varate da Temer, che hanno portato a pesanti tagli alla spesa pubblica.

Durante l’imponente corteo di ieri, che ha puntato verso il palazzo presidenziale, sono esplosi violenti scontri con la polizia: i manifestanti hanno affrontato con sassi e molotov le migliaia di agenti schierati nella capitale, che hanno sparato sulla folla gas lacrimogeni e granate stordenti ma anche colpi di arma da fuoco (si parla di almeno 5 persone ferite dai proiettili). Scontri e assalti hanno interessato diverse zone dell’’Esplanada dos Ministérios’, l’area che riunisce i centri del potere della capitale e del paese. I manifestanti hanno dato l’assalto al ministero dell’agricoltura, appiccando il fuoco ad alcune parti dell’edificio, e hanno cercato di invadere anche quello dell’economia.

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A quel punto tutti i ministeri sono stati evacuati e Temer ha dato ordine di schierare l’esercito per le strade di Brasilia. Il provvedimento, varato in tutta fretta facendo ricorso all’articolo 142 della Costituzione federale, sarà in vigore fino al 31 maggio, ma il presidente si è detto pronto a prolungarlo se le proteste non si placheranno. La decisione, formalizzata da un apposito decreto e comunicata dal ministro della Difesa, ha suscitato un rimpallo di responsabilità e critiche tra maggioranza e opposizione.

Nel frattempo la Corte Suprema ha aperto un’inchiesta per intralcio alla giustizia contro Temer, che ha però gridato al complotto lasciando intendere di voler rimanere saldamente aggrappato al potere di fronte alle richieste di dimissioni. Nella crisi politica e istituzionale che scuote il Brasile, il governo ha perso anche Sandro Mabel, assessore speciale di Temer, contro il quale sono state avviate indagini per corruzione e intralcio alla giustizia. È il quarto assessore del presidente ad andarsene in 5 mesi.

 

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