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Brazil2014: scontri a San Paolo a tre giorni dai mondiali. La Rousseff mobilita l’esercito

Domenica il Tribunale regionale del lavoro ha dichiarato lo sciopero a oltranza intrapreso “illegale”, sentenziando che fosse garantito il 100% del servizio nelle fasce protette e 70% durante gli altri orari e multando il sindacato di 100 mila reais (circa 33 mila euro) per ogni giorno di astensione lavorativa, oltre ai 500 mila reais qualora i lavoratori non tornassero ai propri posti di lavoro. Questa provocazione però non ha scalfito la determinazione dei lavoratori, i quali hanno annunciato che lo sciopero proseguirà finché il governo non accetterà di concedere l’aumento salariale del 12,6% (per adesso l’offerta delle autorità è ferma al 8,8%: uno stipendio comunque troppo basso per una vita dignitosa).

Così lunedì alle 5 del mattino i dipendenti sono tornati nella metro ma per farvi dei picchetti. Circa un’ora dopo le unità della polizia militare hanno letteralmente invaso le fermate bloccate dai lavoratori, tentando di sgomberare i presidi. Circa 70 lavoratori sono stati fermati e di fatto chiusi nella metro dagli agenti, altri 13 lavoratori sono stati portati in questura per essere denunciati. La stazione Ana Rosa è stata aperta solo verso le otto, con le unità della polizia militare che sono rimaste in loco per tutta la giornata. All’esterno si è creato un presidio di solidarietà, al quale sono accorsi studenti e lavoratori del Movimento MTST: la fascia della popolazione che da oltre un anno si batte contro le espropriazioni, lo sperpero di denaro pubblico e la colonizzazione firmata FIFA, quella fascia accomunata dall’esigenza di mettere al primo piano i bisogni reali del paese. Ancora una volta la polizia militare ha aggredito i solidali, sparando gas lacrimogeni e granate stordenti. Oltre la violenza della polizia, le autorità locali hanno deciso di utilizzare la tattica del ricatto, annunciando il licenziamento di 60 lavoratori e la valutazione del licenziamento anche per i 13 lavoratori portati in questura. In tarda serata è stato organizzato un tavolo di dialogo tra il sindacato e le autorità locali, il quale è finito con un nulla di fatto: i dipendenti hanno dichiarato di continuare lo sciopero finché i loro colleghi non verranno reintegrati, il responsabile dei trasporti ha affermato con arroganza che i licenziamenti sono più che leciti dato che il servizio non è offerto.

In questo clima di tensione, la presidente Dilma Rousseff non fa altro che gettare benzina sul fuoco, schierando nelle città decine di migliaia di soldati. Le foto che ritraggono le unità mobilitate dell’esercito ricordano più i preparativi per una guerra che i preparativi per una festa che ha il compito di dimostrare che il “Brasile è un paese all’avanguardia”. Lo confermano anche le parole del comandate della Difesa della regione Brasilia, il quale ha dichiarato che le forze armate controlleranno le linee elettriche, le riserve idriche, lo spazio aereo e garantiranno la sicurezza dei capi di stato. Stamani gli abitanti delle case vicino allo stadio Maracana si sono svegliati con missili e basi militari installati sui tetti delle loro case. Intanto in molteplici città brasiliane sono state lanciati cortei, mobilitazioni e iniziative in concomitanza con la cerimonia d’apertura.

 

 

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