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Cina, altre 14 morti sul lavoro

In questo caso l’incidente si è verificato a Foshan, nel Guangdong (Sud Cina), nel dormitorio vicino alla fabbrica di ceramica Shengfeng Ceramics. Gli incidenti sul lavoro sono una costante nel turbocapitalismo cinese, basti pensare che solo l’anno scorso hanno perso la vita solamente nel campo del lavoro in miniera 2423 persone, poco meno di un centinaio rispetto a tutte le perdite della Coalizione in Afghanistan in 10 anni di guerra.

Molto spesso le condizioni sul lavoro di questo tipo derivano dalla corruzione profonda che attraversa i governi locali soprattutto nel Sud, dove è maggiormente concentrata la presenza di industrie manifatturiere. Il governo centrale finge di mostrare dolore e condanna spesso la corruzione delle enità locali, ma di fatto è complice di un sistema in cui non sono permesse le costituzioni di sindacati autonomi ( l’unico sindacato ammesso è il filogovernativo ACFTU, dove spesso i rappresentanti sindacali sono ex colletti bianchi).

Eppure negli ultimi anni la conflittualità sociale autorganizzata è aumentata esponenzialmente –seppur nelle forme dello spontaneismo radicale – sapendo anche approfittare delle nuove possibilità offerte dal microblogging (utilizzando il cinese Sina Weibo, omologo mandarino del nostrano Twitter) nel coordinare le proteste e far emergere quelle notizie che le agenzie di stato coprono. Esemplare il caso dell’incidente di Wenzhou..

Il prossimo autunno vedrà la salita al potere della cosiddetta quinta generazione di leader, con Xi Jinping destinato a prendere il posto di Hu Jintao. In molti parlano di una svolta obbligata per la Cina, visti i venti di crisi, verso il rafforzamento del suo mercato interno. Ma questo presupporrebbe l’avvio di imponenti investimenti pubblici nel Welfare, nella Sicurezza sul lavoro, nell’aumento dei salari…accetteranno i corrotti governanti e capitani d’industria di città come Foshan e Shenzhen di perdere parte dei loro enormi margini di profitto?

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