InfoAut
Immagine di copertina per il post

Cina: demolizioni, attivisti e lavoratori

 

Almeno virtualmente si poteva perfino vincere: in un videogame uscito lo scorso anno un’ipotetica famiglia cinese di un qualsivoglia villaggio o città aveva la possibilità di lottare strenuamente, fino a sei livelli successivi di resistenza, usando armi casalinghe e ferrea determinazione, contro gli sgherri mandati a fare il lavoro sporco: fargli mollare la casa, per poter finalmente distruggere, demolire e procedere alla costruzione della Nuovissima Cina.

In Nail Household Fighting Against Demolition Squad – videogame prodotto dalla Mirage, ma già sparito dal web cinese – gli inquilini dell’ultima misera baracca appollaiata su un pezzetto di terra allungata, quasi sempre lavoratori sottopagati, poveracci il cui trasloco significa la demolizione della propria storia sociale, potevano vincere. Nella realtà le demolizioni, le ricostruzioni, segnano invece il passo dello sviluppo cinese, senza lasciare spazio a finali lieti o a dietrofront delle autorità. Nel momento in cui i vertici politici da Pechino si riversano a Washington con un fare vagamente da gradassi, da vincitori ormai prossimi al sorpasso, in Cina, sotto la patina di nuova potenza mondiale, ribollono conflitti e contraddizioni: demolire e costruire, sfrattare e ripopolare, ferire e incassare.

Cambiare casa è glorioso, in un drammatico gioco di slogan riattualizzati dalla dirigenza cinese. Uno straziante ballo con caratteristiche cinesi, fatto di picchi, ripetizioni, silenzi e drammi. Dopo un anno segnato dagli scioperi operai che hanno contraddistinto l’emergere di una nuova generazione di lavoratori, non più disposti ad essere la schiena martoriata dei successi nazionali, il 2011 si è riaperto come si era chiuso: con un altro suicidio alla Foxconn, la fabbrica che assembla, tra gli altri, gli iPhone, dove negli ultimi tempi stessa sorte è toccata ad almeno tredici giovani dipendenti.

Si tratta dell’ennesimo avvenimento di una lista inattesa di eventi che ha segnato le recenti vampate di magma cinese, che tiene insieme lavoratori, vittime delle demolizioni, e netizen cinesi. Infatti, come nel gioco on line in cui il signore e la signora Ding potevano difendersi dalla demolizione e dall’inesauribile potere del chai, il carattere usato per segnalare sui muri gli edifici da abbattere, c’è l’altro lato della medaglia: un’intensa solidarietà e volontà di chi anima il web cinese, pronto a sfatare ricostruzioni ufficiali. Come i lavoratori del sud-est cinese, il polmone della crescita, con i loro scioperi e la loro determinazione a non fare la stessa vita dei propri padri, sviluppando le proprie battaglie anche grazie a un uso naturale dei nuovi strumenti in loro possesso (il web ma anche i cellulari), anche i netizen cinesi indicano un cambiamento generazionale. Grazie a loro, su tante storie di ordinario progresso cinese si è fatta una luce diversa dal solito. Fatti accaduti in sequenza, a sottolinearne ancora di più i dati in comune: si tratti della morte di un attivista, di una contadina schiacciata da una scavatrice, di un giornalista ucciso dalla mafia locale, o delle minacce a un avvocato impegnato nell’ambito dei diritti umani. Situazioni diverse ma dall’origine comune: lo sviluppo inarrestabile della Cina e tutto ciò che socialmente ne consegue. La morte di Qian Yunhui, 53 anni, attivista impegnato contro gli espropri delle terre, ha fatto il giro del web cinese e non solo, complici anche alcune terribili foto dell’accaduto scattate con un cellulare da un testimone. Il tragico evento è stato uno dei topic più caldi delle chat e dei social network cinesi, dati i molti dubbi legati alla morte dell’attivista. Secondo i media ufficiali la vittima era tossicodipendente; nel frattempo, si scopriva che i suoi famigliari erano stati arrestati e poi rilasciati, forse per impedire che potessero rilasciare dichiarazioni scomode. Poche certezze, perché a porre in dubbio la veridicità delle ricostruzioni ufficiali sono stati proprio i netizen cinesi. Stesso copione per il caso del giornalista investigativo Sun Hongjie, redattore del Northern Xinjiang Morning Post. Aggredito un mese fa da una banda di gangster, sarebbe morto per le ferite riportate in quella che la polizia ha etichettato come una disputa personale.

Ma i colleghi del giornalista hanno rivelato che Sun stava indagando sulle demolizioni forzate, finendo per indispettire – con le proprie inchieste – non pochi funzionari. “Finché non ci sarà un’indagine indipendente, la spiegazione ufficiale della morte brutale di Hongjie deve essere presa con molto scetticismo”, ha detto alla Bbc Bob Dietz, coordinatore di un’associazione per la protezione dei giornalisti. La polizia locale ha arrestato sei persone sospettate di essere coinvolte nella vicenda, ma su internet rimbalzano indiscrezioni e indagini personali che stanno mettendo in forte dubbio la versione ufficiale delle autorità cinesi. C’è stato poi il caso dell’’avvocato Teng Biao, che ha pubblicato in rete il trattamento poco ortodosso ricevuto dalla polizia dopo essersi recato presso un altro avvocato, recentemente messo ai domiciliari per le sue attività a favore dei diritti umani. Infine la terribile vicenda di Li Li: il 3 gennaio a Zhumadian, un villaggio nella provincia dello Henan, Li Li, una contadina che stava protestando contro le costruzioni coatte in corso nella zona, è stata schiacciata da una scavatrice, nell’indifferenza generale di operai e personale in uniforme. Trasportata dopo pochi minuti in ospedale, a soli 38 anni è morta. Una tv locale dello Henan ha trasmesso poco dopo un servizio sull’accaduto, schierandosi di fatto dalla parte degli abitanti. Il video mostra il corpo di Li Li schiacciato dalla scavatrice, i soldati impassibili a pochi metri dalla vittima. Alcuni addirittura sembrano parlottare e ridacchiare tra di loro.

Secondo la stazione televisiva, alcuni abitanti di Zhumadian avrebbero dichiarato di aver sentito il responsabile locale dei lavori, tale signor Zhang, dire: “Ne investo uno e me ne prendo la responsabilità, ne investo due e me ne prendo la responsabilità, ne investo otto o dieci e me ne prendo la responsabilità…voglio vedere chi si azzarderà di nuovo a intralciare i lavori”. Nelle tragedie di vita quotidiana cinese si può però scorgere una presa di coscienza civile, siano lavoratori, siano attivisti online. A questo proposito Guido Samarani, professore di Storia della Cina contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, afferma: “Sembra che in Cina ci siano stati dei progressi. C’è sicuramente una presa di coscienza, se non sociale, remunerativa e salariale dei diritti individuali e collettivi dei lavoratori.

A renderlo evidente non sono solo i recenti scioperi di fabbrica ma tutta una serie di manifestazioni di villaggio legate a persistenti condizioni disagiate di lavoro. Basti pensare allo stillicidio delle miniere con la sicurezza sul lavoro ancora assolutamente carente. Lo sviluppo economico ha generato la diffusione di nuovi bisogni, ed è fisiologico che l’operaio cinese, vedendo crescere attorno a lui la ricchezza del paese, inizi a pretendere dei salari più adeguati.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

casacinademolizioni

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi sono i New IRA nel 2026 e di cosa sono ancora capaci?

Il sequestro di una bomba contenente quasi 400 grammi di Semtex ha riacceso i riflettori sulla rete, sul reclutamento e sulla persistente minaccia rappresentata dal gruppo repubblicano dissidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I coccodrilli di Ben Gvir sono l’ultima arma utilizzata da Israele nella sua guerra animale contro i palestinesi

Dagli scritti coloniali di Herzl ai cani da attacco, dai cinghiali alle prigioni con fossato di coccodrilli, gli animali sono stati a lungo impiegati nel progetto sionista per terrorizzare i palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Territorio infrastruttura di guerra: esce il secondo numero del bollettino “HUB”

Questo secondo numero di HUB raccoglie articoli e approfondimenti sui flussi bellici, sui nuovi investimenti nelle infrastrutture “civili” dual use, sulle fabbriche di armi e sulla loro filiera nei territori, con un approfondimento dedicato a Leonardo S.p.A.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La scintilla a Tell: come la Resistenza di un villaggio ha sconvolto la strategia israeliana in Cisgiordania

La Cisgiordania non rimarrà in silenzio per sempre; si solleverà nel momento e nel luogo scelti dal suo popolo, rendendo inutili le previsioni politiche convenzionali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

India: il movimento degli “scarafaggi” continua le mobilitazioni e si estende. Gli agricoltori si uniscono alla protesta

I giovani in India sono stanchi, ci sono disoccupazione e sotto-occupazione molto alte. Se il governo non tratterà seriamente sulle richieste concrete del movimento degli Scarafaggi, quest’ultimo dilaga.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La guerra tra poveri non è una soluzione. E’ una scelta politica

Mentre procede lo sgombero di Scordovillo, c’è chi prova ancora una volta a costruire il racconto più semplice: mettere gli ultimi contro gli ultimi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Dina, libera dalle carceri libiche

Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’annessione strisciante della Cisgiordania passa dalle mappe alla legge 

Un’iniziativa di registrazione fondiaria nell’Area C sta spostando il controllo dal Regime militare al sistema civile israeliano, rafforzando l’annessione attraverso leggi, pianificazione ed espansione degli insediamenti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Trump a Pechino da Xi Jinping

MercoledìTrump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Xi Jinping – Trump : Iran, commercio ed economia globale sul piatto della tre giorni a Pechino del presidente Usa

Seconda visita di Trump – dopo quella del 2017 – a Pechino per un faccia a faccia con Xj Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Opec (-) 1

In uno dei momenti più delicati dall’inizio dell’aggressione imperialista all’Iran, cominciano a sorgere delle fratture in seno alla principale alleanza politico-strategica ed economica del Medio Oriente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Competizione USA-Cina e impatti sul mercato dell’energia

Chi guadagna dal blocco dello Stretto di Hormuz? ENI, ad esempio. Si parla di dividendi straordinari per la società di Descalzi da quando il petrolio è stabile sui 90 dollari, con oscillazioni che vanno sino a oltre i 100.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Si riaccende il fronte tra Pakistan e Afghanistan

Tra il 26 febbraio e il 2 marzo sono avvenuti raid pakistani contro l’Afghanistan riaprendo il fronte tra i due Paesi, la guerra tra i due paesi è ancora in corso, e ancora non si hanno previsioni su una fine certa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Verso il 31 gennaio Torino è partigiana: le convocazioni delle piazze tematiche

Dalla casa al lavoro, dalla formazione alla ricerca, dalle lotte a difesa del territorio alla solidarietà per la Palestina e il Rojava: una raccolta delle convocazioni tematiche per i tre concentramenti di sabato 31 gennaio in occasione del corteo nazionale “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Nuova strategia Usa e chi non vuol capire

A proposito della nuova strategia degli Stati Uniti e le reazioni che ha suscitato

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Levante: il Giappone ai tempi del neogoverno nazionalista della Premier Sanae Takaichi

A livello internazionale, una delle prime mosse della Takaichi è stata aprire un profondo scontro diplomatico con Pechino

Immagine di copertina per il post
Culture

Se la Cina ha vinto

Se l’obiettivo di un titolo apodittico come “La Cina ha vinto” è convincere il lettore della validità della propria tesi, Alessandro Aresu vi riesce pienamente.