InfoAut
Immagine di copertina per il post

Cina: la fine di un’illusione

Molti credevano che la Cina avesse scoperto il segreto della crescita perpetua. Ma gli esempi del passato avrebbero dovuto suggerire prudenza

Quiz: qual è stato il primo paese al mondo a vantare un tasso di cre- scita economica a due cifre? La Cina? Risposta sbagliata. Il Giappone faceva registrare già nel 1948 un tasso di crescita del 15 per cento, e il suo miracolo economico è durato trent’anni. Nei primi anni settanta il record del Giappone è stato battuto dalla Corea del Sud, e qualche tem- po dopo Taiwan ha toccato il 14 per cento.

Ma solo nelle fiabe si vive per sempre felici e contenti. Dall’inizio del nuovo millennio il tasso di crescita dell’economia giapponese langue sotto l’un per cento. Negli ultimi dieci anni la Corea del Sud ha superato di poco il 3 per cento e Taiwan non è andata oltre il 4 per cento. Il miracolo dei “piccoli draghi” è già finito. Cosa ha a che fare tutto questo con la Cina, il grande drago che ora versa in una crisi finanziaria mortale e ha svalutato la sua moneta per la prima volta in dieci anni? La Cina è stata per decenni un motore dell’economia mondiale. Ma ora il miracolo economico più lungo di tutti i tempi sta sfumando. Vent’anni fa il tasso di crescita cinese aumentava all’incredibile ritmo del 15 per cento all’anno. Oggi si è ridotto di oltre la metà.

Il clamore suscitato dall’economia cinese è stato ancora più forte della sua crescita. Nel 2003 un gruppo di economisti della banca d’investimento Goldman Sachs pubblicò il rapporto Dreaming with Brics, secondo cui il futuro apparteneva al Brasile, alla Russia, all’India e soprattutto alla Cina, che stando ai loro pronostici nel 2040 avrebbe spodestato gli Stati Uniti diventando la prima economia del mondo. Altri studiosi hanno raddoppiato la scommessa: la Cina sarebbe diventata il numero uno già nel 2020. Nel 2009, in un libro intitolato When China rules the world, un autore britannico annunciava la “fine del mondo occidentale”.

Nel 2015 è arrivata la doccia fredda: la Russia ha perso il 4,6 per cento, il Brasile l’1,6. La recessione ha preso il posto della crescita. I fan dei Bric sono caduti nel tranello che da sempre insidia i profeti: hanno proiettato il passato sul futuro. Se ieri è andata così, anche domani andrà così. Ma la storia non procede in linea retta.

La storia si ripete

Gli adoratori della Cina avrebbero dovuto leggere meglio la storia economica dell’Asia orientale. Quando uscì Dreaming with Brics i piccoli draghi erano da tempo in calo verticale. L’analogia con la Cina era chiara: a tutti quei paesi era imposto dall’alto lo stesso modello di crescita. La formula magica era “primo esportare”, e le regole dicevano: più investimenti, meno consumi, svalutare la moneta e aumentare il protezionismo.

Dal 1980 al 2010 in Cina la spesa per gli investimenti ha raggiunto il 50 per cento della produzione, mentre ai consumi era destinato il 40 per cento. Per fare un confronto, la Germania spendeva il 18 per cento in investimenti e il 57 per cento in consumi. Così la Cina è diventata un gigante che ha schiacciato i nani dell’occidente.

Ma neanche il più accorto capitalismo di stato riesce a contraddire la legge dei rendimenti decrescenti: se compri un trattore, il raccolto per ettaro di terra aumenta di colpo. Se di trattori ne compri cinque, a partire dal secondo gli utili crescono sempre meno. Nel caso della Cina, negli anni novanta cento milioni di yuan investiti facevano aumentare il pil di 66 milioni. Dieci anni dopo lo stesso investimento ha generato un incremento pari alla metà.

A ciò si è aggiunta la maledizione del nuovo benessere che ha colpito anche i piccoli draghi: più si arricchivano, più la loro crescita rallentava. Taiwan ha raggiunto il punto critico nel 1980, la Corea del Sud dieci anni dopo. Sulla Cina la maledizione si è abbattuta solo in questo decennio. Il motivo è l’altra faccia della crescita: l’esplosione dei salari. Nel 1976, quando Deng Xiaoping annunciò le “quattro modernizzazioni”, il salario annuo medio dei lavoratori cinesi era di 615 yuan. Oggi supera i 50mila, pari a circa settemila euro. Naturalmente c’è stato un enorme aumento della produttività, ma secondo uno studio del Boston consulting group i salari degli operai cinesi sono aumentati a una velocità doppia rispetto alla produttività. Confrontando salario e produttività, dieci anni fa un lavoratore statunitense guadagnava cinque volte più di un cinese. Oggi il vantaggio dell’industria cinese in termini di costi è sceso al 15 per cento, perché i salari sono aumentati quasi cinque volte più velocemente di quelli statunitensi, mentre il divario di produttività sussiste. Calcolando i costi dei trasporti e degli approvvigionamenti, esternalizzare la produzione in Cina conviene sempre meno.

Di conseguenza la produzione si sposta dalla Cina verso paesi meno cari come il Vietnam, oppure torna negli Stati Uniti. È la stessa cosa che è successa al Giappone, a Taiwan e alla Corea del Sud. Aveva ragione Karl Marx: il capitale non ha patria.

Maledizione demografica

Qualcuno dirà che non si può confrontare la Cina con i piccoli paesi asiatici, che hanno esaurito rapidamente il loro esercito industriale di riserva, cioè i contadini poveri che si sono trasferiti nelle città e hanno tenuto bassi i salari per anni. La Cina invece può ancora contare su centinaia di milioni di agricoltori. Ma questa spiegazione non funziona, e l’aumento esplosivo dei salari cinesi basta a dimostrarlo. La ragione è una maledizione demografica senza precedenti. Anche per effetto della politica del figlio unico, il tasso di fecondità dei cinesi è crollato a livelli europei (circa 1,4 figli per ogni donna in età fertile), mentre negli ultimi cinquant’anni l’aspettativa di vita è quasi raddoppiata. La statistica suggerisce che la Cina invecchierà prima di diventare ricca.

Cifre del genere dovrebbero far ricredere chi pensa che il miracolo economico cinese possa durare in eterno perché il governo è in grado di attingere a una fonte inesauribile di manodopera. Quest’anno in Cina la forza lavoro si è ridotta per la prima volta, mentre aumenta l’esercito dei pen- sionati. Lo confermano le proiezioni delle Nazioni Unite, secondo cui nel 2025 la Cina avrà un quinto della popolazione mondiale e un quarto degli anziani. Perché questi dati dovrebbero frenare la crescita? Primo, perché nonostante i robot la produzione richiede sempre più lavoratori. Secondo, perché una popolazione che invecchia sottrae risorse, che vengono spese per la sanità e le pensioni. E il modello di crescita della Cina esige investimenti sempre maggiori per ogni posto di lavoro.

Ma il disastro demografico agisce sul lungo periodo, mentre la crisi del capitalismo di stato sta avvenendo oggi. Il problema è che le risorse sono mal distribuite. Pechino s’illude di aver trovato la quadratura del cerchio: capitalismo più potere assoluto. Effettivamente, soprattutto da quando Xi Jinping è diventato presidente, la Cina obbedisce alla tesi di Lenin secondo cui il partito deve occupare le “posizioni di comando dell’economia”, ovvero le imprese di stato. Il loro numero è in calo, il che dovrebbe lasciare più spazio ai privati. Al tempo stesso, però, le loro dimensioni sono aumentate esponenzialmente.

Il problema lo svela l’istituto Tianze di Pechino. Gli utili dichiarati provengono soprattutto dagli sgravi fiscali, dai crediti delle banche di stato e da altre sovvenzioni. Negli ultimi dieci anni i sussidi hanno raggiunto gli 820 miliardi di dollari, ma gli utili sono stati 670 miliardi, quindi il saldo è negativo. Insomma, lo stato si regala soldi da solo, proprio come hanno fatto i piccoli draghi urante la loro modernizzazione pilotata. Inoltre, il capitalismo ha bisogno di mercati dei capitali aperti, liberi e vasti, di cui la Cina non dispone. In mancanza di alternative, i cinesi stanno buttando in massa i loro risparmi in investimenti immobiliari, come dimostrano i milioni di alloggi vuoti. La conseguenza è la crisi finanziaria di questi giorni. Il modello cinese di modernizzazione autoritaria si sta esaurendo. Il motto del partito comunista (“Arricchitevi, ma scordatevi il potere”) si scontra con la realtà.

I regimi dittatoriali di Taiwan e della Corea del Sud hanno dovuto democratizzarsi di fronte all’aumento del benessere, e lo stesso ha dovuto fare il Giappone, abbandonando il suo sistema a partito unico. Man mano che si arricchiscono, i cittadini chiedono partecipazione. Invece in Cina cresce la repressione: il partito teme che dietro ogni richiesta di libertà ci sia una nuova Tiananmen. Quel trauma ha insegnato al partito che il potere va conservato a ogni costo, tanto più che nel 1989 l’economia subì una contrazione del sette per cento. Senza la ricchezza, come farà il partito comunista a conservare la sua legittimità?

Il regime autorizzerà alcune riforme, ma non si rinnoverà come hanno fatto i piccoli draghi. Al confronto con l’occidente, una crescita del 7 per cento è ancora favolosa. Ma i tempi in cui la Cina suscitava scalpore e ammirazione con il suo 15 per cento di crescita all’anno sono finiti. Ecco perché la stagnante economia mondiale non può aspettarsi la salvezza dalla Cina.

Josef Joffe, Die Zeit, Germania (traduzione a cura di Internazionale)

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

capitalismocinacrisi

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Roghi e lotta per la vita in Macedonia: avete acceso le fiamme, ora preparatevi al fuoco

Il 16 marzo, 59 giovani sono morti tra le fiamme a Kocani, in Macedonia, in un club notturno. Avevano tra i 14 e i 25 anni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ravenna: sequestrato materiale militare. Era diretto in Israele senza licenza

Ottocento pezzi acquistati dall’azienda Imi Systems, che rifornisce l’esercito. Il porto romagnolo teatro di proteste e di blocchi dei portuali di armi e navi israeliane

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Argentina: Ancora negazionismo, ad un giorno dall’anniversario del colpo di stato il Governo ha demolito un monumento allo scrittore Osvaldo Bayer

Invece di occuparsi dello stato delle strade di fronte all’abbandono delle opere pubbliche, la Viabilità Nazionale è stata utilizzata come strumento di provocazione nell’ambito di un nuovo anniversario dell’ultimo colpo di stato. Questo martedì, soltanto un giorno dopo un nuovo anniversario del sanguinoso colpo di stato perpetrato il 24 marzo 1976, il governo di Javier […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’ultimo capitolo del genocidio

Israele ha iniziato la fase finale del suo Genocidio. I palestinesi saranno costretti a scegliere tra la morte o la deportazione. Non ci sono altre opzioni. Un articolo del giornalista premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente del New York Times da Gaza. di Chris Hedges da InfoPal (Chrishedges.substack.com.) Questo è l’ultimo capitolo del Genocidio. È […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Turchia: l’arresto di Imamoglu scatena nuove proteste contro Erdogan

In Turchia sono scoppiate massicce proteste dopo che le autorità giudiziarie – all’interno di una vasta operazione contro centinaia di persone –  hanno arrestato Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul, pochi giorni prima che venisse scelto come candidato del partito di opposizione laico CHP alle presidenziali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La crisi umanitaria a Gaza: una situazione terribile di fame e aiuti bloccati

La Striscia di Gaza, che ospita quasi due milioni di persone, sta affrontando una crisi umanitaria di portata senza precedenti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Argentina: Un superclassico della repressione di Milei con proiettili, feriti e caccia a pensionati e tifosi

Cronaca di un pomeriggio di violenza istituzionale come non si vedeva da molto tempo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’anomalia della guerra in Messico

Il 5 marzo il collettivo “Guerreros Buscadores de Jalisco” scopre qualcosa che innalza il livello della crudeltà del potere in Messico: un campo di sterminio del Cartel Jalisco Nueva Generación, uno dei cartelli più feroci del Paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tregua finita, Israele attacca Gaza. Centinaia di palestinesi uccisi

Non conosce soste la massiccia offensiva aerea lanciata da Israele nella notte  a sorpresa contro Gaza.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sul campo di concentramento e sterminio in Jalisco. Il Ranch Izaguirre a Teuchitlán

Il ritrovamento del campo di sterminio nel ranch Izaguirre a Teuchitlán, Jalisco, lo scorso 5 marzo 2025, è un esempio della crudeltà e dell’atrocità normalizzata, istituzionalizzata e coperta in Messico.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Rottura e interdipendenza: la partita tecnologica tra Usa e Cina

La competizione strategica tra Cina e Stati Uniti è più complessa e meno lineare di come viene solitamente rappresentata dai media generalisti.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe nella crisi di sistema

0. Si apre un tempo di incertezza, che non fa ancora epoca. Per conquistarne l’altezza, occorre rovesciare il punto di vista. E cogliere, nell’incertezza del tempo, il tempo delle opportunità. da Kamo Modena 1. «La fabbrica della guerra». Abbiamo voluto chiamare così un ciclo di incontri dedicati a guardare in faccia, da diverse angolature e […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Tecnotrumpismo. Dalla Groenlandia al caso DeepSeek

Trump è diventato il referente politico delle Big Tech e non è una congiuntura.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sputnik Moment?

La notizia del lancio del prodotto cinese ha sorpreso quasi tutti. Nessuno poteva immaginare che la Cina fosse già a questo livello nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale cosiddetta generativa.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Tramonto liberale sulla voragine

Qualcosa tramonta, chissà se sarà l’ora di un risveglio?

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Autonomia differenziata: rompere la solidarietà per liberare ancora la ferocia del mercato

Quando si parla di Autonomia Differenziata il rischio è quello di credere che dietro questa formulazione si nasconda nient’altro che il secessionismo leghista della prima ora agghindato in chiave “riformista”. In realtà quanto abbiamo di fronte è ben più complesso ed attuale.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Cosa ci dicono le catene del valore? Dipendenza, crisi industriali e predazione finanziaria

Il dibattito politico profondo latita e ci si scanna per lo più su ciò che intimamente si desidera, invece che su ciò che concretamente succede. Per sbrogliare questa matassa forse dobbiamo fare un passo indietro e porci alcune domande su dove sta andando il capitalismo. In questo caso lo faremo con un occhio di riguardo […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il cambiamento climatico è una questione di classe/1

Alla fine, il cambiamento climatico ha un impatto su tutti.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Militarizzazione, guerra contro il popolo e imprese criminali in Messico

Nessuno con un minimo di sensibilità umana può rimanere indifferente alla violenza esorbitante che viviamo in Messico, sono circa 30.000 le persone uccise solamente nel 2023, mentre nel maggio di questo 2024 ne sono state assassinate 2.657.