InfoAut
Immagine di copertina per il post

Contro il fondamentalismo, la violenza patriarcale e l’oppressione: libertà di movimento per tutte e tutti. Statement sulla situazione in Afghanistan

||||

di E.A.S.T. (Essential Autonomous Struggles Transnational)

English

Tanto la guerra in Afghanistan quanto la supposta fine della guerra si giocano sulla vita delle donne. Prima, abbiamo assistito all’ipocrita grido di protesta a favore dei diritti delle donne, a cui è seguita una spietata guerra durata vent’anni che ha colpito in misura maggiore proprio le donne. Negli ultimi due decenni, dietro la facciata della difesa dei valori occidentali, la guerra non ha fatto che espandere l’industria militare. A guerra finita, si assiste oggi all’instaurazione di un regime sotto la legge della sharia, che vuole le donne oppresse, sfruttate, costrette a matrimoni forzati, violentate, obbligate ad avere figli e persino uccise. Allo stesso tempo, per il solo fatto di esistere, le persone LGBTQI+ vivono sotto il costante rischio di essere attaccate.

La guerra in Afghanistan può dirsi finita solo da un punto di vista strettamente militare. La guerra contro le donne, le persone LGBTQI+ e tutti coloro che rifiutano il dominio teocratico e patriarcale dei talebani continua a tutta forza. Quando i talebani dicono che «rispetteranno i diritti delle donne in conformità con la legge islamica», vogliono presentarsi in realtà come negoziatori credibili davanti ad altri Stati e potenziali investitori, pronti a chiudere gli occhi sul fatto che l’unica libertà che avranno le donne sarà la «libertà» di accettare la violenza e la subordinazione. Di fronte a ciò, le donne afghane hanno già espresso il proprio rifiuto verso il regime talebano e ciò che comporta, e in segno di protesta sono scese in strada a Kabul. Tra coloro che non accettano di sottomettersi al comando dei talebani, molti stanno cercando di fuggire dal paese e continueranno a farlo, anche a costo della propria vita, come dimostra il recente attentato all’aeroporto di Kabul.

Per noi, l’unica risposta possibile a questa crisi provocata dall’Occidente è la libertà incondizionata di movimento contro la violenza patriarcale, il fondamentalismo e l’oppressione.

Se da una parte l’Unione Europea si presenta come il baluardo della civiltà occidentale, dall’altra litiga al proprio interno sui criteri di ammissione dei rifugiati afghani, e sta per erogare enormi finanziamenti a paesi come Pakistan e Iran affinché trattengano i rifugiati, non importa a quali condizioni. Molti paesi europei che hanno preso parte agli interventi militari in Afghanistan – compresi alcuni paesi dell’Europa orientale e centrale – si rifiutano ora di assumersi la responsabilità di queste azioni disastrose e delle loro conseguenze. I più «illuminati» tra i funzionari di Bruxelles discutono invece di corridoi umanitari per un numero limitato di afghani, di fatto assegnando all’UE il ruolo di decidere chi lasciar morire e chi salvare.

In più, l’UE cerca di contrattare ulteriormente con il dittatore Erdogan – il quale negli ultimi mesi ha apertamente legittimato la violenza patriarcale contro le donne ritirandosi dalla Convenzione di Istanbul, e si è reso responsabile della guerra in Rojava e del genocidio degli Yazidi – così che possa continuare a essere il cane da guardia dei confini dell’Unione. La Grecia sta invece costruendo un muro di 40 km per impedire agli afghani di entrare nel paese, mentre la Bulgaria già nel 2014 ha costruito una recinzione al confine con la Turchia, per mantenere il confine esterno dell’UE «al sicuro» da persone in fuga dalla guerra e dal terrore.

Tutto ciò dimostra che l’Unione Europea non solo chiude gli occhi davanti alla guerra di Erdogan contro le donne e le persone LGBTQI+, ma si rende a sua volta complice degli stupri e delle violenze quotidiane che hanno luogo sulla rotta dei migranti per raggiungere l’Europa, così come nei numerosi campi profughi finanziati dalle istituzioni europee.

All’interno dei confini, i regolamenti europei e nazionali vincolano migliaia di donne migranti a partner violenti e abusatori tramite il ricatto del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare. Queste sono le stesse donne che, con il loro lavoro essenziale, consentono la vita stessa dell’Europa, soprattutto in tempi di pandemia.

Come E.A.S.T. sappiamo che la lotta per la libertà di movimento e contro il patriarcato non è una questione afghana, bensì un campo di battaglia comune a tutte e tutti coloro che lottano contro questi sistemi oppressivi. Sappiamo che, da Est a Ovest, da Nord a Sud, i governi hanno tentato – con la scusa della pandemia – di rimettere le donne al proprio posto, ovvero nelle gerarchie sociali che le donne stesse stanno mettendo in discussione. Sappiamo che, se tutti i migranti sono essenziali per la sopravvivenza della società, la loro «ricompensa» è il razzismo istituzionale e lo sfruttamento.

Di fronte al disastroso ritiro degli eserciti NATO dall’Afghanistan, e di fronte alla presa di Kabul e della maggior parte del paese da parte dei talebani, siamo dalla parte di tutte e tutti coloro che lotteranno in Afghanistan per la loro libertà dalla violenza e dal patriarcato, e a fianco di coloro che cercheranno riparo altrove. La loro lotta fa parte del nostro sciopero quotidiano contro i confini e della nostra lotta transnazionale per la libertà di movimento e contro il patriarcato e lo sfruttamento.

Di fronte alle politiche mortifere e al regime dei confini dell’Unione Europea e dei suoi Stati, rivendichiamo una libertà di movimento incondizionata: qualsiasi soluzione intermedia sarà solo un altro modo per sostenere la violenza, il patriarcato e lo sfruttamento del lavoro migrante.

È tempo di organizzare una risposta transnazionale alla guerra contro le donne, le persone LGBTQI+ e i migranti! È tempo di aprire le frontiere e garantire il diritto d’asilo e la libertà dall’oppressione e dallo sfruttamento per tutte e tutti coloro che vogliono entrare in Europa!

Da Connessioni Precarie

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

afghanistan

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Esecuzione federale a Minneapolis: l’ICE uccide, Trump approva

Una donna uccisa in pieno giorno da un agente mascherato. Le autorità federali bloccano le indagini, la propaganda riscrive i fatti, le piazze insorgono.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siamo dentro una lunga tempesta

Quanto accaduto in Venezuela conferma che l’America Latina vive una svolta storica, che non sarà breve e che colpirà i popoli più dei governi, dice Raúl Zibechi in un’intervista con Radio Alas, in Argentina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Speciale Venezuela a cura della redazione informativa di Radio Blackout

Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti lanciano un’operazione militare contro basi civili e militari a Caracas, lasciando più di 80 morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito: sciopero della fame dei detenuti per la Palestina al limite

Prigionieri per la Palestina in sciopero della fame: dopo 64 giorni di digiuno, soffrono di spasmi muscolari incontrollabili e difficoltà respiratorie

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cronaca di un attacco al Venezuela, un paese scisso fino allo sconcerto

Sono circa le tre del mattino di sabato 3 gennaio quando gli abitanti di Caracas si svegliano con un botto spaventoso: bombe e missili cadono su diversi punti della città.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito. Sanzionamenti contro fabbriche di armi legate a Israele

I manifestanti per la Palestina hanno iniziato il nuovo anno distruggendo fabbriche di armi legate a Israele, e la Coalizione Stop alla Guerra ha avvertito oggi il governo sul fatto che ci sarà una “risposta molto forte” alla repressione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Venezuela: ancora un’aggressione imperialista made in USA

Trump ha dichiarato che “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie”. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’altra America: si riaffacciano le lotte dei lavoratori

Mentre negli Stati Uniti aumentano la povertà, i senza tetto e la cronica mancanza di cure sanitarie per tutti, Trump ha fatto trovare il carbone sotto l’albero di Natale: un grande aumento delle spese militari e una (ulteriore) diminuzione delle coperture sanitarie per la parte meno ricca della popolazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Afghanistan e Pakistan, combattimenti alla frontiera con decine di morti

Lungo il confine settentrionale tra Afghanistan e Pakistan si è registrata un’escalation significativa nelle ultime ore, con scontri armati che hanno coinvolto artiglieria pesante e aviazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

AFGHANISTAN: ATTACCO SUICIDA IN UNA SCUOLA DI KABUL. OLTRE TRENTA MORTI, LA MAGGIOR PARTE STUDENTESSE

Afghanistan. Il bilancio provvisorio è di circa 30 persone uccise e oltre 40 ferite in un attentato suicida, seguito da una sparatoria, in un un centro educativo a ovest di Kabul avvenuto venerdì mattina, 30 settembre 2022. L’esplosione è avvenuta all’interno del centro educativo “Kaj” nel quartiere di Dasht al-Bar-shi, abitato da sciiti e in […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Afghanistan, attori internazionali, crisi umanitaria, Isis K

Abbiamo chiesto a Laura del CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane), attivo nella promozione di progetti di solidarietà a favore delle donne afghane sin dal 1999, di raccontarci come stanno andando le cose in Afghanistan a ormai tre mesi e mezzo dall’insediamento del governo dei Talebani. Ci ha restituito il quadro di un paese al […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’opera dell’imperialismo e dei suoi scagnozzi (alleati) non è una sorpresa

Il punto di vista di Rawa sulla condizione in Afghanistan. Ottobre 2021. Estratto del dossier pubblicato da Rawa * Per la maggior parte degli opinionisti politici la veloce conquista di Kabul da parte dei talebani è stata una sorpresa perché non si pensava così immediata. Questo è successo perché i militari afghani non hanno fatto nulla […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lotta delle donne afghane per la libertà e la democrazia non sarà mai un fallimento

Dichiarazione di RAWA sul 20° anniversario dell’occupazione dell’Afghanistan da parte di USA/NATO Dopo vent’anni di guerra, il massacro di decine e migliaia di innocenti e la consegna dell’Afghanistan ai loro tirapiedi talebani (assicurando loro 85 miliardi di dollari in armi ed equipaggiamento militare), gli Stati Uniti e la NATO hanno parlato di “fallimento strategico” in […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Note di carattere militare sulla disfatta occidentale in Afghanistan

di Sandro Moiso per Carmilla Il lettore non deve aspettarsi di trovare uno studio generale di «scienza militare» o l’esposizione sistematica di una teoria dell’arte militare. No, il problema di Engels era […] di aiutare il lettore ad orientarsi sul corso delle operazioni e anche di sollevare, di quando in quando, quello che si usa […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“Lettera aperta a Merlo e compagnia” di Bifo

Di Franco Berardi Bifo da comune-info.net   Il coro di raffinati intellettuali ha ripreso a cantare: esportare la democrazia è un nostro diritto, anzi un nostro dovere! Cantano nel coro illustri intellettuali come Francesco Merlo, Ernesto Galli della Loggia, Fiamma Nierenstein e naturalmente Giuliano Ferrara. Colpito da tanta passione democratica sono andato a informarmi, e […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Afghanistan: Ennesima frattura nell’Impero?

L’epilogo dell’occupazione militare “occidentale” dell’Afghanistan scuote il mondo. A distanza di 20 anni dall’11 settembre e dall’invasione promossa e guidata dagli USA, i talebani si riprendono il paese con una breve e vittoriosa marcia giungendo in una Kabul “arresa”. Indignazione e sgomento stanno invadendo la stampa e le televisioni mentre lo spettro di un secondo […]