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Gaza, oltre 800 i morti palestinesi. Venti di Intifada in Cisgiordania

Nel frattempo, nella giornata di ieri, l’artiglieria israeliana ha colpito a Beit Hanun, nel nord della Striscia di Gaza, una scuola dell’Unrwa, l’ente dell’Onu per i rifugiati, in cui avevano trovato riparo numerosi sfollati, molti dei quali morti o feriti per via del violento raid. Almeno 17 le vittime, tra cui bambini, circa 200 invece i feriti.

Una mossa che ancora una volta rivela la spietatezza di Israele, nonostante quest’ultimo abbia diffuso in un primo momento la falsa notizia che ha prendere di mira la scuola fosse stata l’organizzazione palestinese. Intanto si verificano scene da Intifada a Qalandiya, tra Ramallah e Gerusalemme: migliaia di giovani palestinesi sono scesi in strada lanciando molotov e pietre, incendiando copertoni, attaccando i simboli dell’occupazione. Nelle ultime ore si sono verificati anche scontri con la polizia da Shuafat a Silwan, da Wadi al-Joz a At-Tur, fronteggiamenti che hanno lasciato feriti 5 poliziotti a causa del lancio di fuochi d’artificio e 39 palestinesi sono stati arrestati.

E’ infatti stata una notte di guerrigilia in tutti i territori, a decine di migliaia hanno infatti partecipato alla cosidetta 48March che si è snodata in ogni centro cittadino dei territori di cisgiordania dirigendosi verso i checkpoint e il muro dell’aprthaid che divide i palestinesi dall’occupazione israeliana. Gli scontri più pesanti sono stati a Qalandya, nel sobborgo che divide Ramallah da Gerusalemme, dove oltre 10.000 persone hanno sfilato sino al checkpoint dove sono scoppiati scontri violentissime con i soldati israeliani che hanno risposto sparando sulla folla. Folla che per ore ha combattuto con fionde e molotov, innalzando barricate e sparando fuochi d’artificio per tenere a distanza le truppe israeliane. Proprio a Qualandya ci sarebbero stati i primi due morti, uccisi per colpi da arma da fuoco, mentre altri due sarebbero in fin di vita nell’ospedale di Ramallah. Si parla di oltre 100 feriti, di cui moltissimi per ferite provocate da proiettili.

Attualmente sono in corso scontri intorno alla Moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, dopo che le autorità israeliane hanno bloccato l’ingresso alla Spianata agli uomini sotto i 50 anni, per la preghiera dell’ultimo venerdì di Ramadan. Un giovane palestinese è stato gravemente ferito da un proiettile di gomma.

L’elemento importante degli ultimi due giorni sembra quindi essere la resistenza palestinese che si riversa in strada, oltre agli obiettivi che Hamas continua a colpire in risposta all’offensiva israeliana e all’ondata di morti palestinesi che questa comporta e che tende ad aumentare di giorno in giorno. Si intesificano da un lato la resistenza popolare quindi che scende in strada, mentre dall’altra, Hamas affina gli obiettivi: le brigate Al Qassam hanno infatti dichiarato di aver lanciato tre missili contro l’aeroporto di TelAviv e di averlo colpito.

Nelle ultime ore, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo Al-Hayat, Hamas avrebbe acconsentito in linea di principio al cessate il fuoco, che durerebbe cinque giorni. Tuttavia si chiedono garanzie sul rilascio dei detenuti e l’estensione dei diritti di pesca. Il gabinetto di sicurezza di Israele si riunirà invece nel pomeriggio. Nel frattempo, il conflitto in atto è ancora aperto e la notte di fuoco appena passata in Cisgiordania rivela un cambiamento importante nello scenario di conflitto e la grande determinazione del popolo palestinese che nonostante continui ad essere martoriato, scende in strada e diventa protagonista in prima persona.

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