InfoAut
Immagine di copertina per il post

Gerusalemme: la spartizione della Spianata delle Moschee


AGGIORNAMENTO ore 10.30 – TERZO GIORNO DI SCONTRI

Per il terzo giorno consecutivo si sono registrati scontri, questa mattina, all’ingresso della Spianata delle Moschee. Giovani palestinesi hanno manifestato contro le violenze della polizia israeliana e hanno lanciato sassi contro i poliziotti che entravano nella Spianata. La polizia ha risposto con granate stordenti.

_____________________________________________


«Israele sta gio­cando con il fuoco – avver­tiva ieri la docente uni­ver­si­ta­ria e sto­rica por­ta­voce pale­sti­nese Hanan Ash­rawi -, sta deli­be­ra­ta­mente creando una situa­zione di insta­bi­lità, insi­cu­rezza e vio­lenza, in pre­pa­ra­zione dell’annessione totale e della tra­sfor­ma­zione dello sta­tus del Haram Al-Sharif (la Spia­nata delle moschee di Geru­sa­lemme, ndr)…Israele non sta solo pro­vo­cando i pale­sti­nesi ma l’intero mondo isla­mico». Ash­rawi non esa­gera quando mette in guar­dia da una esca­la­tion. Da giorni intorno e sulla Spia­nata delle moschee – terzo luogo santo dell’Islam, con­si­de­rato dalla tra­di­zione ebraica il sito dove sor­geva il Tem­pio — si ripe­tono gli scon­tri tra poli­zia e pale­sti­nesi. L’intero mondo isla­mico segue con ansia e rab­bia quanto accade, i gior­nali arabi ne scri­vono ogni giorno, la Lega araba pro­te­sta. La comu­nità inter­na­zio­nale però non vede e non sente.

Dome­nica, a poche ore dall’inizio del Capo­danno ebraico, i pale­sti­nesi hanno rea­gito con rab­bia all’ennesima “visita” sulla Spia­nata di gruppi di “turi­sti israe­liani”, in realtà atti­vi­sti di gruppi nazio­na­li­sti reli­giosi e mes­sia­nici. Venti i feriti, decine i dimo­stranti fer­mati o dete­nuti (la poli­zia ha denun­ciato di aver tro­vato anche ordi­gni arti­gia­nali). I “turi­sti” si sono ripre­sen­tati ieri. I pale­sti­nesi hanno sca­gliato sassi, la poli­zia è inter­ve­nuta con doz­zine di uomini dei reparti anti­som­mossa. La ten­sione resterà alta anche nei pros­simi giorni. In occa­sione del Suc­cot, la Festa dei Taber­na­coli, i mili­tanti di “Gio­vani del Monte del Tem­pio”, “Diritti Umani al Monte del Tem­pio” di Yehuda Glick e una tren­tina Ong e “cen­tri studi” che invo­cano la costru­zione del terzo Tem­pio, si ripre­sen­te­ranno all’ingresso della Spia­nata.

Gli svi­luppi sono impre­ve­di­bili. A Geru­sa­lemme è ancora vivo il ricordo dell’uccisione di 20 pale­sti­nesi com­piuta dalla poli­zia 25 anni fa, pro­prio durante il Suc­cot. L’annuncio della “visita” di atti­vi­sti dei “Fedeli del Monte del Tem­pio” di Ger­shon Solo­mon, inten­zio­nati a posare la pie­tra pie­tra del nuovo Tem­pio, inne­scò la strage. Quin­dici anni fa l’ex pre­mier Ariel Sha­ron, all’epoca lea­der dell’opposizione, decise di “pas­seg­giare” sulla Spia­nata, per affer­mare la sovra­nità di Israele sul luogo santo. Fu la scin­tilla che diede fuoco alle pol­veri della seconda Inti­fada palestinese.

Neta­nyahu cerca di pla­care le pro­te­ste della Gior­da­nia, custode delle moschee di al Aqsa e della Roc­cia. Ripete che agli ebrei non è con­sen­tito pre­gare sulla Spia­nata e che non cam­bierà lo sta­tus garan­tito dopo l’occupazione di Geru­sa­lemme Est nel 1967, che pre­vede la gestione del sito reli­gioso affi­data al Waqf isla­mico. Quasi 50 anni dopo, con il sio­ni­smo reli­gioso sem­pre più influente in poli­tica, che gode di impor­tanti soste­gni all’interno del governo (in par­ti­co­lare il mini­stro Uri Ariel) e della Knes­set, sale forte la pres­sione di chi vuole met­tere il Monte del Tem­pio, la Spia­nata delle moschee, sotto il pieno con­trollo di Israele. Si pro­cede spe­di­ta­mente in quella dire­zione gra­zie al mini­stro Gilad Erdan, respon­sa­bile per la sicu­rezza interna. Erdan è stato geniale. In pochi mesi è riu­scito a rove­sciare la nar­ra­zione cono­sciuta dell’intera que­stione. Fino qual­che tempo fa le auto­rità israe­liane erano sulla difen­siva e si affan­na­vano a chia­rire che la poli­zia faceva del suo meglio per impe­dire agli estre­mi­sti ebrei di entrare sulla Spia­nata.

Erdan invece parla di “tep­pi­sti musul­mani” che aggre­di­scono sem­plici cit­ta­dini ebrei in visita al sito. Una ver­sione pron­ta­mente adot­tata da una por­zione signi­fi­ca­tica dei media inter­na­zio­nali. Su indi­ca­zione di Erdan, il mini­stro della difesa Moshe Yaa­lon nei giorni scorsi ha pro­cla­mato fuo­ri­legge i mura­bi­tun e le mura­bi­tat, le “sen­ti­nelle” che per alcune set­ti­mane, mobi­li­tate dal movi­mento isla­mico in Israele, hanno pro­te­stato den­tro e intorno alla Spia­nata. Infine Erdan ha dato il via libera ad orari per le “visite” dei “turi­sti ebrei” e per l’ingresso ai musul­mani. Nes­suno sem­bra vederlo ma è già in atto una prima spar­ti­zione della Spia­nata. Il modello di rife­ri­mento è quello della Tomba dei Patriar­chi di Hebron, impo­sto nel 1994 dopo la strage di 29 pale­sti­nesi com­piuta dal colono Baruch Goldstein.

Il governo Neta­nyahu intanto sta per varare nuove misure puni­tive per chi lan­cia pie­tre, in rea­zione anche alla morte avve­nuta ieri di un auto­mo­bi­li­sta israe­liano in un inci­dente cau­sato, sospetta la poli­zia, da sassi sca­gliati da pale­sti­nesi nei pressi di Sur Baher.

 

di Michele GiorgioIl Manifesto

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

palestinaspianata moschee

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La resistenza ha fermato, per ora, i piani delle potenze capitaliste contro l’autogoverno in Rojava” Intervista ad Havin Guneser

Riprendiamo questa intervista a Havin Guneser, un punto di vista situato che offre uno sguardo sui molteplici aspetti che vanno analizzati in questa fase per comprendere la situazione in Rojava, svolta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sciopero internazionale dei porti contro la logistica di guerra

Ieri, venerdì 7 febbraio, si è tenuto lo sciopero internazionale dei porti che ha coinvolto 21 porti a livello internazionale

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Aggiornamenti dall’Iran

Un approfondito aggiornamento sulla situazione in Iran insieme a Paola Rivetti, docente di relazioni internazionali alla Dublin City University.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I portuali non lavorano per la guerra, 6 febbraio giornata di lotta internazionale

Riprendiamo l’indizione dello sciopero internazionale dei portuali previsto il 6 febbraio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

USA: Minneapolis sotto tiro. L’ICE spara ancora e uccide

Un altro morto a Minneapolis: nuovo omicidio da parte degli agenti dell’ICE. Bambini arrestati e piazze sotto attacco

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Rojava: in partenza anche dall’Italia la “Carovana dei popoli per difendere l’umanità”

In partenza ieri, sabato 24 gennaio 2026, anche dall’Italia la “Carovana dei popoli per difendere l’umanità”, direzione: Rojava, Siria del nord-est.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Svizzera migliaia di persone protestano contro il Forum di Davos

“No King”, “Smash World Economic Forum”: c’erano folle alla luce del fumo per le strade di Zurigo, una grande città svizzera, il 19 gennaio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sulla resistenza organizzata a Minneapolis

Minneapolis dopo l’uccisione di Renee Good. Raid, rapimenti e violenza dell’ICE diventano la normalità. Ma i quartieri si organizzano per sorvegliare lo Stato e rompere l’impunità.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La rivoluzione in Rojava è sotto attacco! Chiamata internazionalista per raggiungere il Nord-Est della Siria

“Questa è una guerra che ci è stata imposta. O una vita degna oppure un martirio onorevole”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Comprendere la fase, prendere parte, costruire contropercorsi

Domenica 25 gennaio dalle ore 17 presentazione di “ La lunga frattura. Dalla crisi globale al “Blocchiamo tutto” a Pisa

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Verso il 31 gennaio Torino è partigiana: le convocazioni delle piazze tematiche

Dalla casa al lavoro, dalla formazione alla ricerca, dalle lotte a difesa del territorio alla solidarietà per la Palestina e il Rojava: una raccolta delle convocazioni tematiche per i tre concentramenti di sabato 31 gennaio in occasione del corteo nazionale “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.

Immagine di copertina per il post
Culture

Racconto a fumetti sul caso di Mohamed Shahin. A cura del disegnatore e fumettista Gioele Reginato

La prima pubblicazione riguarda il racconto a fumetti sul caso di Mohamed Shahin.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: la Procura chiede 18 arresti domiciliari per chi si è opposto al genocidio del popolo palestinese

Continua il tentativo di criminalizzazione del movimento che questo autunno ha visto il coinvolgimento di centinaia di migliaia di persone in tutta italia contro il genocidio del popolo palestinese e la complicità del nostro governo con lo stato d’Israele.

Immagine di copertina per il post
Culture

“Per realizzare un sogno comune”

A partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro pubblico il 21-22 febbraio a Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Piattaforma verso la manifestazione nazionale del 31 gennaio a Torino

Ripubblichiamo la piattaforma di sintesi letta a conclusione dell’assemblea del 17 gennaio a Torino a seguito dello sgombero di Askatasuna. Le firme per l’adesione sono in aggiornamento.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

L’Aquila: 5 anni e 6 mesi per Anan, assolti Ali e Mansour nel processo di primo grado contro la resistenza palestinese

La sentenza di primo grado dispone 5 anni e mezzo di carcere per Anan Yaeesh, contro i 12 anni chiesti dalla Procura, mentre Ali Irar e Mansour Doghmosh (per loro chiesti rispettivamente 9 e 7 anni) sono stati assolti

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Costi quel che costi

Lo sgombero di Askatasuna non è (solo) un episodio di cieco rancore da parte di un governo di destra che approfitta della presa del potere per regolare i conti con l’opposizione sociale. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Gaza come laboratorio di nuovi imperialismi e l’importanza dei popoli che resistono

Nuovi e vecchi interessi del Nord globale, e in particolare degli Stati Uniti, stanno ridisegnando una geografia del mondo fatta di guerre, furti, e distruzione.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Nuove misure nei confronti di minorenni, disciplinarmente e bastone sui giovani

Riprendiamo il comunicato scritto dall’Assemblea Studentesca di Torino in merito a una nuova operazione nei confronti di giovani minorenni a Torino a seguito delle manifestazioni per la Palestina.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Le contraddizioni dell’inchiesta. Neanche Israele è sicuro delle “prove”: il teorema contro Hannoun nasce dalla guerra

Materiale di intelligence non verificato, raccolto in un conflitto armato, viene usato per criminalizzare la solidarietà con la Palestina. Un precedente gravissimo per i diritti e la democrazia