InfoAut
Immagine di copertina per il post

Intervista alle Sdf in Siria: “Aleppo e Raqqa i prossimi obiettivi”

Le Sdf non sono interessate dall’attuale cessate il fuoco in Siria, perché l’organizzazione politica che le rappresenta, il congresso democratico siriano (che unisce rappresentanti politici da tutta la Siria e si batte per una soluzione confederale nel paese), è stata esclusa dai colloqui di Ginevra principalmente a causa del veto turco e dell’ostilità saudita, kuweitiana e qatariota (stati che prediligono l’instaurazione di un governo d’ispirazione religiosa e reazionaria in Siria). Le Sdf combattono in prima istanza, d’altra parte, una delle principali forze escluse dai colloqui di Ginevra, lo stato islamico. Infoaut e Radio Onda d’Urto hanno incontrato ad Hasakah, nel sud del cantone di Cizire (regione autonoma del Rojava, nord-est della Siria), il portavoce ufficiale delle Sdf Heval Talal, combattente di origine turcomanna, e gli hanno rivolto alcune domande sulla situazione attuale della guerra in Siria.

Heval Talal, nelle scorse settimane le Sdf sono state impegnate nella regione di Shaddadi, a sud di Hasakah, dove anche di recente non sono mancati scontri con lo stato islamico. Qual è il vostro giudizio sull’attuale stato delle cose nel sud di questa provincia?

La situazione è buona, ma stiamo procedendo verso il sud del paese e siamo impegnati a pacificare la città di Mergada, dove ancora ci sono delle resistenze. Nell’ultima settimana siamo stati impegnati due volte in combattimenti da parte dell’Is in quella zona. Inoltre non bisogna dimenticare che l’area più calda da queste parti è quella al confine con l’Iraq, dove subiamo attacchi ogni giorno.

Avete intenzione di avanzare verso Deir El Zor, a breve [il bastione dell’Is nell’oriente siriano, Ndr]?

Non ora. Al momento le nostre priorità sono altre. C’è il problema rappresentato dal cantone di Afrin, che è a tutt’oggi isolato dal resto del Rojava e circondato da forze ostili. Inoltre più importanti per noi attualmente sono le città strategiche di Aleppo e Raqqa. Forse successivamente muoveremo su Deir El Zor.

Sono quindi fondate le voci che danno un’operazione su Raqqa non lontana nel tempo?

Non è detto. Al momento le nostre forze si trovano a trenta chilometri da Raqqa, ma stiamo ancora studiando la situazione. È anche possibile che decideremo di concentrarci in prima battuta sulla parte settentrionale di Aleppo.

In Rojava circolano accuse nei confronti dell’Enks (consiglio nazionale curdo in Siria, alleato del Pdk curdo-iracheno di Massud Barzani) riguardo ad aggressioni, da parte di gruppi armati di quel partito, alle Ypg di stanza a Sheik Massud, il quartiere curdo proprio nel nord di Aleppo. Sono voci fondate?

Anche a noi sono arrivate queste voci, ma se devo essere sincero le forze di Barzani, ad Aleppo, non le abbiamo viste.

Nella zona tra Aleppo e Jarablus, quindi anche nella striscia di terra che separa i cantoni di Kobane e Afrin, si muovono anche i cosiddetti “Nipoti di Saladino”, un gruppo curdo d’ispirazione musulmana che ha minacciato varie volte le Ypg-Ypj.

Sì, sono presenti in quella zona. Sono un gruppo curdo che ci è ostile, lavorano per la Turchia e ottengono il suo supporto. Si tratta tuttavia di un gruppo piccolo e inconsistente, che in origine faceva parte dell“esercito libero siriano” [il controverso coordinamento di bande armate oggi militarmente in crisi, Ndr].

Alcuni combattenti delle Ypg ci hanno detto che sarebbero felici di sconfinare in Iraq per partecipare alla liberazione di Mosul. Pensate che una partecipazione delle Sdf all’operazione sia possibile?

No, le Sdf opereranno esclusivamente in Siria; ma ci sono delle forze curde impegnate nella lotta per la liberazione di Mosul in questi giorni: si tratta della guerriglia del Pkk.

Diverse volte, durante i combattimenti con l’Is, forze aree hanno supportato l’avanzata delle Sdf. Le voci sono discordanti, tuttavia, sulla provenienza di questi attacchi. Provenivano esclusivamente dagli Stati Uniti o anche dalla Russia?

Quando è in corso un’operazione militare delle Sdf, gli Stati Uniti offrono il loro supporto bersagliando obiettivi dello stato islamico, se necessario. Non è mai esistito, invece, un coordinamento con la Russia.

Circa due settimane fa il Rojava ha proclamato l’autonomia, e tanto il governo siriano quanto quello turco si sono affrettati a negare legittimità a questa dichiarazione. Temete si possano verificare scontri armati con queste forze, in futuro?

Il popolo siriano ha bisogno del federalismo. La soluzione federale è necessaria per il benessere della popolazione. Il regime siriano non può opporsi a questa necessità, e non soltanto per ragioni politiche: dal punto di vista militare esso è debole, e non è in grado di impensierirci con le forze residuali che mantiene in Rojava [in alcuni quartieri di Qamishlo e Hasakah, Ndr]. Anche mosse di altro genere verrebbero respinte.

Per quanto concerne la Turchia, è una forza a noi avversa, non è un mistero. Ciononostante, la proclamazione dell’autonomia del Rojava è un fatto interno al contesto siriano e la Turchia non può in alcun modo interferire, né oltrepassare il confine che la divide dalla Siria.

Tuttavia la Turchia interferisce, se è vero che ha da tempo comunicato il suo diktat riguardante il non oltrepassamento delle Sdf dell’Eufrate a ovest, oltre la cosiddetta “linea rossa”.

È vero, intenzione della Turchia è bloccare il nostro progetto nell’area compresa tra i cantoni di Kobane e Afrin, a ridosso del suo confine. Tuttavia la Turchia deve fare i conti con due dati di fatto: in primo luogo, quell’area è territorio siriano, non turco; in secondo luogo, quella zona è occupata dallo stato islamico.

Ora noi stiamo conducendo una lotta contro lo stato islamico, e piaccia o no alla Turchia, noi ripuliremo anche quella zona, non ci fermeremo affatto a Kobane e Afrin. La Turchia supporta l’Is, ma noi libereremo la regione in questione da quelle forze, per le quali proprio quell’area è strategica, appunto perché è lì che ricevono supporto logistico e militare dal governo turco.

Sono ormai quasi due anni che vi confrontate militarmente con lo stato islamico. Oltre alla Turchia, quali sono le forze che lo sostengono?

Molti dei militanti dell’Is provengono dall’Asia centrale e dai paesi arabi. Molti sono anche i combattenti dell’Is che provengono dal Rojava, in particolare da alcuni villaggi arabi dove ha attecchito l’ideologia dell’Islam radicale. Daesh era parte dell’esercito libero siriano, all’inizio, poi se ne è staccato grazie a un ingente afflusso di denaro e armi, e si è segnalato come forza preponderante nella regione che occupa. Tuttavia, non siamo in grado di dire di più su chi al momento stia fornendo supporto militare a questa forza.

Lo stato islamico esercita un’attrattiva anche all’interno della popolazione curda?

Sì, ci sono combattenti curdi in Daesh, in particolare provenienti dal Kurdistan iracheno. Soltanto pochi giorni fa Daesh stesso ha diffuso un video di propaganda rispetto alla sua guerra contro le forze curde, in cui tra l’altro si vedono le immagini della decapitazione di un soldato peshmerga, e l’uomo che commette questo atto si rivolge agli spettatori in curdo, è chiaramente un miliziano curdo.

Un grosso problema per la resistenza del Rojava, ma anche per quella del Bakur [Kurdistan turco, Ndr] è rappresentato dalle relazioni politiche che la Turchia di Erdogan riesce a intrattenere con l’Unione Europea. Cosa volete dire al riguardo?

Non possiamo che ricordare che non soltanto Erdogan supporta Daesh, ma che fornisce appoggio a molti altri gruppi radicali, oltre a massacrare civili e distruggere intere città in Turchia. L’Europa dovrebbe come minimo intimargli di interrompere le stragi che compie e i suoi atti di terrorismo.

In questo momento gran parte dell’attenzione europea è rivolta agli effetti dell’attentato commesso dall’Is a Bruxelles; quale messaggio vuogliono mandare le Sdf alla popolazione belga?

Le forze siriane democratiche si stringono attorno ai familiari delle vittime della strage. Porgiamo loro le nostre condoglianze ed esprimiamo il nostro auspicio che il Belgio possa tornare ad essere un paese pacifico. Ciò che possiamo fare in prima persona è continuare a combattere Daesh in territorio siriano, e non cessiamo di aver bisogno di aiuto su questo fronte.

Dal corrispondente di Infoaut e Radio Onda d’Urto ad Hasakah, Rojava

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

aleppoIsissdfsiriaypg

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Oltre un solo uomo: perché le guerre di Israele non finiranno con Netanyahu

Per rompere questo paradigma, i palestinesi devono generare una leva, una leva reale. Questa non può derivare da inutili negoziati o da appelli al Diritto Internazionale a lungo ignorato.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Salpa la Flottilla da Augusta! Buon vento!

Ieri la partenza dal porto di Augusta oltre 60 imbarcazioni di nuovo verso Gaza. Riceviamo un video da parte di Simone del Gruppo Autonomo Portuali che ricorda l’attualità dei valori della resistenza e la necessità della lotta contro sionismo, colonialismo e imperialismo, in occasione del 25 aprile. Intanto le navi della flottilla sono partite per […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino, Vanchiglia, Festival Altri Mondi / Altri Modi: video del dibattito “Orizzonti di guerra: imperialismo e resistenza”

Si è conclusa la prima settimana di Festival Altri Mondi / Altri Modi che riprenderà dal 28 Aprile al 3 Maggio con la programmazione. Pubblichiamo il video del dibattito che si è tenuto domenica 26 Aprile con Youssef Boussoumah e Brahim Baya. Un momento di riflessione attorno alla lettura della guerra imperialista, quali sono le […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Città in guerra: dalla distruzione sistematica dello spazio urbano alla sua occupazione militare

Dalla Sarajevo degli anni 90 fino a Gaza, la guerra attraversa le città e le trasforma. I conflitti contemporanei assumono una dimensione sempre più urbana, sia nei teatri di guerra aperta sia nei contesti apparentemente in “pace”. Da Radio Blackout L’operazione militare israeliana contro Gaza ha dimostrato che i bombardamenti e le demolizioni puntano alla sistematica distruzione degli […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Shannon, uomo arrestato per il C-130: danneggiato aereo militare USA

Le denunce di Mick Wallace sull’uso militare dello scalo irlandese si intrecciano con il danneggiamento di un aereo americano: un episodio che riporta al centro il ruolo controverso di Shannon tra guerre, deportazioni e diritti umani, mettendo in discussione la neutralità di Dublino. Da Les Enfantes Terribles Le parole di Mick Wallace riaprono una ferita […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Palestina, colonizzazione armata e guerra permanente: uccisi ragazzi in Cisgiordania, Gaza spezzata dalla “linea gialla”

Coloni armati seminano morte nei villaggi palestinesi, aumentano violenze e sfollamenti in Cisgiordania. Nella Striscia Israele consolida l’occupazione del 53% del territorio trasformando la zona cuscinetto in frontiera militare stabile. Da Osservatorio Repressione La violenza contro i palestinesi prosegue senza tregua, tra l’espansione coloniale in Cisgiordania e la progressiva spartizione militare di Gaza. Nelle ultime […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: i primi passi di una fragile tregua

Dopo oltre un mese di quotidiani attacchi israeliani contro Beirut e soprattutto contro il sud del paese, si apre una nuova tregua tra Israele e il Libano. La tregua, mediata dagli Stati Uniti, ha visto per la prima volta in oltre 30 anni contatti diplomatici diretti tra Israele ed il governo libanese, ma resta estremamente fragile e reversibile poiché, ancora una volta, non scioglie i nodi politici e militari alla base del conflitto. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Una nuova partenza verso Gaza

Partirà a giorni la nuova missione per rompere l’assedio a Gaza.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Livorno portuali bloccano il transito di una nave carica di armi USA. La polizia sgombera il presidio

All’alba di sabato 18 aprile i lavoratori del porto di Livorno hanno bloccato il transito di una nave che stava trasportando armamenti statunitensi verso la base militare Usa di Camp Derby. Non appena ricevuta l’informazione sul transito della nave cargo, il sindacato di base Usb, il Gruppo Autonomo Portuali e l’Ex Caserma Occupata di Livorno hanno organizzato il presidio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Per la Palestina e contro la guerra: appello dei palestinesi all’unità e alla convergenza sindacale.

Abbiamo colto con entusiasmo l’indizione di sciopero generale da parte di CUB, SGB, ADL Varese, SI COBAS e USI-CIT per il 29 Maggio 2026.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La resistenza ha fermato, per ora, i piani delle potenze capitaliste contro l’autogoverno in Rojava” Intervista ad Havin Guneser

Riprendiamo questa intervista a Havin Guneser, un punto di vista situato che offre uno sguardo sui molteplici aspetti che vanno analizzati in questa fase per comprendere la situazione in Rojava, svolta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La rivoluzione in Rojava è sotto attacco! Chiamata internazionalista per raggiungere il Nord-Est della Siria

“Questa è una guerra che ci è stata imposta. O una vita degna oppure un martirio onorevole”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: Rojava sotto attacco. Jacopo Bindi: è uno scontro politico tra opzioni diverse per il Medio Oriente

In Siria l’offensiva su larga scala delle milizie jihadiste di Damasco minaccia l’autogoverno del confederalismo democratico nel nord-est del Paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

SIRIA. Aleppo, i miliziani legati alla Turchia sparano sui quartieri curdi

Le sparatorie cominciate il 22 dicembre, proseguite durante la notte, hanno ucciso due persone e ferito almeno 15 civili secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: il bilancio degli scontri settari a Sweida sale ad almeno 250 morti. Israele bombarda anche Damasco

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani il bilancio delle vittime degli scontri settari intorno alla città meridionale a maggioranza drusa di Sweida è di almeno 250 morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Anche con l’avvenuto scioglimento del Pkk, la fine del conflitto curdo-turco appare lontana

Nonostante il PKK si sia auto-dissolto con il XII Congresso, da parte di Ankara non si assiste a comportamenti speculari.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Trump in viaggio in Medio Oriente

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta viaggiando in Medio Oriente come annunciato da giorni incontrando diverse personalità politiche e tratteggiando la sua strategia in politica estera. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Collaborazione tra industrie delle armi italiane e turche: lunedì mobilitazione a Torino contro il “Forum Turchia”

Lunedì 12 maggio a Torino si terrà il forum “Turchia: un hub verso il futuro”, promosso dalla Camera di Commercio con l’obiettivo dichiarato di “rafforzare la cooperazione economica” tra Italia e Turchia nei settori dell’aerospazio, dell’automotive e della digitalizzazione.